Fuggiremo dalle coste invase dal mare?

| Il cambiamento climatico si manifesta con l’innalzamento del livello del mare, temperature sempre più elevate e precipitazioni violente: ma non è detto che le popolazioni coinvolte decidano di migrare per sfuggire a questi eventi

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Di Marco Belletti
La notizia è tutt’altro che fresca, visto che risale al 2011 un articolo che qualcuno considera antesignano, altri una bufala come tante scritte a proposito di ambiente e cambiamento climatico. Secondo quel testo, il livello del mare si sarebbe innalzato di due metri entro il 2100, costringendo 187 milioni di persone ad abbandonare le loro case.

Sono passati meno di dieci anni da quella che sembrava una catastrofica previsione, e oggi le ultime stime ritengono che saranno 630 i milioni di persone che vivrebbero su aree al di sotto dei livelli di inondazione previsti per la fine di questo secolo.

In questi pochi anni l’idea che l’innalzamento del livello del mare costringerà milioni di persone a spostarsi – provocando una quantità di profughi come mai si è avuta nella nostra civiltà – non è più così peregrina e piace molto ai divulgatori, anche se non è completamente suffragata da fatti e da prove concrete.

In un articolo pubblicato da “The Conversation”, alcuni ricercatori affermano che il potenziale innalzamento del livello del mare appare sì evidente, ma ciò non significa necessariamente grandi spostamenti di popolazioni, in quanto le decisioni per cui un popolo emigra sono molto più articolate e complesse.

Sonja Ayeb-Karlsson (professoressa all’università delle Nazioni Unite), Celia McMichael (docente in Geografia all’università di Melbourne), Ilan Kelman (professore di Disastri e Salute dell’University College London) e Shouro Dasgupta (docente di Economia Ambientale all’università Ca’ Foscari), hanno esaminato 33 diversi studi di analisi su come l’innalzamento del livello del mare influenzerà i modelli di migrazione. Le stime affidabili sono importanti per aiutare a sostenere le popolazioni vulnerabili, ma permane una profonda incertezza sul numero di persone che saranno vittime di questo fenomeno e su come reagiranno.

I ricercatori hanno esaminato metodi e dati di questi studi per eliminare le incertezze: il primo problema per le stime è il numero di persone che in futuro vivranno nelle zone a rischio. Inoltre, la maggior parte degli studi analizzati rileva che le connessioni tra le migrazioni e l’innalzamento del livello del mare sono incredibilmente complesse: non è una diretta conseguenza il fatto che a fronte dell’innalzamento tutte le persone interessate dal fenomeno debbano allontanarsi. In realtà, secondo i docenti, la popolazione cercherà di proteggere le case dall’acqua, costruendo muri e barriere o innalzandole.

È quindi molto difficile fare previsioni su come reagiranno le persone e sono innumerevoli le ragioni per cui qualcuno potrebbe scegliere di rimanere piuttosto che trasferirsi e cercare rifugio in un luogo più elevato.

La ricerca mette in evidenza che a guidare le scelte se rimanere o partire sono le pressioni emotive e sociali e le ragioni finanziarie o pratiche. C’è chi si sentirà spaventato o troverà inaccettabile la partenza, altri non avranno il necessario sostegno, altri ancora si sentiranno obbligati a restare per responsabilità e legami sociali che li vincolano.

Dall’articolo su The Conversation appare evidente che non è stato analizzato finora il modo in cui salute e benessere di chi resta saranno influenzati dall’innalzamento del mare. Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere le scelte di chi decide di restare, di chi è obbligato a farlo e infine di chi non è in grado di andarsene.

Nel rapportare innalzamento del livello del mare e migrazioni si è ovviamente cercato di ottenere stime globali del numero di persone che potrebbero essere coinvolte, stime utili per valutare correttamente gli impatti sociali futuri, ma ancora mancano valutazioni precise che rendano il quadro più chiaro per ogni differente zona.

Il cambiamento climatico sta ridisegnando la geografia del pianeta e l’innalzamento del mare è solo uno dei numerosi modi con cui lo sta facendo: per esempio l’aumento di temperature e precipitazioni, fatti che ampliano le variabili e rendono molto più complesso prevedere gli esatti valori delle migrazioni.

In ogni caso, nonostante tutte queste incognite, i ricercatori sono certi che gli allagamenti costieri provocati dal cambiamento climatico saranno significativi e richiedono pertanto un intervento immediato. In pratica, significa applicare misure per prevenire o almeno ridurre le inondazioni, comprendere come convivere con l’acqua e pianificare efficacemente migrazioni e nuovi insediamenti. Ed è fondamentale agire subito, in quanto lo sviluppo degli scenari e l’elaborazione delle decisioni non possono attendere che la questione diventi più urgente di quanto non sia già.

Inoltre è altrettanto importante e impellente evitare il diffondersi di luoghi comuni e fake news sulle supposte migrazioni di massa, di gente in cerca di rifugio, dal Sud del mondo verso il Nord globale e avanzato.

È ormai quasi certo che le persone non fuggiranno tutte oltre i confini dei loro Paesi in un pianeta che si sta rapidamente riscaldando. Dove le migrazioni più evidenti, i movimenti all’interno di ogni singola nazione non vengono calcolati, sulla base dell’assunto, non esatto, che la maggior parte dei migranti attraversa le frontiere del proprio Paese.

Le false notizie di masse enormi di popolazioni che si spostano massicce verso il Nord del pianeta creano solo un’inutile preoccupazione, spostando l’attenzione dal vero problema: aiutare le persone più indifese e vulnerabili. Questi atteggiamenti sono il retaggio di atteggiamenti xenofobi e razzisti basati su argomenti infondati e inoltre istigano alla violenza e fomentano paura e ostilità assolutamente non necessari, da evitare per aiutare le popolazioni che migrano.

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