Disobbedire civilmente contro le leggi ingiuste

| Risale a quasi due secoli fa il saggio in cui Thoreau afferma che è necessario disubbidire a regole inique con una resistenza non violenta. Il caso Rackete fa comprendere quanto siano ancora attuali i concetti del pensatore statunitense

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Di Marco Belletti
Il filosofo Stanley Cavell considera Henry David Thoreau una delle menti più sottovalutate cui l’America abbia dato vita. Nato nel Massachusetts esattamente 202 anni fa (il 12 luglio 1817), Thoreau è un filosofo, scrittore e poeta famoso soprattutto per il saggio “Disobbedienza civile” in cui condanna le scelte del governo statunitense riguardanti la schiavitù tollerata e la guerra espansionistica contro il Messico, sostenendo essere ammissibile non rispettare le leggi quando vanno contro la coscienza e i diritti dell’uomo. 

Thoreau trae spunto per il suo saggio da una esperienza che vive nel 1846 quando rifiuta di pagare la poll-tax che il governo impone per finanziare la guerra contro il Messico, da lui giudicata moralmente ingiusta e contraria ai principi di libertà, dignità e uguaglianza degli Stati Uniti. Incarcerato, resta in cella una sola notte in quanto una sua zia paga la tassa al suo posto, nonostante lui sia contrario.

Thoreau scrive che è necessario disubbidire a leggi ingiuste, o perlomeno attuare una sorta di “resistenza”, cioè non una rivolta violenta o una rivoluzione armata ma semplicemente una non collaborazione col governo che le impone. Inoltre, per il saggista americano qualsiasi forma di governo limita drasticamente le prerogative degli individui, perché significa far decidere solo a chi governa ciò che è giusto e ciò che non lo è, senza considerare opinioni ed esigenze del popolo. Inoltre, Thoreau sostiene che “il governo migliore è quello che non governa affatto”, ispirando così i primi movimenti di protesta e resistenza non violenta e, in tempi più recenti, Gandhi e Martin Luther King.

“Non vi sarà mai – afferma – una nazione veramente libera e illuminata fino a quando lo Stato non giungerà a riconoscere l’individuo come una forza indipendente e lo tratterà di conseguenza”. Per Thoreau uno Stato giusto non è fatto di masse informi, di folle senza identità, ma è composto di individui diversi tra loro, e diviene ingiusto quando le persone perdono la capacità di giudizio.

Per comprendere la modernità del pensiero di Thoreau è sufficiente trasportare i concetti che esprime ai tempi nostri e confrontarli con l’attualità di tutti i giorni. Il governo italiano – che sembra seguire l’unica regola di proteggere i cittadini in modo ottuso, motivato solo dal rancore razzista e classista – si è trovato alcuni giorni fa a fronteggiare una sola persona che ha per così dire messo in pratica l’insegnamento della disobbedienza civile: Carola Rackete.

Nel pieno rispetto di quanto affermato da Thoreau, un governo ingiusto non poteva che arrestare la donna per condannare quanto da lei fatto e pensato, confermando il pensiero del filosofo: “sotto un governo che imprigiona ingiustamente, il posto per una persona giusta è la prigione”.

L’arresto di Rackete non è poi stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari, che ha escluso il reato di resistenza e violenza a nave da guerra e ha confermato che la donna ha agito per adempiere un dovere. Il ministro Salvini ha richiesto l’espulsione di Rackete (non accettata dal pubblico ministero) e ha definito la donna pericolosa per la sicurezza nazionale, in attesa di poter esternare chissà quali altri commenti quando si concluderanno le indagini per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Thoreau molto probabilmente sarebbe orgoglioso della giovane “capitana” che da un lato è stata violentemente insultata e dall’altro sostenuta, e di fatto ha spaccato in due l’opinione pubblica, raggiungendo l’obiettivo di non permettere a nessuno di restare indifferente. È stato così sconfitto uno Stato ingiusto, quello in cui le persone non oppongono una vera resistenza e pur dichiarandosi contrari restano immobili nella loro condizione. Per Thoreau il cambiamento si raggiunge nel momento in cui le leggi ingiuste di una nazione si spezzano contro la risolutezza di una sola persona.

È bastato un semplice gesto di disobbedienza civile per porre la politica italiana riguardante l’immigrazione di fronte alle sue debolezze, mettendo in risalto l’inefficacia del decreto Salvini.  

Siccome è evidente che esistono leggi ingiuste, i dubbi di Thoreau sono: dobbiamo chinare il capo, accettarle e obbedire? Dobbiamo cercare di modificarle, rispettandole comunque fino a che non riusciremo a cambiarle? Oppure ancora dobbiamo non rispettarle immediatamente? Nel suo saggio, il filosofo americano scrisse di temere che la schiavitù sarebbe stata debellata solo quando non fosse più stata di interesse per nessuno. Dobbiamo attendere che la tragedia dei migranti non interessi più nessuno per vedere finire la manfrina di un governo che non intende aiutare altri esseri umani trincerandosi dietro una politica ipocrita di difesa dei cittadini e del territorio?

Il problema attuale dei migranti è falso: secondo i dati dell’UNHCR (l’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2019 sono sbarcate in Italia 2.769 persone. Nello stesso periodo dell’anno scorso arrivarono nel nostro Paese circa 16 mila migranti ed erano stati addirittura 84 mila nel primo semestre 2017. Un ministro di una nazione composta da oltre 60 milioni di abitanti non può definire un’invasione l’arrivo di poco più di 5 mila persone in un anno, tra l’altro quasi tutti disperati in fuga da guerre, carestie, violenze. Persone come noi che nella quasi totalità dei casi sarebbero ben contente di trovare un lavoro e una sistemazione, di integrarsi nella società.

Gli sbarchi di questi anni non avrebbero dovuto cogliere impreparata la nostra classe politica, in quanto non sono i primi e neppure i più consistenti. Per restare in tempi moderni, alla caduta del governo comunista albanese, il 9 febbraio 1991, oltre 10 mila persone si ammassarono nel porto di Durazzo per emigrare in Italia in cerca di lavoro. Il 7 marzo arrivarono a Brindisi, nel giro di poche ore, circa 27 mila albanesi. E l’8 agosto giunsero nel porto di Bari altri 20 mila migranti. Attualmente sono circa 640 mila gli albanesi in Italia, di cui 190 mila naturalizzati.

Finché la presenza sul nostro territorio degli albanesi era vista come un’invasione, non passava giorno senza che qualcuno non li accusasse di qualche nefandezza, ma nel momento in cui l’attenzione mediatica e politica si è scontrata contro l’indifferenza dell’opinione pubblica, nessuno (o quasi) ha più considerato gli albanesi invasori o delinquenti.

Lo stesso succederà ora con i nuovi migranti, disperati che continueranno a morire in mare finché non smetteranno di fare notizia e allora nessuno parlerà più di loro anche se il Mediterraneo continuerà a inghiottire i loro corpi. “Se ho ingiustamente strappato la tavola a cui si aggrappava un uomo che sta per annegare, devo restituirgliela a costo di annegare io stesso”: questo un passo del saggio “Disobbedienza civile” scritto nel 1849. 

Sicuramente Stanley Cavell aveva ragione: Thoreau è stato uno dei pensatori più sottovalutato della storia umana.

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