Il medico che promette di trapiantare la testa

| Torinese, 54 anni, da decenni studia la possibilità di trapiantare la testa umana in modo chirurgico. Fra decine di volontari da tutto il mondo per un intervento definito “impossibile”, avrebbe trovato la prima cavia

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È dal 1982, che Sergio Canavero lavora senza sosta per raggiungere ad un risultato che secondo lui è possibile: trapiantare una testa umana. Nato a Torino nel 1964, laureato in medicina e per 22 anni neurochirurgo presso l’ospedale universitario, è stato direttore del gruppo di “Neuromodulazione Avanzata”. Nel 2013 pubblica “Heaven” (Heard Anastomosis Venture), un protocollo per rendere possibile il trapianto di testa umana: due anni dopo, vista la crescente opposizione alle sue teorie, lascia il lavoro per dedicarsi anima e corpo alla sua missione.

Le ricerche del medico torinese, finite su tutti i media del mondo e molto spesso paragonate agli esperimenti del dottor Frankestein, nel tempo si sono infarcite con le notizie dei suoi esperimenti. Dopo aver annunciato più volte tentativi di trapianto di testa su topi e scimmie, nel novembre dello scorso anno, nel corso di una conferenza stampa a Vienna, Canavero ha svelato di aver effettuato in Cina il primo trapianto di testa completo su un cadavere. Durato 18 ore, l’intervento ha consentito al neurochirurgo di connettere colonna vertebrale, nervi e vasi sanguigni. Alla fine, l’annuncio: il trapianto su un essere umano vivente potrebbe essere imminente.

Anche quella volta, le critiche piovute dal mondo medico e accademico sono state molte: Canavero non ha chiarito alcuni aspetti, come evidenziato dal giornalista scientifico Dean Brunett sulle pagine del “Guardian”. “Forse la procedura adottata è stata una dimostrazione di come attaccare nervi e vasi sanguigni su larga scala, ma con questo? È solo l’inizio di ciò che serve perché un corpo funzioni. Puoi assemblare due metà di un’auto diverse e definirlo un successo, ma nel momento in cui giri la chiave ed esplode tutto, avremmo tutti serie difficoltà a sostenere che sia stata un’idea brillante”.

Tecnicamente, malgrado Canavero insista a spiegare che il trucco è solamente il modo in cui il midollo viene reciso - più il taglio è preciso, più il danno delle fibre è semplice da riparare utilizzando glicole polietilenico - il trapianto di una testa pare sia, almeno con le tecniche attuali, impossibile per almeno tre motivi: le migliaia di nervi contenuti nei due monconi di midollo spinale che andrebbero ripristinati, la temperatura e la durata del cervello, che senza ossigenazione inizia a degradarsi dopo pochissimi minuti, e il problema del rigetto, anche psicologico. 

Per capire il grado di difficoltà tecnico basta pensare a coloro a cui è stata trapiantata una mano in modo da garantire una funzionalità accettabile attraverso i nervi. E non sono affatto rare le richieste di rimozione dell’arto o del pene da parte di trapiantati. Oltre ai dubbi etici e morali, c’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: come la mente potrebbe adattarsi ad avere un nuovo corpo, è un campo che sconfina nell’ignoto.

Ma adesso, le cose si complicano: Canavero avrebbe trovato la prima cavia umana per il proprio esperimento. È il 33enne Valery Spiridonov, giovane russo affetto da una grave forma di atrofia muscolare spinale che porta a morte precoce. Sposato da poco, padre di un figlio nato da poco e residente in Florida, Spiridonov, si è offerto volontario per il primo trapianto di testa umana promesso dal professor Sergio Canavero.

Suo figlio, nato sei settimane fa, è perfettamente sano, e Spiridonov parla di “miracolo”, poiché la malattia può essere ereditata. Sua moglie, che ha un master in tecnologia chimica e ha studiato in Italia, durante la gravidanza è stata sottoposta a numerosi test.

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