Vaccini no, DNA sì

| Da alcuni anni, la paura dei vaccini si sta espandendo (troppo) velocemente e provocherà presto gravi problemi sanitari e sociali. Invece, nel Regno Unito la passione per il DNA sta provocando più di una crisi familiare

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Di Marco Belletti
Da un lato sono sempre di più le polemiche nei confronti dei vaccini, dall’altro è sempre più elevato il numero di persone che ricorrono al test del DNA. Il primo caso è la dimostrazione della massima sfiducia dei cittadini nella scienza, nel secondo esattamente il contrario.

Sembra che stiamo diventando sempre più una società bipolare che segue esclusivamente il proprio interesse del momento e che presta attenzione (e credito) soltanto a chi dice esattamente quanto vogliamo sentirci dire.

A proposito di vaccini, l’organizzazione medica inglese Wellcome Trust ha recentemente svolto un sondaggio coinvolgendo oltre 140 mila persone provenienti da 140 nazioni. Da questa indagine è emerso che solo il 79 per cento degli intervistati ritiene sicuri i vaccini, anche se circa il 90 per cento afferma di aver vaccinato i figli. Tuttavia, sono numerose le aree geografiche in cui la fiducia è decisamente più bassa, come per esempio il Nord America (72 per cento), l’Europa occidentale (59 per cento) e quella orientale (40 per cento).

Decisamente al limite la situazione in Francia dove – secondo l’indagine – un terzo della popolazione considera pericolosi i vaccini. Questo dato spiega nel migliore dei modi il motivo per cui nel Paese i casi di morbillo nell’ultimo anno sono aumentati del 426 per cento. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha inserito la “vaccine hesitation” nell’elenco dei maggiori rischi globali per la salute pubblica, insieme con Ebola, la resistenza agli antibiotici, il rischio di nuove pandemie (come l’influenza spagnola del 1918 e l’asiatica del 1957), l’HIV e altre epidemie che hanno causato milioni di morti.

Caso francese a parte, lo scetticismo nei confronti dei vaccini è in forte crescita nelle ricche nazioni occidentali e gli esperti ritengono sia un fenomeno ben poco legato alla medicina: i contagi radicalmente sconfitti grazie ai vaccini hanno perso la loro virulenza agli occhi dell’opinione pubblica che li percepisce come malattie infantili facilmente superabili con qualche giorno passato a casa e ormai definitivamente debellate. E questo modo di pensare – ovviamente sbagliato e pericoloso – è stato “esportato” anche nei Paesi in via di sviluppo che (forse meno preoccupati sulla sicurezza vaccinale) vedono la percentuale di contrari salire rapidamente. Anche se esistono casi emblematici.

In Pakistan circa 700 mila famiglie hanno rifiutato di vaccinare i propri figli contro la poliomielite: i disordini generati da una protesta in strada ad aprile hanno causato la morte di un infermiere e due poliziotti. A diffondere il terrore una teoria secondo la quale i vaccini sarebbero un’arma occidentale per rendere sterili i musulmani, figlia di una finta campagna di vaccinazioni architettata dalla CIA nel 2011 per raccogliere tracce di DNA durante la caccia a Osama Bin Laden. Il Pakistan è così uno dei tre Paesi al mondo – con Nigeria e Afghanistan – dove è ancora presente la poliomielite.

All’inizio del 2019 a Mumbay (in India) numerose di scuole hanno sconsigliato ai genitori di immunizzare i figli in quanto i vaccini contro morbillo e rosolia avrebbero potuto provocare l’impotenza. In India vive un terzo dei bambini non vaccinati del mondo.

Nel 2017 in Nigeria il Mossab – movimento indipendentista del Biafra – diffuse la voce che un vaccino importato dall’Iran era lo strumento per annientare il progetto politico di una repubblica indipendente dopo che già all’inizio del secolo alcuni leader religiosi nel nord del Paese avevano bloccato le vaccinazioni contro la poliomielite con il risultato che nel giro di pochi anni in Nigeria si registravano la metà di nuovi casi al mondo.

Nel 2017 l’Organizzazione Panamericana per la salute ha espresso preoccupazione per un fenomeno che in America Latina è in espansione: numerose pagine Facebook seguite da migliaia di persone contrarie alle vaccinazioni. In Argentina una decina di anni fa si diffuse la falsa notizia di ormoni nei vaccini che avrebbero impedito alle donne di avere figli e negli anni successivi scoppiò un’epidemia di rosolia. In Costa Rica a inizio millennio un’epidemia di morbillo in una comunità che rifiutava i vaccini per motivi religiosi ha obbligato il governo a vaccinare forzatamente tutti i componenti. Dopo una lunga lotta, il morbillo è stato finalmente sradicato dal Paese centroamericano nel 2014 ma a causa di un contagio provocato da turisti francesi non vaccinati ora è nuovamente presente.

 

Sei tu il mio papà?

Un fenomeno tipicamente inglese sta invece provocando una serie di problemi di tutt’altro genere. Infatti, il testing genetico di massa operato dal National Health Service, il servizio sanitario nazionale britannico, ha messo in evidenza che una persona su dieci non è figlio o figlia dell’uomo che ha sempre chiamato papà. E non si tratta di valori circoscritti, visto che l’NHS realizza ogni anno circa 220 mila “screening genomici”: in pratica, quasi 2 mila inglesi ogni mese vedono scoperchiati imbarazzanti segreti di famiglia.

Questo vero e proprio boom di false paternità sta creando una serie di problemi etici agli ospedali, che nella maggior parte dei casi ritengono sia giusto identificare la corretta paternità e informare i diretti interessati, che si sono sottoposti alla medicina genomica per tracciare le cause genetiche di malattie importanti, identificando la possibile trasmissione di malattie ereditarie e i fattori di rischio per i tumori del seno e delle ovaie. 

Il Regno Unito ama molto il DNA: la polizia inglese ha conservato per anni quasi 8 milioni di campioni del DNA, quasi tutti di persone colpevoli di nessun reato. Alcune azioni giudiziarie hanno ottenuto la distruzione di questo archivio che non rispettava la “privacy”. Oggi esiste una banca dati di “profili DNA” – cioè di stringhe numeriche che descrivono con precisione la struttura dei campioni – che possono essere raccolte senza consenso a chiunque sia sospettato di aver commesso un crimine. I detrattori di questo metodo mettono in evidenza che grazie a questi campioni non è aumentata la capacità della polizia nel catturare i colpevoli, ma le autorità non mollano e stanno lavorando a una vera e propria genealogia genetica: le mamme fedifraghe e i criminali sono già preoccupati.

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