Sanremo ter, il ritorno dei colpevoli

| Noemi con una denuncia sulle spalle e il duo quasi scacciato Meta & Moro tengono alti destini della terza serata. Ma come sempre, le cose migliori da ascoltare e vedere sembrano quelle fuori gara

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Dall'inviato GERMANO LONGO

Sarà che le elezioni si avvicinano, ma a Sanremo si respira già un’aria diversa. I poliziotti non fanno più sconti a nessuno, e se proprio devono inguaiano perfino Noemi, che sarà anche persona nota, ma forse è convinta di essere celebre come i Beatles messi insieme. Da un’altra parte, un cameriere strapazza Selvaggia Lucarelli: l’attesa per i piatti sarà lunga, il ristorante è pieno, e ovviamente lo è anche per lei. Per finire, il marito della Hunziker e la moglie di Favino si coalizzano e avvisano i rispettivi coniugi: mai più balletti come quelli dell’altra sera o sono dolori. Loro piegano la testa e intonano: “Ubbidisco”.

Insomma, a Sanremo tutti bene, per parafrasare Muccino: proprio per questo, forse da queste parti il 4 marzo non ci saranno elezioni. Se l’Italia girasse sempre come funziona qui, non avremmo bisogno di politici: basterebbe una giuria demoscopica.

I CAMPIONI (secondo lotto)

Giovanni Caccamo “Eterno” (voto: prima sera 3, seconda serata 3,5)

Inseguito da torme di ragazzine urlanti, confessa in musica di averle prese di santa ragione dall’amore. Un brano da amatori del genere, ma che anche mettendocela tutta resta scontato e a tratti perfino melenso. Guadagna mezzo voto, perché il ragazzo potrebbe ma non si applica.

Lo Stato Sociale “Una vita in vacanza” – (voto: prima sera 7, seconda serata 7)

C’è addirittura un po’ di Rino Gaetano e qualche goccia di Vasco. Sdoganano il termine (beep!) su Rai 1, che significa un successo, anche se siamo nel 2018. Ma ogni giudizio si annulla quando entra in scena l’arzilla Paddy Jones, inglese: una che potrebbe guardare Facchinetti e Fogli come due “toy boy”. Grandissima.

Luca Barbarossa “Passame er sale” (voto: prima sera 6, seconda serata 5,5)

Sanremo paga dazio alla quota romana. Per carità, Barbarossa è bravo e suggestivo, ma se un pezzo così alla sagra della porchetta di Ariccia spopolerà, in Valle d’Aosta venderà poco. Quasi niente.

Avitabile-Servillo “Il coraggio di ogni giorno” (voto: prima sera 6, seconda serata 7)

Da Roma giù verso Napoli, con due pesi massimi della canzone. Brano suggestivo, ben interpretato e dal groove energico senza bisogno di ricorrere a batterie e chitarre distorte. Anche questo è mestiere.

Max Gazzè “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” (voto: prima sera 6, seconda serata 5,5)

Fresco di cittadinanza onoraria dal comune di Vieste, per il merito di aver dato notorietà alla leggenda di un giovane pescatore e una ragazza bellissima, dopo la prima esibizione Gazzè ha raccolto giudizi contrastanti: chi trova il brano un colpo di genio, chi un’insolazione fuori stagione.

Facchinetti-Fogli “Il segreto del tempo” (voto: prima sera 5,5, seconda serata 6)

Ascoltandolo con attenzione è un brano malinconico e tristissimo, come un po’ triste è Roby Facchinetti, convinto di poter disporre ancora del suo pieno ed energico “si di petto”, per 50 anni la cifra dei Pooh. Meritano rispetto, ma anche onestà. Mezzo punto in più, come premio alla carriera.

Meta-Moro “Non mi avete fatto niente” (voto: prima sera 7, seconda serata 7)

È andata esattamente come cantano loro: non gli hanno fatto niente. E anche se travolti da critiche e polemiche restano i super-favoriti del Festival. Bravi e intensi lo sono, ma il brano dopo un po’ sembra di averlo già sentito (ok, basta così..).

