Zinnia, la pianta che fiorì nello spazio

| Il prossimo comandante della Stazione Spaziale Internazionale sarà l’italiano Luca Parmitano, che effettuerà alcuni esperimenti fra cui uno che anni fa ha permesso la fioritura della zinnia, pianta di origine centramericana

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di Marco Belletti

Tra pochi mesi l’astronauta italiano Luca Parmitano tornerà nello spazio per la sua seconda missione in orbita, questa volta ricoprendo il ruolo di comandante – primo italiano a farlo – durante il periodo di permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale (SSI). Parmitano è un militare italiano nato nei pressi di Catania nel 1976 ed è stato anche il primo italiano a effettuare (il 9 luglio 2013) un’attività extra-veicolare nello spazio, con una passeggiata di oltre 6 ore, durante la sua prima missione.

Prima dell’arrivo dell’astronauta sulla SSI, si è iniziato a trasportare sulla stazione orbitante il materiale necessario per gli esperimenti che Parmitano effettuerà, un paio dei quali saranno particolarmente originali. Il cosmonauta avrà a disposizione le copertine di due fumetti (di Rat-Man e Nathan Never) e un paio di personaggi “Playmobil”: nello spazio contribuirà a creare un fumetto insieme agli sceneggiatori (con cui dialogherà da lassù) e inventerà giochi con l’omino di plastica. Così facendo cercherà di coinvolgere giovani e giovanissimi per avvicinarli ai viaggi spaziali, far loro conoscere la realtà del settore e far comprendere le ricadute positive che possono avere sulla vita quotidiana.

Nel frattempo, anche il resto del materiale per gli altri esperimenti che si svolgeranno sulla SSI sono partiti o stanno per farlo. La capsula “Cygnus NG-11”, decollata dalla base NASA di Wallops il 17 aprile, ha a bordo le strumentazioni per due test. Il NUTRISS terrà sotto controllo il bilancio energetico dell’astronauta durante la lunga permanenza nello spazio, misurandone costantemente la massa corporea. I dati verranno trasmessi a Terra dove un team di esperti fornirà a Parmitano feedback per una corretta alimentazione. Inoltre, i dati sperimentali ottenuti potranno essere usati nella gestione clinica di pazienti immobilizzati, malnutriti o obesi, migliorando così la loro qualità della vita.

Invece “Acoustic Diagnostics” intende valutare eventuali danni del sistema uditivo confrontando i risultati di numerosi test audiologici effettuati sugli astronauti prima e dopo la missione con test obiettivi durante la permanenza in orbita. I risultati permetteranno di mettere in evidenza eventuali danni all’apparato uditivo – anche di entità lieve e transitori – associabili alla permanenza nelle condizioni di rumore e microgravità caratteristiche della ISS, permettendo una migliore progettazione delle future stazioni spaziali.

Tra luglio e ottobre arriveranno sulla SSI i materiali per altri quattro esperimenti. Luca Parmitano – che decollerà dalla base di Baikonur il 20 luglio a bordo della “Soyuz MS-13” – da ottobre assumerà il comando della stazione spaziale. Per prepararsi nel miglior modo possibile al viaggio, l’astronauta italiano sta effettuando numerose esercitazioni, alcune presso il “Neutral Buoyancy Lab”, un’enorme piscina dove i cosmonauti mettono alla prova l’assetto in condizioni di microgravità. Anche nel prossimo viaggio Parmitano svolgerà attività extra veicolari, all’esterno della SSI.

Gli esperimenti sulla stazione spaziale sono particolarmente importanti e a volte riservano sorprese imprevedibili. Come quando l’astronauta della NASA Scott Kelly mentre ancora si trovava sulla SSI per una missione di lunga durata annunciò che per la prima volta era germogliata una pianta nello spazio, con un fiore di petali arancioni e dal rigoglioso fogliame. Si trattava della zinnia, appartenente alla famiglia delle asteracee, simili alle margherite originarie del centro America.

Le zinnie sono state piantate il 16 novembre 2015 in una mini-serra a bordo della stazione orbitante. Gli astronauti hanno dovuto affrontare diversi inconvenienti come muffa, guttazione (eccessiva dispersione di acqua dalle foglie), epinastia (quando le foglie si piegano verso il basso a causa della siccità o di altri malanni) oltre a qualche foglia morta. Il fatto che le piante non siano cresciute senza problemi ha permesso ai ricercatori di comprendere molto su come i vegetali possono fiorire in condizioni estreme, come in uno stato di microgravità. In pratica, sarebbe stato un successo anche senza fioritura, che invece è avvenuta il 15 gennaio 2016.

La scelta per l’esperimento è caduta sulla zinnia non solo per la bellezza dei suoi fiori, ma soprattutto perché è una pianta più sensibile della media alle differenze ambientali e alle caratteristiche della luce. Inoltre, siccome cresce in due o tre mesi, è difficile da coltivare. Nonostante ciò, i ricercatori sono arrivati alla fioritura e questo promette bene per il futuro. E chissà che un giorno questi esperimenti permettano ai viaggiatori dello spazio di coltivare e far crescere verdure che diventano cibo necessario alla propria autosufficienza oppure, almeno, raggiungere il risultato ottenuto da Matt Damon in “The Martian”: salvarsi la vita riuscendo a coltivare patate sulla superficie del pianeta rosso.

Per ora scienziati e astronauti sono riusciti far fiorire solo la zinnia, che comunque potrebbe essere utilizzata dagli occupanti la stazione spaziale in quanto sembra sia il rimedio floreale adatto a eliminare cefalee e altri disturbi psicosomatici (come tensioni e contratture muscolari) oltre a mettere allegria alle persone cupe e incapaci di affrontare la vita con un po’ di leggerezza.

E a bordo di un’astronave a 400 chilometri dalla Terra c’è davvero bisogno di alleggerire la tensione!

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