Sull’onda del brufolo

| Sono numerose le persone che si credono certe di subire effetti nocivi dalla propagazione di onde elettromagnetiche. E politica e istituzioni avallano queste teorie respinte dalla scienza medica. Mentre invece, chi soffre di acne…

+ Miei preferiti
Di Marco Belletti
Il genere umano è tendenzialmente ipocondriaco, anche se in realtà solo il 2 per cento è realmente colpito da questo disturbo caratterizzato dalla preoccupazione eccessiva riguardo alla salute. 

La paura di un ipocondriaco è legata alla presenza ossessiva di sintomi – come palpitazioni cardiache o dolori muscolari – che persistono anche dopo che una visita medica ha stabilito che tali sintomi non indicano nessuna effettiva patologia. O almeno una malattia sufficientemente grave da giustificare il livello di ansia e paura provate dall’ipocondriaco: è per questi motivi che l’ipocondriaco è comunemente chiamato malato immaginario.

L’elevato livello di stress e di ansia che colpisce gran parte del genere umano, spinge tutti verso un livello minimo di ipocondria che – pur se la medicina ufficiale non lo considera ancora patologico – è comunque presente e molto spesso chi ne soffre anche inconsciamente tende a creare vere e proprie nuove malattie.

Per esempio, è molto numerosa la popolazione occidentale convinta di subire effetti nocivi dalla propagazione di onde elettromagnetiche. Tanto che Amazon – sempre molto attenta ai desideri dei potenziali clienti – offre una considerevole varietà di quelli che chiama “hands free binoculars”, ossia speciali occhiali (moderna reinterpretazione dei binocoli da teatro) che possono essere utilizzati per guardare la televisione da una distanza sufficiente a non essere colpiti dalle maledette onde elettromagnetiche emesse dall’apparecchio televisivo.

In realtà, buona parte dei medici considerano la ES (come ormai le persone che credono di soffrirne chiamano confidenzialmente l’elettrosensibilità) una moda che sperano sia passeggera. Si tratta in pratica di un insieme di sintomi fisici e psicologici che chi ne soffre è convinto siano causati da campi magnetici, elettrici o elettromagnetici. Anche assorbiti a livelli di esposizione perfettamente tollerati da tutte le altre persone. In effetti, affermano i medici, il fatto che i sintomi possano essere psicologici e soprattutto il riferimento al fatto che altri non ne soffrono affatto, spinge a credere che i fenomeni esistano soltanto nella mente di chi ne soffre.

Anche l’Organizzazione Mondiale per la Sanità è scettica al proposito, tanto che ha affermato che non esistono basi scientifiche per associare i sintomi dell’elettrosensibilità all’esposizione ai campi elettromagnetici.

Per contro, le associazioni dei malati di tutto il mondo garantiscono che i disturbi provati sono reali e diversificati, come emicrania, senso di fatica generalizzato, disturbi del sonno, bruciori gastrici, irritazioni alla pelle, dolori muscolari e così via…

E un po’ come le fake news, anche la ES si è propagata rapidamente tanto che un’indagine inglese che ha coinvolto circa 20 mila persone ha messo in evidenza che il 4 per cento del campione attribuiva i propri problemi di salute all’effetto delle onde elettromagnetiche.

Quindi, pur essendo una non-malattia (e potendo ricevere tutte le assicurazioni mediche al riguardo) la convinzione di soffrire di questa sindrome è sempre più comune tanto da diventare un problema di sanità pubblica. Per esempio, pur non essendo riconosciuta come malattia, in Svezia la ES è accettata come causa di invalidità “funzionale” e circa il 10 per cento di chi ne soffre è in mutua più o meno permanente o addirittura in pensione anticipata di disabilità. E molte città finanziano i lavori di schermatura delle case di chi soffre di questa sindrome.

L’assemblea parlamentare del Consiglio europeo consiglia di “prestare attenzione alle persone elettrosensibili intolleranti ai campi elettromagnetici, introducendo specifiche misure per proteggerli, inclusa la creazione di aree wave-free, non coperte dalle reti wireless”.

Anche negli Stati Uniti il problema è sentito, tanto che sono sempre più numerosi i genitori convinti che la presenza di reti Wi-Fi provochi problemi di salute per i figli costretti a subire quantità esagerate di onde elettromagnetiche. E in Inghilterra la stampa popolare ha dato molto risalto al suicidio di una ragazza depressa che si sarebbe uccisa per una non meglio precisata allergia al Wi-Fi.

Secondo alcune indagini il fenomeno, se non proprio in calo, negli ultimi mesi è meno evidente: molto probabilmente la causa di questo lento declino potrebbe essere la maggior attenzione di media e opinione pubblica verso altri temi che stuzzicano l’ipocondria degli esseri umani, come per esempio i gravi problemi ambientali della nostra Terra. E questo, nonostante gli apparecchi elettronici che emettono onde e utilizzano le reti Wi-Fi siano in costante e forte crescita.

