La prima vittima di Netflix

| Un giovane indiano ha chiesto aiuto ai medici: per sei mesi ha chiuso i ponti con la realtà, dedicando tutto il suo tempo alle serie tivù

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Alcuni esperti americani avevano lanciato l’allarme in tempi non sospetti: gli effetti della sovraesposizione da “Netflix” non sono molto diversi da quelli di alcune sostanze stupefacenti. In gergo si chiama “Binge Watching”, ed è la compulsiva tendenza che spinge a dedicare sempre più tempo a serie tivù che possono essere seguite sempre e dovunque, su qualsiasi tipo di dispositivo. Un vero tunnel capace di creare dipendenze che fino a poco tempo fa si pensava sarebbero arrivate in u  futuro prossimo.

Ma in realtà, un precedente c’è già: nei giorni scorsi, un 26enne indiano si è rivolto allo “Shut” (Service for Healthy Use of Technology), dipartimento del “National Institute of Mental Health and Neurosciences” di Bangalore, nello stato del Karnataka, in India. L’uomo ha chiesto aiuto all’equipe medica, raccontando di aver raggiunto uno stadio di dipendenza da Netflix ormai da livelli allarmanti: disoccupato, per più di sei mesi è caduto nella ragnatela del canale che distribuisce online film e serie tivù, tagliando fuori ogni contatto con la realtà.

Niente più amici, fidanzate e ricerca di lavoro: solo e soltanto abbuffate di serie, in preda ad una voracità che pretendeva sempre più tempo.

Manoj Kumar Sharma, lo psicologo a capo della clinica, ha parlato di un’esposizione che difficilmente scendeva a meno di sette ore al giorno, capace di fargli dimenticare i problemi e ritrovare piacere e serenità. A lungo andare, la dipendenza da Netflix gli ha causato problemi al ritmo del sonno, affaticamento della vista e un diffuso senso di spossatezza.

Netflix è un’idea di Reed Hastings e Marc Randolph nata nel 1997 a Scotts Valley, in California. Nel 2013 ha ampliato l’offerta con produzioni originali per il cinema e la televisione. Attualmente è accessibile in tutto il mondo, ad eccezione di Cina, Corea del Nord e Siria.

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