Quando la biologia diventa un’arma terribile

| Fin dall’antichità il genere umano ha utilizzato oltre alle armi tradizionali altre più subdole e immateriali: dalla peste, diffusa volontariamente nel Medioevo, al gas mostarda che ha permesso la nascita della chemioterapia

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di Marco Belletti

Oggi le armi biologiche e chimiche sono vietate da regole internazionali che ne proibiscono lo sviluppo, la produzione, la conservazione, l’acquisizione, il trasferimento di agenti biologici e l’uso come armi di agenti patogeni o tossine. In pratica, è come se uccidere con fucili e bombe non crei nessun problema etico o morale, mentre usando le armi biologiche si aggiunga atrocità all’orrore. Nonostante un protocollo firmato a Ginevra abbia bandito il loro uso già nel 1925, lo sviluppo e lo studio di queste armi si è protratto fino ai tempi della guerra fredda e oltre. Il 10 aprile 1972 fu poi siglata la convenzione di Ginevra che vietata le armi tossiche, il primo trattato multilaterale sul disarmo che proibì produzione e uso di un’intera categoria di armi.

Le armi biologiche (considerate di distruzione di massa) sono agenti microbiologici nocivi, o le loro tossine, usati come strumenti per diffondere la contaminazione e il contagio in territori e popolazioni nemiche. Gli agenti biologici si dividono in virali, batteriologici e a effetto indiretto. I primi sono in grado di uccidere causando devastanti febbri emorragiche con una mortalità fino al 90 per cento dei colpiti. I secondi sono malattie come la peste mentre i terzi sono come il botulino, che causano la morte a causa delle tossine che liberano.

La civiltà umana ha da sempre utilizzato queste armi invisibili, e gli episodi sono davvero numerosi. Nel quarto secolo avanti Cristo gli arcieri sciti immergevano le frecce in cadaveri putrefatti per renderle tossiche. Più o meno nello stesso periodo i greci inquinavano con cadaveri di animali pozzi e fonti di acqua potabile dei nemici.

I barbari che invasero l’impero romano utilizzarono armi biologiche senza esserne coscienti: le popolazioni che arrivavano dall’Eurasia avevano infatti nei linfociti una proteina recettore che attaccava i batteri responsabili delle pesti (e quindi ne diventavano portatori sani) mentre la popolazione mediterranea non aveva proteine efficaci contro tali batteri.

Nel 1155 Barbarossa avvelenò i pozzi nemici con cadaveri dei suoi soldati e nel 1346 durante l’assedio di Caffa i mongoli catapultarono cadaveri morti di peste all’interno della città assediata. Probabilmente fu questo evento la causa scatenante dell’epidemia di peste nera in Europa che tra il 1347 e il 1352 uccise circa 25 milioni di persone, pari a quasi il 50 per cento degli abitanti.

Durante la campagna di Napoli nel 1495, come segno di pacificazione i soldati spagnoli offrirono agli assediati del vino allungato con sangue di lebbrosi.

Nel 1764 lo svizzero Henri Bouquet era mercenario nell’esercito britannico nell’attuale Pennsylvania. Fu lui ad avere l’idea di offrire ai nativi americani – da eliminare per liberare le terre da conquistare – coperte e oggetti infetti del vaiolo. Gli storici non hanno molte informazioni sulla popolazione delle tribù presenti in quel periodo in America, ma alcuni ritengono che i virus portati dagli Europei abbiano ucciso l’80 per cento degli indigeni. In una sorta di nemesi batteriologica, Henri Bouquet morì meno di un anno dopo a causa della febbre gialla

Durante la guerra civile americana il generale Johnston inquinò l’acqua potabile dei nemici con cadaveri di pecore e maiali. Una cinquantina d’anni dopo – durante il primo conflitto mondiale – la Germania fu accusata di utilizzare il colera in Italia e la peste a San Pietroburgo, per indebolire gli eserciti nemici, e di aver infettato circa 4.500 muli in Mesopotamia per destabilizzare gli iracheni, alleati degli inglesi. 

Tra il 1940 e il 1944 l’aviazione giapponese diffuse la peste su una decina di città della Cina, lanciando bombe di porcellana piene di virus, mentre nel 1942 la Gran Bretagna sperimentò il carbonchio (che oggi ormai tutti chiamano antrace) sull’isola scozzese di Gruinard, che rimase in quarantena fino al 1986. E nel 1943 i soldati tedeschi infestarono la provincia di Latina, bonificata durante il fascismo, con il plasmodio della malaria.

Ma sicuramente l’attacco più famoso è quello tedesco durante la prima guerra mondiale, tra fine aprile e inizio maggio 1915, nella seconda battaglia di Ypres. Fu utilizzato il gas mostarda (da allora chiamato iprite dal nome della località) contro i nemici: i morti furono oltre 5 mila. I soldati videro una nuvola sprigionarsi dai proiettili caduti ai loro piedi e sentirono uno strano odore nell’aria (per questo era chiamato gas mostarda), cominciarono a grattarsi e si riempirono di bolle e lesioni su tutto il corpo, alcuni iniziarono a tossire e sputare sangue.

Un’arma così atroce – sembra incredibile – ha anche un aspetto positivo: la chemioterapia ha infatti avuto origine proprio dal gas mostarda.

Quasi trent’anni dopo gli eventi di Ypres, un bombardamento tedesco sul porto di Bari nel 1943 fece esplodere una nave americana in cui erano stipate settanta tonnellate di gas mostarda. L’esplosione contaminò le acque del porto e il vento portò i fumi tossici sulla città, tanto che in poco tempo morirono circa 100 persone e quasi un migliaio nei mesi successivi.

Due medici americani, Louis Goodman e Alfred Gilman, studiarono le cartelle cliniche delle persone esposte al gas e si resero conto che il midollo osseo appariva come consumato e incapace di produrre globuli bianchi. Ipotizzarono che utilizzando il gas sarebbe stato possibile distruggere i globuli bianchi maligni, quelli che generano i tumori. Un soldato affetto da linfoma subì un trattamento con ciclofosfamide (un derivato dal gas mostarda, più stabile e meno volatile) e il tumore regredì sensibilmente anche se sei mesi dopo l’uomo morì.

Terminata la guerra, il chimico inglese Alexander Haddow scoprì quali parti della molecola avevano maggiore efficacia contro le cellule tumorali, e come era possibile renderle meno tossiche intervenendo sulla struttura chimica. Nacque così la chemioterapia e alcuni dei farmaci derivati dal gas mostarda sono in uso ancora oggi, come il clorambucile, il cisplatino, il carboplatino: sostanze che hanno prolungato la vita di molti malati, anche se spesso causando devastanti effetti collaterali che in modo inquietante mettono in evidenza la loro origine di gas assassino.

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