I blackout fanno nascere i bambini

| Dopo alcune interruzioni piuttosto prolungate nella fornitura di elettricità, così come alla fine della seconda guerra mondiale, si sono registrati picchi nelle nascite. Lo scenario che ci aspetta post pandemia potrebbe essere analogo

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Di Marco Belletti
Blackout è un’espressione inglese con cui si indica la mancanza della fornitura elettrica per un periodo di tempo tale da causare problemi alle attrezzature della nostra civiltà industriale. Il blackout più grave che si è mai verificato risale al 1999, quando nel sud del Brasile dall'11 marzo al 22 giugno 1999 circa 100 milioni di persone rimasero senza corrente da San Paolo a Rio de Janeiro, da Minas Gerais al Mato Grosso. A provocarlo fu un fulmine che colpì alle 22:16 una stazione elettrica nello stato di San Paolo: il calo improvviso causò sbalzi di corrente alle altre centrali con ripercussioni drammatiche e danni incalcolabili. Solo a Rio furono oltre 1.200 i poliziotti che presidiarono le strade per evitare saccheggi, mentre San Paolo fu praticamente chiusa per giorni al fine di evitare rapine.

New York ha sofferto tre gravi interruzioni dell’erogazione di energia elettrica. La prima è il “blackout del Nord Est” di martedì 9 novembre 1965 che coinvolse parte dell’Ontario in Canada e – negli Stati Uniti – Connecticut, Massachusetts, New Hampshire, New Jersey, New York, Rhode Island, Pennsylvania e Vermont.

La causa del guasto fu un relè di protezione su una delle linee di trasmissione di una centrale idroelettrica nei pressi delle cascate del Niagara, che scattò alle 17:16 quando in una giornata particolarmente fredda la richiesta di energia per riscaldamento, illuminazione e cottura oltrepassò il limite e la linea si sovraccaricò. Immediatamente l’energia si trasferì ad altre linee, causandone il sovraccarico e lo scatto dei relativi relè, lasciando al buio per 13 ore oltre 30 milioni di persone in 210mila chilometri quadrati. La situazione più grave fu affrontata negli ospedali, dove non tutti i generatori di emergenza funzionarono. Il secondo blackout che colpì New York iniziò alle 21:30 del 13 luglio 1977 e terminò la sera del giorno dopo. A differenza degli altri due casi, questo rimase circoscritto all’area cittadina. Fu un fulmine a provocare un’avaria a una stazione elettrica che si espanse su tutto il sistema di trasmissione dell’energia della città. Durante il blackout in alcuni quartieri si scatenarono rivolte urbane, con scontri per le strade, incendi, danneggiamenti e razzie: furono 1.600 i negozi derubati. Il bilancio dei danni provocati dalla mancanza di corrente e dai tumulti fu calcolato in circa 300 milioni di dollari dell’epoca, pari a oltre un miliardo e 100 milioni di dollari odierni.

Il terzo e più disastroso blackout del 14 agosto 2003 coinvolse nuovamente buona parte del Nord America. Iniziò alle 16 coinvolgendo 55 milioni di persone, e terminò solamente un paio di giorni dopo. All’epoca fu considerato il secondo più grande blackout della storia, dopo quello del 1999 in Brasile.

La causa fu un bug al software del sistema di allarme di una società di fornitura elettrica in Ohio. Il bug innescò una reazione a catena tra blocchi cautelativi di interi settori della rete e arresti per sovraccarico di altri, provocando il blackout e rendendo molto complicato risalire alla causa.

L’interruzione della fornitura di energia elettrica ebbe gravi conseguenze: si fermarono i trasporti e quasi tutte le attività, molte furono le persone bloccate in ufficio o per strada che non riuscirono a tornare a casa se non il giorno successivo, e 11 persone morirono per cause collegate all’assenza di energia elettrica.

Le segnalazioni di un presunto “baby boom” – cioè di un sensibile aumento delle nascite – nove mesi dopo le date dei blackout sono state più volte avanzate, ma secondo gli esperti in statistica e natalità sono da considerarsi infondate. Nella sua ultima ‘Nota diplomatica” (newsletter di informazione online), James Hensen ha descritto alcune delle più famose occasioni in cui si è assistito a un baby boom provocato da fattori sociali o tecnologici.

Durante un lungo sciopero dei minatori del carbone con relativo embargo petrolifero – dal 1° gennaio al 7 marzo 1974 – il governo britannico fu costretto a limitare la settimana lavorativa a soli tre giorni e sembra che l’aumento delle nascite fu considerevole, anche se non si hanno dati certi. Sicuro invece l’aumento del 4% (27 mila nascite in più) nel 1992 in Colombia, quando si verificò un lungo blackout elettrico. Nel 2008 per quattro settimane una parte di Zanzibar rimase senza elettricità: la differenza del tasso di natalità nei mesi successivi con la parte dell’isola che non subì il blackout fu del 17%.

In realtà – spiega Hensen – l’espressione “baby boom” fu coniata dopo la forte crescita delle nascite al termine della seconda guerra mondiale, in Europa e soprattutto negli Stati Uniti, dove nel giro di un anno nacquero ben 38 milioni di bambini.

Il baby boom post bellico fu sicuramente favorito dalla rapida rinascita dopo i lunghi anni di guerra e dalla ventata di ottimismo che – a parte i rapporti freddi e al limite di un nuovo conflitto tra l’Occidente e il blocco sovietico – coinvolse quasi tutte le economie del mondo.

Qualcuno afferma che presto vivremo, pur con le evidenti differenze, un periodo analogo non appena terminerà la pandemia. Anche se, siccome non ci sarà una data precisa di termine del contagio come invece c’era stata per la fine della guerra, la nascite in più potrebbero protrarsi per un periodo di tempo più lungo e diluito. In realtà si stanno facendo avanti anche altre ipotesi, decisamente più pessimiste, che prevedono per il nostro futuro un periodo di post crisi fatto se non di miseria sicuramente di decrescita non troppo felice che porterà a valutare con molta attenzione - più di quanto fatto finora - la nascita di eredi.

Per vedere chi avrà ragione tra le due scuole di pensiero basta aspettare qualche mese: sotto Natale, calcolando la data d’inizio di isolamenti e quarantene, potrebbe arrivare il regalo di una ondata di neonati speriamo pronti a comportarsi, tra di loro e nei confronti del pianeta, meglio di quanto fatto dai loro genitori e nonni.

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