Carosello, una storia italiana

| Documenti, manifesti, schizzi, bozzetti e storyboard dell’epopea del celebre contenitore di pubblicità che mandava a letto i piccoli italiani, sono i protagonisti di una mostra ospitata nel parmense

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“Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977” rappresenta un nuovo capitolo nell’indagine della storia della Pubblicità in Italia realizzata dalla Fondazione Magnani-Rocca. Allestita alla “Villa dei Capolavori”, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo di Parma, dove è in programma dal 7 settembre all’8 dicembre, segue di due annila prima esposizione dedicata alla storia della pubblicità dal 1890 al 1957, che fu l’occasione per ripercorrere la nascita e l’evoluzione della comunicazione pubblicitaria e in particolare del manifesto, permettendo al visitatore di comprenderne la genesi, dai primi schizzi ai bozzetti, fino al manifesto stampato. 

Se in quella prima tappa della storia della pubblicità fu possibile ammirare le creazioni di cartellonisti come Leonetto Cappiello, Sepo, Marcello Dudovich o Plinio Codognato - per citarne alcuni - questa nuova occasione permette di continuare a seguire l’evoluzione della storia della grafica pubblicitaria e del manifesto con grandi designer come Armando Testa, Erberto Carboni, Raymond Savignac, Giancarlo Iliprandi e Pino Tovaglia, affiancandola alla televisione, un nuovo media che con Carosello mosse i primi passi nel mondo della pubblicità.

I visitatori troveranno tantissimi celebri manifesti di quel periodo, affiancati da bozzetti e schizzi, ripercorrendo grazie ad una serie di schermi l’unicità e l’innovazione degli inserti pubblicitari di Carosello, vincolati al tempo a rigide regole di novità e lunghezza. Un modo per scoprire l’universo dei personaggi animati nati con la televisione, come La Linea di Osvaldo Cavandoli, Re Artù di Marco Biassoni, Calimero di Pagoto, Angelino di Paul Campani, fino alla moltitudine di personaggi nati dalla matita di Gino Gavioli. 

Bozzetti, schizzi, rodovetri, storyboard sono gli elementi a complemento della serie di cartoni animati presentati, a cui si aggiungono gli inserti pubblicitari in cui sono protagonisti i più importanti cantanti dell’epoca: da Mina (Barilla) a Frank Sinatra, da Patty Pravo a Ornella Vanoni e Gianni Morandi, o grandi attori come Totò, Alberto Sordi, Virna Lisi, Vittorio Gassman e grandi registi com Luciano Emmer, Mauro Bolognini, Ettore Scola e i fratelliTaviani, oltre a personaggi tv popolarissimi come Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Raffella Carrà, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

Non manca una selezione dei più importanti oggetti promozionali dell’epoca, come l’ippopotamo “Pippo”, o i gonfiabili di “Camillo il Coccodrillo”, della “Mucca Carolina”, di “Susanna tutta Panna”, che completano la presentazione della pubblicità dei primi trenta anni della seconda metà del Novecento. Carosello ebbe successo anche perché creò e impose i suoi caratteristici personaggi: Umberto Eco, nel saggio“Ciò che non sappiamo della pubblicità televisiva”, all’epoca sosteneva che si trattava di personaggi ambigui ed esili che a differenza degli eroi e dei personaggi mitologici tradizionali, non erano “portatori di un’idea” e avevano perso “la nozione di ciò che dovevano simboleggiare”. Eppure, forse proprio grazie a questa loro apparente debolezza comunicativa, hanno saputo integrarsi efficacemente con la cultura di massa della società italiana, diventando vere e proprie “icone”, anche indipendentemente dai prodotti da cui erano nati.

La pubblicità di quel periodo – dal 1957 al 1977, non solo televisiva – introdusse una vera e propria rivoluzione nel patrimonio culturale e visivo di tutti. Carosello era trasmesso in bianco e nero, ma per gli italiani era ricco di colori, quelli di un nuovo mondo fatto di beni luccicanti che si presentavano per la prima volta sulla scena sociale: lavatrici, frigoriferi, automobili, alimenti in scatola.

Carosello non era semplicemente pubblicità, ma un paesaggio fiabesco dove regnavano la felicità e il benessere, estremamente affascinante per gli italiani, che arrivavano da un lungo periodo di disagi e povertà. Un paesaggio onirico che esercitava un effetto particolare nei piccoli paesi, nelle campagne e nelle regioni più arretrate, dove rendeva legittimo l’abbandono di quell’etica della rinuncia che apparteneva alla vecchia cultura contadina, in favore dell’opulenza della città e dei suoi beni di consumo. Carosello ha insegnato a vivere la modernità del mondo dell’industria, spiegando che esistevano dei nuovi beni senza i quali non ci si poteva sentire a pieno diritto del nuovo modello sociale urbano, industriale e moderno.

Seppure vincolato dalle rigide norme imposte dalla “Rai” puritana dell’epoca, ha comunque potuto mostrare le gratificazioni e le diverse fonti di piacere che erano contenute nei nuovi beni di consumo. Forse non è un caso che a Carosello lavorassero i migliori creativi e le migliori intelligenze del teatro e del cinema italiano dell’epoca.

L’esposizione, fra gli altri contributi, si avvale della collaborazione col prestito di un importante numero di bozzetti originali e manifesti di Carboni, Iliprandi, Testa, Tovaglia del Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, e di manifesti d’epoca del Museo nazionale Collezione Salcedi Treviso e della Collezione Alessandro Bellenda –Galleria L’IMAGE, Alassio (SV), di archivi aziendali e di importanti collezioni private. Per tutta la parte filmica si avvale del contributo dell’Archivio Generale Audiovisivo della Pubblicità Italiana e del personale apporto del suo Fondatore e Direttore, lo storico della pubblicità Emmanuel Grossi.

L’Archivio Storico Barilla ha messo a disposizione alcuni spettacolari caroselli con Mina (1967) con gli abiti disegnati da Piero Gherardi, costumista di Fellini, rari “rodovetri” utilizzati per le animazioni dei caroselli con Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, per il Gran Pavesi disegnati da Marco Biassoni e alcune storie di Topo Gigio, testimonial per i Pavesini fra il 1963 e il 1975. La mostra è curata da Dario Cimorelli, cultore di storia della pubblicità, e Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione.

INFO PRATICHE

CAROSELLO. Pubblicità e Televisione 1957-1977

Fondazione Magnani Rocca

7 settembre - 8 dicembre 2019

via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).

Apertura: tutti i giorni, festivi compresi.

Orario: martedì-venerdì 10-18, sabato, domenica e festivi continuato 10-19. Lunedì chiuso.

Ingresso: € 12,00 valido anche per le raccolte permanenti;  € 10,00 per gruppi (venti pax), € 5,00 per le scuole. Il sabato ore 16:00 e la domenica e festivi ore 11:30, 15:30, 16:30, visita alla mostra con guida specializzata.

Prenotazioni: segreteria@magnanirocca.it

Mostra e Catalogo: (Silvana Editoriale) a cura di Dario Cimorelli e Stefano Roffi, saggi in catalogo di Omar Calabrese, Stefano Bulgarelli, Dario Cimorelli, Emmanuel Grossi, Roberto Lacarbonara, Stefano Roffi.

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