Quella chiacchierona della testa di Anna Bolena…

| Guance arrossite, volti corrucciati, parole pronunciate: sembra che una volta decapitati i cervelli funzionino ancora e permettano una certa coscienza. Ma forse si tratta soltanto di false notizie

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di Marco Belletti

Charlotte Corday deve la sua fama al fatto che il 13 luglio 1793 uccise, con una pugnalata, Jean-Paul Marat, uno dei padri della rivoluzione francese. Secondo lo scrittore Alphonse de Lamartine sembra sia stata l’amante di Marat (di nome Albertine) a fare entrare la donna nella stanza dove il rivoluzionario era sdraiato nella vasca da bagno. Bizzarro che un uomo nudo abbia espressamente chiesto alla propria amante di far entrare una donna nella sua stanza da bagno… e altrettanto curioso fu il fatto che – dopo aver tranciato la carotide del giacobino – Charlotte Corday fu bloccata da Simone Evrard, la sposa di Marat che probabilmente viveva un rapporto piuttosto aperto con le sue donne. La Corday fu arrestata e portata all’Abbaye, la prigione più vicina, per essere interrogata.

Pochi giorni dopo l’omicidio, la donna fu ghigliottinata e quando il boia schiaffeggiò la testa recisa della Corday tenendola per i capelli, sembra che alcuni testimoni abbiano visto le guance diventare rosse e il volto assumere un’espressione arrabbiata.

Adam Taylor (responsabile del “Clinical Anatomy Learning Centre” dell’università di Lancaster) ha raccolto numerose storie di teste mozzate che sembra abbiano mostrato segni di coscienza una volta staccate dal resto del corpo.

Il caso più famoso di sopravvivenza dopo il taglio della testa scovato dallo scienziato inglese è quello di un certo Mike, sopravvissuto per un lungo periodo dopo essere stato decapitato. Sembrerebbe che il taglio non sarebbe stato fatale in quanto penetrato con un angolo tale da mantenere inalterate alcune parti del sistema nervoso centrale, mentre un tempestivo coagulo di sangue avrebbe impedito al sangue di fuoriuscire.

Storia impossibile e anche assurda, se non fosse che è citata da Taylor, insieme con quella di Anna Bolena – la seconda moglie del re inglese Enrico VIII – che avrebbe parlato una volta che la sua testa era rotolata nel cesto davanti al ceppo del boia.

Taylor si è chiesto se queste storie sono false o possono offrire lo spunto per trovare prove scientifiche che il cervello umano può rimanere cosciente dopo che è stato separato dal corpo. E questo suo interesse non è nato solo per una curiosità storica, ma perché negli ultimi anni si parla sempre più spesso di un potenziale trapianto di testa umana: e più a lungo la testa e il cervello che contiene riescono a sopravvivere dopo la rimozione dal corpo originario, maggiore è la possibilità che il trapianto abbia successo.

Il cervello è un grande consumatore di energia: da solo utilizza circa il 20 per cento dell’ossigeno usato dal corpo, ma nel caso in cui i vasi sanguigni del collo siano tagliati, l’apporto di ossigeno viene interrotto e il cervello potrà usufruire solo dell’ossigeno rimasto nel sangue e nei tessuti della testa. Sostanze che naturalmente non durerebbero a lungo.

Pertanto, il movimento dei muscoli che muovono gli occhi o la bocca sarebbe ancora possibile per un breve periodo, perché i loro nervi sarebbero ancora “collegati”. A tal proposito, un altro esempio citato da Taylor è quello di un cuoco cinese ucciso dal morso di un serpente velenoso al quale era stata tagliata la testa quasi mezz’ora prima.

Le ricerche più recenti si stanno orientando verso la comprensione di quanto le persone morte (o che soffrono esperienze di “quasi morte”) siano consapevoli di ciò che stanno sperimentando. Chi ha subìto un arresto cardiaco descrive eventi che ha vissuto o che si sono verificati nella stanza in cui è stato rianimato.

In pratica, il cuore può anche non battere ma il cervello è consapevole di ciò che sta succedendo, pur senza mostrare nessun segno clinico di coscienza. Alcuni studi dimostrano che l’attività cerebrale prosegue perfino per mezz’ora dopo che il cuore ha smesso di battere: si tratta delle cosiddette “onde cerebrali delta”, spesso riscontrate anche nelle fasi di sonno e rilassamento.

Secondo altre ricerche l’attività del cervello dovrebbe invece concludersi pochi minuti dopo che il cuore ha smesso di battere con un’onda finale che spazzerebbe le sue attività: si tratta di quella che gli scienziati chiamano “depolarizzazione di diffusione”.

È evidente che non è sufficiente sapere che esistono per poter stabilire con certezza se le attività post mortem siano funzioni consce o inconsce, anche se negli esseri umani sono abbastanza evidenti da essere facilmente rilevate da un elettroencefalogramma che misura l’attività elettrica nel cervello. E in alcuni organismi viventi l’attività può durare anche fino 96 ore dopo la morte.

Record battuto da Mike, che Adam Taylor nel suo studio ha evitato accuratamente di spiegare fino alla fine che non era un essere umano, ma un pollo. Purtroppo quanto è successo a Mike il pollo è quasi impossibile che si avveri per gli esseri umani: così come è molto poco credibile che effettivamente Charlotte Corday si sia imbronciata e che Anna Bolena abbia parlato dopo che suo marito le aveva fatto perdere la testa!

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