La conquista del polo: una corsa inutile

| Slitte invisibili, rompighiaccio nei mari cinesi, esplosioni nucleari nelle fredde isole russe: i folli comportamenti di alcune nazioni che sperano di poter sfruttare le ipotetiche risorse energetiche nascoste dai ghiacci

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di Marco Belletti

Milutin Milanković è stato un ingegnere, matematico e climatologo serbo che tra le due guerre mondiali insegnò matematica applicata all’Università di Belgrado. Divenne famoso per la sua teoria sui cambiamenti climatici periodici a lungo termine del nostro pianeta, mettendoli in correlazione con le variazioni dell’eccentricità orbitale, dell’inclinazione dell’asse terrestre e della precessione degli equinozi. Queste oscillazioni periodiche del clima sono oggi note come cicli di Milanković: con essi si spiega il ripetersi delle glaciazioni e si prevedono i futuri cambiamenti climatici. Con i suoi lavori lo scienziato serbo ha contribuito a trasformare le scienze della Terra da indagini descrittive a discipline esatte.

Negli oltre 4 miliardi e mezzo di vita della Terra sono state moltissime le variazioni del clima che hanno portato a un’alternanza tra ere glaciali e periodi più caldi, detti ere interglaciali. Questi cicli di Milanković sono stati spesso perturbati da variazioni periodiche dell’attività solare e dalle eruzioni vulcaniche con violente emissione di CO2e di polveri. Nell’ultimo millennio si sono verificate alcune variazioni naturali come il periodo caldo medioevale e la piccola era glaciale.

Il periodo caldo medievale (anche detto optimum climatico medievale) fu un periodo di insolito clima caldo nelle terre che si affacciano sul nord Atlantico, durato circa 500 anni dal IX al XIV secolo. La piccola era glaciale è invece un periodo tra la metà del XIV e la metà del XIX secolo in cui si verificò un sensibile abbassamento della temperatura media terrestre.

Entrambe le variazioni climatiche sono sovente citate nell’odierno dibattito sul riscaldamento globale: alcuni scienziati sostengono che questi eventi sono la dimostrazione che si tratta di un fenomeno già accaduto in passato e destinato a regredire.

Mentre sembra che durante il periodo caldo medievale i vichinghi ne abbiano approfittato per colonizzare la Groenlandia e viaggiare fino in America, l’attuale scioglimento delle due calotte ghiacciate dei poli sembrerebbe offrire la possibilità di accedere a ricchezze minerarie altrimenti irraggiungibili in passato per il freddo e la spessa superficie ghiacciata. Per questo motivo russi e danesi cercano di contendersi il polo Nord geografico, statunitensi e canadesi provano a militarizzare alcune aree per il controllo dell’Artico, i cinesi provano a ritagliarsi un posto al sole nella sempre più calda regione polare.

In uno degli ultimi numeri di “Nota diplomatica”, James Hansen offre una visione particolare di questa corsa al polo da parte dei Paesi che si affacciano (o no) sul più piccolo oceano del nostro pianeta, l’Artico.

I vicini di casa sono Canada, Stati Uniti, Russia, Finlandia, Svezia, Norvegia e Groenlandia. Russia e Stati Uniti nel punto di maggior vicinanza sono separati solo dall’ottantina di chilometri dello stretto di Bering. L’Unione Europea recrimina sul referendum popolare con cui i circa 60 mila abitanti della Groenlandia hanno deciso di lasciare la UE, anche se i politici di Bruxelles continuano a considerarli cittadini europei. In questo scenario manca la Cina, che invece vorrebbe essere protagonista della conquista del polo e delle presunte ricchezze nascoste dalla calotta di ghiaccio: si è addirittura dichiarata unilateralmente “Paese del vicino Artico” – anche se la capitale Pechino è alla latitudine di Napoli – e a costruire navi rompighiaccio armate di missili ma ufficialmente destinate a ricerche scientifiche.

Secondo Hansen, i russi se la sono un po’ presa per questo comportamento cinese e hanno reagito annunciando a fine maggio la ripresa di test nucleari nonostante i trattati che li vietano. L’intelligence statunitense ha parlato apertamente di esplosioni di piccole bombe atomiche nei pressi dell’arcipelago Novaja Zemlja, nell’artico russo. Siccome non è possibile nascondere le tracce sismiche e atmosferiche causate da un’esplosione nucleare benché minima, i russi non hanno smentito l’annuncio americano e addirittura Vladimir Putin alcuni giorni fa ha dichiarato di non avere l’intenzione di riconfermare gli accordi START (Strategic Arms Reduction Treaty) con cui USA e Russia in passato hanno provato a diminuire gli arsenali di armi di distruzione di massa, come quelle nucleari. Il trattato proibisce di produrre più di 6 mila testate nucleari e un massimo di 1.600 missili balistici lanciati da sottomarini e bombardieri. Lo START è stato il più vasto e il più complesso trattato di controllo sulle armi atomiche e ha permesso l’eliminazione dell’80 per cento delle armi nucleari.

In realtà per Hansen il messaggio di Putin non è rivolto agli amici-nemici statunitensi, bensì proprio ai vicini cinesi che – oltre alle nuove rompighiaccio poco utilizzate in quanto tali, visto che nei mari che bagnano il grande Paese asiatico il ghiaccio scarseggia – recentemente hanno effettuato ricerche sul potenziale agricolo dei terreni ancora incolti della Siberia. Inoltre, Mosca è preoccupata dai quasi 3.500 chilometri di confine praticamente indifeso tra le due nazioni.

Dall’altra parte del pianeta, americani e alleati canadesi si limitano a informare il mondo che – per lo spostamento silenzioso di truppe sulla calotta polare nel caso qualcuno volesse scontrarsi sul ghiaccio – stanno sperimentando motoslitte “stealth”, realizzate con tecnologie che le rendono scarsamente percettibili ai radar o ad altri dispositivi di localizzazione. L’aspetto assurdo di questa sperimentazione è che se il riscaldamento globale aumentasse, il ghiaccio lascerebbe spazio all’acqua e quindi il terreno di scontro neppure esisterebbe più. Infatti, a differenza dall’Antartide che è un continente coperto di neve e di ghiacciai, l’Artide è solo una grande lastra di ghiaccio che galleggia su un mare buio e freddo. E il polo nord magnetico – che non corrisponde a quello geografico – si sta spostando sempre più velocemente, viaggiando a una velocità di circa 50 chilometri all’anno. L’asse del campo magnetico è adesso inclinato di 9,34° rispetto all’asse di rotazione terrestre ed è variato di 2,5° negli ultimi 22 anni. Dopo essere stato posizionato per anni in territorio canadese presto arriverà in Russia: chissà che cosa stanno tramando i cinesi per poterlo portare nel loro Paese.

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