Un dente di Neanderthal contro il razzismo

| Un piccolo reperto archeologico scoperto in un’area sui Balcani potrebbe permetterci di capire di più sui rapporti tra uomini di razze diverse. Cambiando l'idea secondo cui i Sapiens erano migliori delle etnie che invadevano

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di Marco Belletti

Con il termine migrazione si intendono gli spostamenti sia di animali sia di esseri umani da un luogo a un altro del pianeta. Gli animali le effettuano periodicamente lungo rotte ben precise e sono seguite dallo stagionale ritorno alle zone di partenza. Sono causate da motivi legati alla riproduzione, alla scarsità di cibo o a difficoltà di carattere ambientale.

La migrazione umana è un fenomeno sociale, dovuto a diversi motivi, con l’intenzione quasi sempre di stabilirsi permanentemente in una nuova zona abitativa.

Nonostante a scadenze fisse i politici ritengano necessario fare credere che sia possibile bloccare le migrazioni semplicemente chiudendo i varchi di accesso o rifiutando l’asilo e facendo rimbalzare indietro i migranti, la situazione è molto più articolata e complessa. Ma come al solito l’umanità non riesce a imparare nulla dalla storia e i politici invece di studiare le migrazioni nel passato per scoprire i motivi del loro insuccesso o dei loro esiti positivi, si abbandonano a stupide demagogie o sobillano terrori atavici nella popolazione, convincendola che il “diverso” va combattuto perché “cattivo”, quando basterebbe rinunciare a una piccola parte dei propri vantaggi sociali ed economici per vivere tutti meglio.

Le attuali migrazioni da Africa e Medio Oriente verso l’Europa hanno precedenti illustri, come per esempio quelle verso Stati Uniti e America del Sud di metà/fine Ottocento fino ad arrivare alle invasioni barbariche (che in Germania sono più correttamente chiamate “Völkerwanderung”, ossia migrazioni di popoli) o a quelle ancora antecedenti, che risalgono all’alba della nostra civiltà e ancora prima.

Mirjana Roksandic è professoressa all’Università di Winnipeg in Canada e Joshua Allan Lindal è il suo assistente: insieme con il loro team di ricerca stanno realizzando degli studi sugli uomini di Neanderthal per comprendere – anche attraverso le loro migrazioni – perché si sono estinti e perché il genere Sapiens è invece sopravvissuto. I risultati della loro ricerca compariranno sul numero di giugno del “Journal of Human Evolution” ma un’anticipazione dei loro lavori è già comparsa su “The Conversation”, il sito web della comunità scientifica mondiale.

Il team di ricerca archeologica nel 2015 trovò in una grotta della Serbia orientale il fossile di un piccolo dente molare, immediatamente riconosciuto come umano, risalente a circa 100 mila anni fa. Gli scienziati hanno studiato la forma della corona, le radici e la struttura interna effettuando misurazioni dettagliate. Tutte queste indagini hanno portato a un risultato certo: il piccolo dente apparteneva a un Neandertaliano, il primo mai trovato in Serbia.

I Neandertaliani sono una razza umana che viveva nell’Eurasia occidentale durante l’epoca pleistocenica, a partire da 500 mila anni fa. Dall’attuale Spagna si espansero gradualmente verso est fino alla Siberia. Circa 100 mila anni fa, l’homo Sapiens (cioè la nostra razza) iniziò a migrare dall’Africa verso l’Eurasia e da 40 mila anni fa i Neandertaliani cominciarono a ridursi sensibilmente di numero, ritirandosi verso ovest mentre i nostri antenati invadevano il loro territorio. Circa 30 mila anni fa gli ultimi Neandertaliani sopravvissuti in Spagna scomparvero definitivamente.

Fino a una ventina di anni fa i paleoantropologi erano convinti che i Sapiens avessero combattuto contro i Neandertaliani e li avessero sconfitti in quanto, pur essendo fisicamente meno forti, erano più intelligenti. Ovviamente oggi la storia viene raccontata esattamente al contrario: il bieco popolo migrante che attacca il pacifico abitatore delle terre invase e lo annienta.

Niente di più sbagliato, in quanto quando nel 2010 il genoma di Neanderthal è stato sequenziato per la prima volta, si è scoperto che tutti gli attuali esseri umani del mondo (tranne quelli che vivono nell’Africa subsahariana) hanno una piccola quantità del DNA di Neanderthal. E qualche anno dopo si scoprì che il DNA Sapiens era presente nei Neandertaliani.

