Trump e la strage delle puerpere

| Nonostante le conoscenze e le tecnologie siano sempre più evolute, ancora oggi nel mondo si muore di parto. Nei Paesi in via di sviluppo è fondamentale il contributo del mondo occidentale messo in forse da politiche nazionaliste

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Di Marco Belletti
Nello storico ospedale Salesi di Ancona, la cui costruzione risale al 1900, a fine agosto è deceduta una donna di 35 anni durante il parto, che era stato indotto dai medici in quanto il feto era ormai morto. Secondo la struttura ospedaliera il decesso probabilmente è stato provocato da una embolia polmonare amniotica: in ogni caso è stata aperta una inchiesta per omicidio colposo. E a metà luglio era morta una donna di 36 anni in provincia di Cosenza dopo il parto naturale. Uccisa da un’emorragia, il bimbo le è sopravvissuto.

Senza dover tornare troppo indietro nel tempo, casi simili sono avvenuti a Genova, Brescia, Torino… Sembra incredibile ma nel 2019 in tutta Italia si muore di parto, evento piuttosto raro ma purtroppo ancora possibile. L’istituto superiore di sanità tiene sotto controllo la mortalità materna con un gruppo di lavoro che regolarmente rende pubblici i dati che raccoglie. Secondo le ultime rilevazioni, tra il 2006 e il 2012 nel nostro Paese è morta una donna ogni 10 mila nascite e in oltre la metà dei casi si tratta di decessi per complicazioni ostetriche, come emorragie e infezioni. Negli altri casi le cause sono state indirette, cioè per patologie pregresse, note o meno, o per motivi non conosciuti.

La prima causa diretta di mortalità è l’emorragia post partum – che si manifesta tra il 5 e il 22 per cento dei parti – nonostante l’Istituto superiore di sanità abbia definito una procedura per prevenirla e curarla. Il 71 per cento delle morti nel Regno Unito è imputabile a un trattamento non adeguato durante un’emorragia.

“The Vision” – la testata online che si rivolge al pubblico dei cosiddetti millennial – ha recentemente dedicato un articolo a questo grave problema che naturalmente colpisce tutto il mondo, in particolare le aree più povere e disagiate.

Le morti in Italia – così come quelle europee, dove i casi di decessi per parto sono 1,6 ogni 10 mila nascite – sono decisamente inferiori rispetto ai Paesi in via di sviluppo, dove tra l’altro si verificano il 99 per cento delle morti.

Secondo l’organizzazione mondiale della sanità, ogni giorno in tutto il pianeta sono oltre 830 le morti per parto, qualcosa come 303 mila all’anno: in pratica ogni dodici mesi sparisce una città come Bari o Catania. In realtà, siccome i dati reali sono di difficile reperimento nelle nazioni in via di sviluppo, quasi certamente questi valori potrebbero essere sensibilmente peggiori.

In tutti gli stati del mondo, il parto è la prima causa di morte per le ragazze tra i 15 e i 19 anni. Il Paese con il tasso di mortalità più elevato è la Sierra Leone, ove a morire sono ben 130 donne ogni 10 mila nascite, in pratica l’1,3 per cento.

Nelle nazioni in via di sviluppo le condizioni igienico-sanitarie in cui le donne sono costrette a partorire sono inadeguate e ben poche di loro si sottopongono a visite mediche durante la gravidanza. La sporcizia e l’ignoranza incidono pesantemente sul successo dei parti: infatti, l’igiene personale e degli ospedali oltre a una più attenta diffusione di informazioni mediche, permetterebbe la prevenzione di complicazioni ostetriche e malattie gestazionali.

La maggioranza delle donne delle nazioni in via di sviluppo non si rivolge alle strutture sanitarie per povertà, per mancanza di informazioni o per l’impossibilità di raggiungerle. Un altro grosso problema è la mancanza di ospedali, ambulatori e personale medico o paramedico in grado di fornire servizio. Negli oltre 70 Paesi in cui è più elevata la mortalità per parto, lavorano una esigua minoranza di dottori, infermieri e ostetriche. E come se non bastasse la crisi economica internazionale e la salita al potere di governi nazionalisti sta peggiorando la situazione, in quanto molti dei servizi offerti nelle nazioni più povere non possono esistere senza progetti e investimenti internazionali.

Lo stesso Trump è in qualche modo coinvolto, in quanto l’avvio del programma Global Gag Rule – l’annullamento dei finanziamenti statunitensi per i progetti di salvaguardia della salute di partorienti, puerpere e neonati – sembra che abbia provocato oltre 20 mila morti di parto in meno di un anno dalla sua introduzione. Questi finanziamenti sono stati aboliti l’anno scorso per la prima volta dopo oltre 30 anni, da quando nel 1984 li aveva voluti l’amministrazione Reagan.

La mancanza di informazione, la povertà e l’ignoranza colpiscono in ogni parte del mondo. Uno studio realizzato in Svezia ha messo in evidenza che le immigrate africane nella nazione scandinava muoiono di parto 13 volte più spesso rispetto alle donne svedesi: tra le cause, i ritardi nel rivolgersi ai medici e problemi di comunicazione.

Inoltre, come segnalato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, un numero troppo elevato di donne in salute durante il travaglio è sottoposto a interventi clinici quasi sempre non necessari, con un sensibile aumento delle complicazioni, come emorragie e infezioni. L’obiettivo medico è rendere il parto più rapido non per il benessere della madre ma per esigenze ospedaliere. Si tratta di operazioni come il taglio cesareo (che in Italia nel 2013 è stato praticato in oltre il 36 per cento dei casi, record europeo) o l’incisione di perineo e parete posteriore vaginale per allargare il canale del parto. E quasi sempre le partorienti non sono state adeguatamente informate dei rischi che corrono con questo genere di interventi.

Infine, a oggi numerosi obiettivi posti anni fa non sono stati raggiunti. La conferenza del Cairo nel 1994 aveva stabilito di dimezzare la mortalità materna entro il 2015 mentre nel 2000 le Nazioni Unite avevano decretato di ridurla, sempre entro il 2015, di tre quarti: nessuno di questi target è stato raggiunto e non sempre sono rispettate le linee guida e le regole base di intervento stabilite dall’OMS.

C’è ancora molto, troppo, da fare per permettere alle donne di affrontare il parto senza che si debbano preoccupare di poterne morire.

Salute
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