Come mai questa contro-scienza – diffusa da persone che non hanno nessuna credibilità attraverso canali la cui attendibilità rasenta lo zero assoluto – abbia così presa soprattutto su politici e amministrazioni pubbliche è difficilmente spiegabile, a meno che gli stessi rappresentanti delle forze pubbliche e delle istituzioni non siano a loro volta incompetenti e ignoranti.

Una malattia che invece non ha niente a che fare con il nostro moderno stile di vita ma che anzi è sempre esistita e continua ad “attaccare” soprattutto gli adolescenti, è l’acne. Ovviamente di brufoli non si muore, ma certo chi ne soffre prova un forte imbarazzo e un fastidio emotivo non da poco.

Complessivamente nel mondo sono circa 650 milioni le persone che soffrono di acne vulgaris, un numero davvero grande, con un impatto sociale collettivo enorme e che pone la malattia all’ottavo posto tra le più comuni dell’umanità. A esserne colpiti sono gli adolescenti: di sesso femminile tra i 12 e i 19 anni, di sesso maschile tra i 15 e i 20 anni. E anche se non era necessaria la conferma di un indagine scientifica, sono numerosi gli studi pronti a dimostrare che i ragazzi con i brufoli limitano in modo evidente le interazioni sociali.

Un po’ meno evidenti i risultati di una ricerca (“Do Pimples Pay?” traducibile in “pagano i brufoli?”) effettuata da due ricercatori americani – Hugo Mialon della Emory University ed Erik Nesson, della Ball State University – dalla quale emerge che soffrire di acne durante gli studi alle medie e medie superiori è associato a punteggi accademici migliori e di conseguenza a un maggiore reddito una volta adulti. Questo, affermano i ricercatori, è valido in modo particolare per le donne.

Mialon e Nesson spiegano il fenomeno – riscontrato su un campione di circa 20 mila giovani – con l’auto isolamento che i ragazzi si impongono per evitare di farsi vedere con i brufoli, spingendoli a una maggiore attenzione agli studi rispetto alle attività sociali o sportive.

Chissà se chi ha sofferto di brufoli da ragazzo evita di essere tormentato dalla paura delle onde elettromagnetiche?...

Salute
GB, i malati di cancro abbandonati al loro destino
GB, i malati di cancro abbandonati al loro destino
Il Regno Unito è uno dei primi Paesi a preoccuparsi degli effetti collaterali del coronavirus: le migliaia di malati di cancro rimasti senza cure e trattamenti
L’OMS: “Siamo in un territorio inesplorato”
L’OMS: “Siamo in un territorio inesplorato”
Il numero di casi di coronavirus in tutto il mondo supera i 90.000, e anche se al momento non si parla ancora di pandemia, l’unica strada possibile per adesso è il contenimento
Individuato un nuovo ceppo dell’Hiv
Individuato un nuovo ceppo dell’Hiv
Per la prima volta, in quasi due decenni, un team di scienziati ha individuato una nuova famiglia del virus. “Niente panico, ma la battaglia non è ancora vinta”, commentano gli esperti
Inghilterra, farmaci contro l’overdose distribuiti per strada
Inghilterra, farmaci contro l’overdose distribuiti per strada
I dati statistici di morti per droga sono così drammatici impietosi da aver convinto l’Inghilterra a varare una fase di test per la distribuzione per le strade di farmaci che contrastano l’overdose
Troppi neonati in crisi di astinenza da droghe
Troppi neonati in crisi di astinenza da droghe
Un fenomeno allarmante che fa registrare casi in tutta Italia, ma molto difficile da affrontare. Le stime della Società Italiana di Neonatologia
Johnson & Johnson ritira 33mila confezioni di talco
Johnson & Johnson ritira 33mila confezioni di talco
L’agenzia di controllo federale FDA ha accertato la presenza di amianto in una confezione di talco per bambini. L’indagine partita da 13mila denunce di consumatori
Nuova batosta per la Johnson & Johnson
Nuova batosta per la Johnson & Johnson
Dopo i 572 milioni pagati per la crisi degli oppiacei, un tribunale di Philadelphia ha condannato al pagamento di 8 miliardi di dollari ad un giovane a cui è cresciuto il seno per colpa di un farmaco
È esplosa la psicosi “ranitidina”
È esplosa la psicosi “ranitidina”
Il ritiro di alcuni farmaci in commercio e l’ordine dell’agenzia europea di verificare i contenuti di tutti quelli in vendita ha avuto un effetto dirompente, aumentato dalla presenza di falsi elenchi messi in rete
Crescono le vittime delle e-cig
Crescono le vittime delle e-cig
Nove morti e più di 500 fra malori e problemi respiratori, mentre gli esperti non riescono a individuare la sostanza che sta lentamente scatenando un’epidemia
Il batterio le ha divorato il cervello
Il batterio le ha divorato il cervello
Morta una bimba di 10 anni in Texas, il batterio Naegleria Fowleri le è entrato ndalle narici dopo un bagno in un fiume e in pochi giorni l'ha uccisa. Decine i casi analoghi