Noemi “Non smettere mai di cercami” (voto prima sera: 5, seconda serata 5,5)

È un Festival profetico nei titoli: vale per Meta/Moro ma anche per Noemi, che con il suo sembra voler sfidare ancora una volta la capacità delle forze dell’ordine di rintracciarla. E per di più, deve aver scordato il reggiseno in questura.

The Kolors “Frida” (voto: prima sera 6,5, seconda serata 6,5)

Rock all’inglese cantato in italiano e sfida a distanza ai “Maneskin” per le faccende di look. Il ritornello resta in testa (“Mai, mai mai” non è difficile da ricordare…), e non importa se Sanremo non li premierà: non è quello che cercano.

Mario Biondi “Rivederti” (voto: prima sera 6, seconda serata 6,5)

Da buon crooner, Mario prende per mano chi ascolta passando dalle sofisticate atmosfere lounge ai quei locali newyorkesi dove il jazz è moneta corrente. Un altro pezzo che non sarà facile sentire spesso in radio.

LE NUOVE PROPOSTE (seconda fornitura)

Mudimbi “Il mago” - voto 6,5

Madre italiana e padre congolese, 32 anni, ex meccanico con la passione per l’hip hop e l’innata capacità di far sorridere. Il suo è un “trap” simpatico e ben ritmato, e le rime quando ci sono, sono ironiche.

Eva “Cosa ti salverà” – voto: 5,5

Di cognome fa Pevarello, ed è l’unica concessione ai talent: arriva dalle finali di “X-Factor” 2016. Cresciuta in un luna park, tatuatrice, sbarca a Sanremo con un invito a pensare a se stessi, sulla scia del “Fatti bella per te” della Turci dello scorso anno. Può fare di più.

Ultimo “Il ballo delle incertezze” - voto: 7

Romano, 21 anni, si definisce un “cantautorap” e secondo qualcuno - alla faccia del suo pseudonimo - potrebbe essere primo, la vera sorpresa della categoria. Nel brano sanremese dimostra di poter saltellare fra i generi in modo efficace.

Leonardo Monteiro “Bianca” - voto: 5

Da buon brasiliano sa ballare e cantare, ma per il debutto sta fermo e lascia a casa l’energia carioca, preferendo caricarsi sulle spalle il dolore di un amore che finisce. In poche parole: non viene fuori quello che davvero ha dentro.

GRADITI OSPITI/2

Virginia, pensaci tu

Chiamata a gran voce per tentare il recupero dopo il successo di Fiorello alla prima sera e i dati calanti della seconda, Virginia ci prova, imita, sfotte e ironizza, ma non è impresa semplice.

Negramaro, rien ne va plus

Dura riprendere la gara dopo aver dato spazio alle corde vocali di Giuliano Sangiorgi: il regolamento Rai, inflessibilmente mutevole, dovrebbe accettare soltanto ospiti stonati, afoni o sussurranti.

James Taylor, il mito intimidito

Torna ad essere il grande, intenso e malinconico menestrello di un’America senza lustrini quando finalmente canta le canzoni sue. E ancora di più quando duetta con Giorgia. Ma con tutto il rispetto, l’esperimento del “Rigoletto” di Verdi sembrava più uno spot sui senzatetto anziani che per racimolare spiccioli cantano alle fermate della metropolitana.

Emma D’Acquino: n.p.

Stesso esperimento della sera precedente, questa volta affidato alla giornalista del TG1: ironizzare sui testi delle canzoni di Baglioni. Dovrebbe far sorridere, ma mette voglia di andare a dormire pensando che forse questo è il motivo per cui Sanremo viene solo una volta all’anno.

Gino Paoli - Danilo Rea

Uno dei momenti più alti della serata: un commovente omaggio a due grandi della musica italiana, Fabrizio de André e Umberto Bindi. Entrambi schivi e dal destino diverso: per De André la gloria, per Bindi l’oblio di un mondo che non accettava chi era diverso.

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