In pratica, almeno per una parte del tempo vissuto insieme, le due razze hanno sicuramente intrattenuto rapporti non bellicosi, anche se finora non sono stati trovati scheletri dei due gruppi insieme nello stesso luogo. La questione rimane aperta perché non ci sono neppure prove evidenti di violenza, ma è ovvio che per mescolare il DNA non basta stringersi la mano…

Il ritrovamento in Serbia è particolarmente importante in quanto potrebbe aiutare a chiarire come andarono effettivamente le cose. Infatti, la penisola balcanica è una sorta di incrocio tra differenti corridoi migratori, con fiumi (come il Danubio) che permettono passaggi agevoli di uomini e animali tra le catene montuose. È da qui che i Sapiens penetrarono in Europa, in quella zona che forse i Neandertaliani consideravano casa loro.

La grotta del ritrovamento era già conosciuta per alcuni resti di migranti umani moderni più recenti e il fatto di aver trovato reperti ancora più vecchi la rende uno dei pochissimi siti dove si sa che entrambi i gruppi umani hanno vissuto nello stesso luogo, pur se forse solo in momenti diversi. La preistoria dei Balcani centrali è tuttavia ancora un periodo poco conosciuto, in quanto gli archeologi del secolo scorso hanno focalizzato studi e ricerche su epoche più recenti: i primi agricoltori, i romani e le fortezze medievali.

Oggi però qualcosa sta cambiando, e il team dell’Università di Winnipeg coadiuvato da Dušan e Bojana Mihailović (rispettivamente professore di archeologia all’Università di Belgrado e curatrice del Museo nazionale di Serbia), sta rapidamente colmando le lacune, studiando a fondo i resti umani fossili risalenti a 50 mila anni fa e oltre.

E i primi risultati stanno già arrivando: per esempio, una mandibola umana trovata tempo fa, e poi datata a circa mezzo milione di anni fa, è il più antico fossile umano scoperto nei Balcani centrali e uno dei più vecchi in Europa. Il reperto appartiene al corpo di un esponente di homo Heidelbergensis, un ominide vissuto fra 600 e 100 mila anni fa. Una razza che probabilmente ha assistito alla migrazione (un’altra!) in Europa degli uomini di Neanderthal.

Le speranze di trovare altri resti ancora più antichi è elevata: in Georgia (nella zona caucasica tra i mari Nero e Caspio, confine tra Europa e Asia) sono stati rinvenuti fossili umani datati 1,8 milioni di anni, mentre in Spagna i reperti più antichi risalgono a 1,4 milioni di anni fa. E i Balcani sono tra queste due aree, una sorta di crocevia delle migrazioni, che sta fornendo altre sorprese.

Infatti, più o meno in uno strato di terra risalente allo stesso periodo del dente, è stato ritrovato un osso di orso delle caverne con una serie di tagli inferti con utensili di pietra, probabilmente con uno scopo simbolico più che di caccia. Fino a poco tempo fa la maggior parte degli studiosi riteneva che simbolismo ed espressione artistica fossero comportamenti più moderni, appannaggio unico dell’homo Sapiens. È anche grazie a questi ritrovamenti che sta cambiando l’opinione degli paleo-antropologi, così come è merito delle recenti scoperte sapere che i Neandertaliani quasi certamente si ornavano di piume, artigli e conchiglie e dipingevano l’interno delle grotte in cui vivevano.

Il dente, l’osso dell’orso e tutti gli altri ritrovamenti futuri permetteranno una ricostruzione più dettagliata di un periodo veramente interessante, quando le migrazioni permisero a due razze umane distinte di entrare in contatto – molto probabilmente con scambi sociali e culturali – facendo più chiarezza sul perché nel nostro DNA sono presenti geni Neandertaliani.

Infine, per buona pace dei suprematisti e dei razzisti di tutto il mondo e di chi è contrario alle unioni miste tra popoli differenti, vale la pena precisare che se il DNA dei Neandertaliani manca solo ed esclusivamente nel genoma delle popolazioni subsahariane, sta a significare che molto probabilmente solo i neri d’Africa sono dei “puri” homo Sapiens. Tutti gli altri abitanti del pianeta hanno un DNA “meticcio”. E non come avverrebbe oggi in caso di unione tra persone di etnie diverse – in quanto siamo tutti Sapiens – bensì proprio mescolato con quello di un’altra razza.

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