Six4Three, la nuova grana di Facebook

| Un’azienda esterna di sviluppatori ha citato in giudizio il social: sulla vicenda sono piombati i media, che hanno chiesto di poter divulgare un fascicolo considerato “imbarazzante” per Facebook

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Il Parlamento britannico ha ottenuto una serie di documenti interni di Facebook, dopo mesi in cui il più potente e seguito dei social media ha combattuto perché non fossero resi pubblici. La cache di documenti, alcuni dei quali includono corrispondenze tra Mark Zuckerberg e i dirigenti dell’azienda, si riferisce ad una causa presentata in California che delinea una litania di accuse contro Facebook, tra cui affermazioni sul presunto disprezzo della società per la privacy degli utenti e l’accusa di aver ideato uno schema che ha costretto i rivali ad abbandonare l’attività.

“Facebook è il più grande violatore dell’uso improprio dei dati nella storia dell’industria del software”, ha tuonato senza mezzi termini Ted Kramer, proprietario di “Six4Three”, l’azienda ormai chiusa che ha citato in giudizio il social di Menlo Park. Secondo le accuse, Facebook sarebbe in grado di ascoltare le conversazioni dei suoi utenti, tracciare la posizione e leggere i messaggi.

Kramer ha raccontato di aspettarsi che la Federal Trade Commission (FTC) e gli avvocati generali degli Stati Uniti facciano piena luce sulla vicenda. Immediata la replica di Facebook, che ha bollato senza fondamento la causa presentata dalla Six4Three.

I documenti interni sono stati ottenuti dagli avvocati di Kramer attraverso un processo legale in cui una delle parti di una causa può obbligare l’altra a fornire delle prove. La Corte Superiore di San Mateo, in California, ha però ordinato che il fascicolo rimanga non sia reso pubblico.

Tuttavia, lunedì scorso, il membro del Parlamento Damian Collins, il capo della commissione parlamentare britannica che sta indagando su Facebook, ha scritto all’ex proprietario di Six4Three, chiedendo copia dei documenti. E quando Facebook è venuto a conoscenza della richiesta, ha contattato il tribunale perché si adoperasse per ribadire il divieto. A dar ragione al colosso di Menlo Park è stato un giudice, che ha ordinato che nessuna copia dei documenti può essere rilasciata fino a nuovo ordine del tribunale, e che “il mancato rispetto sarà considerato un atto di disprezzo perseguibile per legge”.

Malgrado questo, uno degli avvocati di Six4Three, Stuart Gross, ha confermato alla CNN che la commissione britannica ha ottenuto materiali da Six4Three sotto sigillo, ma non è ancora chiaro quando sarebbero stati consegnati. 

La Six4Three è impegnata da tempo in una battaglia legale con Facebook: al centro della vicenda c’è “Pinkini”, una controversa applicazione che permetteva agli utenti di individuare le foto degli amici in costume da bagno. L’applicazione è entrata in funzione nel 2013, dimostrando di non aver violato i termini e le condizioni di Facebook. Ma due anni dopo, il social ha cambiato le politiche di condivisione delle informazioni dei propri utenti verso gli sviluppatori di app, come Six4Three e “This is your digital life”, l’applicazione finita nella bufera, accusata di aver a sua volta passato i dati a Cambridge Analityca.

Prima del cambiamento, moltissimi sviluppatori di app avevano accesso alle informazioni non solo dei loro utenti, ma anche dei loro amici. Quando Facebook ha limitato l’accesso ai dati, ha distrutto Pinkini, afferma Six4Three, con una perdita secca di 250 mila dollari.

Un caso poco conosciuto che ha attirato l’interesse di media come la CNN e The Guardian, che a giugno hanno presentato una richiesta congiunta di poter rendere pubblici i documenti, respinta lo scorso ottobre.

“Prima che il caso fosse svelato dalla CNN, la app era stata nominata ‘una delle più inquietanti di sempre - ha svelato Natalie Naugle, consigliere di Facebook - i creatori hanno commercializzato l’applicazione come un modo per sbirciare immagini di donne in bikini. Abbiamo apportato modifiche alla piattaforma nel 2014 e non ci rammarichiamo affatto che questo abbia limitato a Six4Three l’accesso alle informazioni”. Uno dei legali di Facebook, ha aggiunto che l’azienda è rimasta fedele alla scelta di chiedere che i documenti siano tenuti secretati: “Le mozioni per ottenere il sigillo sono comuni nelle controversie e di solito concesse per rispettare la riservatezza delle discussioni interne e i segreti commerciali che la divulgazione potrebbe rivelare”.

Ted Kramer è consapevole delle difficoltà, definendo la causa con Facebook l’epica battaglia di “Davide contro Golia”. “Penso sia importante capire che hanno combattuto con le unghie e i denti per evitare che queste prove diventino pubbliche, cosa che pensiamo tutti dovrebbero vedere, perché il mondo ha il diritto di conoscere la verità”.

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