Il DNA in realtà è donna

| Una delle più grandi ingiustizie scientifiche, è alla base del premio Nobel per la medicina del 1962. La vera artefice della scoperta della doppia elica non fu nemmeno citata: Rosalind Franklin era morta 4 anni prima

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Di Marco Belletti
Gli elementi per un thriller appassionante ci sono tutti: una ricercatrice entusiasta, una scoperta rivoluzionaria, una foto sensazionale, un furto di dati e una grande ingiustizia perpetrata in un ambiente maschilista.

E in effetti il film, con questi elementi, è stato realizzato. Si tratta di “Photograph 51”, del 2018, con Nicole Kidman nel ruolo della protagonista: racconta il periodo trascorso al King’s College di Londra dalla scienziata Rosalind Elsie Franklin, anni particolarmente infelici a causa degli screzi con il direttore del laboratorio, il biologo Maurice Wilkins.

In realtà quasi tutta la sua vita lavorativa fu triste per la ricercatrice inglese che – nata a Londra nel 1920 – morì nel 1958 pochi mesi prima di compiere 38 anni, uccisa dalla passione per la scienza e dall’eccessiva esposizione ai raggi X.

Fin da bambina Rosalind manifestò una grande attrazione per le materie scientifiche, ma nell’Inghilterra di quegli anni non era comune che le donne potessero intraprendere quel tipo di carriera. Eppure nonostante lo scetticismo della ricca famiglia di origine ebrea e della società, la Franklin nel 1945 ottenne un dottorato presso l’università di Cambridge.

Con la speranza di trovare un ambiente meno ostile alle donne scienziate, si trasferì a Parigi dove consolidò la sua reputazione specializzandosi nelle tecniche di diffrazione dei raggi X. In quegli anni – appena terminato il secondo conflitto mondiale – biologi e chimici inglesi erano impegnati nella spasmodica ricerca dei segreti del DNA, la molecola che trasmette informazioni genetiche da una cellula all’altra.

Maurice Wilkins affermava che la tecnica della diffrazione dei raggi X avrebbe potuto fornire un contributo fondamentale, e così nel 1951 John Randall – suo responsabile al King’s College – lo spinse a convincere Rosalind (ormai affermata esperta di cristallografia) ad aiutarlo nello studio della struttura del DNA.

Franklin e Wilkins da subito non andarono d’accordo e lavorarono senza condividere le scoperte. La donna scoprì presto che il King’s College era un ambiente maschilista e misogino e mal sopportò il fatto che Wilkins la riteneva una semplice assistente che avrebbe voluto a sua completa disposizione. La scienziata, da professionista esperta qual era, si ribellò e i colleghi le affibbiarono il nomignolo di “terribile Rosy” ritenendola brusca, acida e intransigente sul lavoro.

Nonostante l’ambiente completamente ostile, la donna riuscì a perfezionare la diffrazione a raggi X e scoprì le due forme del DNA, passaggio fondamentale per la descrizione della sua struttura. Inoltre, nel 1952 Rosalind realizzò fotografie molto chiare del DNA, una delle quali sarebbe diventata famosa: era la numero 51 nella quale era perfettamente visibile la struttura a doppia elica della molecola, dettagliando minuziosamente una singola fibra di DNA a 15 millimetri dalla sorgente di raggi X con un’esposizione di circa 100 ore.

Nel frattempo James Watson e Francis Crick dell’università di Cambridge – anche loro al lavoro sul DNA – ebbero bisogno di aiuto e lo chiesero alla Franklin, ma a causa della loro arroganza ricevettero un rifiuto come risposta. Tuttavia, Wilkins mostrò di nascosto a Watson la fotografia 51, la prova sperimentale che lo scienziato attendeva sulla struttura a doppia elica del DNA. E così, nel 1953 Watson e Crick svelarono i risultati dei loro lavori e la stessa Rosalind pubblicò un articolo che suffragava con le sue immagini l’ipotesi di Watson e Crick, senza sapere che in realtà la teoria era stata formulata proprio grazie alla “spiata” di Wilkins dei suoi dati sperimentali.

Non appena venne a saperlo, Rosalind Franklin si trasferì al Birkbeck College dove iniziò a lavorare sulla struttura dei virus del tabacco, stringendo buoni rapporti con i colleghi: la donna era al culmine della sua carriera e ne era soddisfatta, ma nel settembre 1956, al termine di un ciclo di conferenze, fu ricoverata e le fu diagnosticata la presenza di due tumori alle ovaie.

Una volta operata, continuò a lavorare e a pubblicare articoli, alcuni dei quali rimasero incompleti e in fase di stesura, dedicati alla poliomielite. Morì il 15 aprile 1958 a Londra, nel quartiere Chelsea.

Se fosse vissuta ancora, per lei la beffa finale sarebbe arrivata quattro anni più tardi. Infatti, nel 1962 Watson, Crick e Wilkins furono insigniti del premio Nobel proprio per quegli articoli pubblicati grazie alla foto di Rosalind, che non fu neppure citata. Lo sarebbe stata nel 1968 da Watson nella sua autobiografia “La doppia elica” in cui la donna fu descritta come “la terribile e bisbetica Rosy”, una donna non attraente e dal carattere pessimo, molto gelosa del proprio lavoro, che trattava gli uomini come ragazzini cattivi e che vestiva da liceale. Affermazioni mai ritrattate anche se quindici anni più tardi lo scienziato ammise implicitamente il contributo della scienziata, affermando che “mi avevano mostrato l’immagine ottenuta ai raggi X da Rosalind Franklin. Wow, era un’elica! Ed ecco che un mese dopo avevamo la struttura. Wilkins non avrebbe mai dovuto mostrarmi quella fotografia”.

In un ambiente maschilista, misogino ed estremamente competitivo, Rosalind Franklin fu quasi certamente una grande donna e sicuramente un’altrettanto grande scienziata. Grazie ai raggi X scoprì uno dei segreti della scienza senza ricevere in cambio alcuna riconoscenza e gli stessi raggi X la condannarono a una morte prematura.

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