La politica che ci attende

| Benjamin Studebaker, professore a Cambridge, ritiene che la fine dell’ordine liberale scatenerebbe il caos nel mondo. La sua sopravvivenza significherebbe invece una sofferenza economica senza limiti. Qual è la soluzione?

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Di Marco Belletti
In maniera molto evidente, gli Stati Uniti dopo la fine del secondo conflitto mondiale – prima con il presidente Franklin Delano Roosevelt quindi con Harry Truman – hanno guidato la costruzione di un ordine liberale mondiale, con una serie di interventi internazionali concordati con gli Stati nazionali. L’obiettivo è stato sostenere pace e prosperità dopo le devastazioni della guerra, evitando che fascismo (e comunismo…) si diffondessero.

A partire dagli ultimi anni del Ventesimo secolo, tuttavia, l’ordine liberale è cambiato, in quanto non si tratta più di proteggere l’Occidente da comunismi e fascismi creando programmi sociali, costruendo reti di sicurezza e intervenendo sui salari – semplicemente mantenendoli adeguati a un tenore di vita che non provochi insofferenze. Anzi, l’ordine liberale è di fatto diventato uno dei motori che spingono la globalizzazione, cercando di integrare economicamente il pianeta in un unico sistema. In pratica, si è trasformato da strumento di difesa del liberalismo a mezzo di esportazione in ogni parte del mondo.

Benjamin Studebaker è docente associato di politica e studi internazionali all’università di Cambridge e ha affrontato l’argomento in un lungo articolo apparso sulla rivista online “The Conversation”, cercando di mettere in evidenza i pro e i contro dell’ordine liberale che, attualmente, ricerca la stabilità mondiale rendendo mobili il capitale e il lavoro. Secondo Studebaker la mobilità del capitale permette a beni e imprese di spostarsi in aree con differenti tipi di regole economiche in quanto – quando il capitale è mobile – i controlli non impediscono a singoli e imprese di spostare i loro beni da un’economia a un’altra. La mobilità del lavoro consiste invece nello spostare i lavoratori, trasferiti grazie alla mobilità del capitale.

I rapidi flussi di investimenti e di persone da un luogo all’altro facilitano la crescita economica e riducono il costo dei beni di consumo, ma producono instabilità: spostare troppo denaro troppo rapidamente genera bolle speculative mentre prelevare troppo denaro troppo in fretta produce crisi di credito. Inoltre, inserire troppe persone troppo rapidamente in una regione mette a dura prova i servizi pubblici e potenzialmente deprime i salari. Infine, togliere troppe persone troppo rapidamente da una regione produce fughe di cervelli, riducendo eccessivamente le competenze necessarie alla regione per prosperare. La conclusione cui giunge Studebaker è che l’ordine mantiene mobili il capitale e la manodopera ma non li governa: i flussi, pertanto, possono non essere più controllati e quindi provocare gravi problemi.

Inoltre, l’ordine liberale opera a livello globale, regionale e nazionale. Nel primo caso è costituito da grandi organizzazioni internazionali che si occupano principalmente della regolamentazione di commercio, prestiti e investimenti, come per esempio il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale. A livello regionale, l’ordine crea relazioni commerciali più strette, con accordi come lo United States-Mexico-Canada Agreement (USMCA, un tempo NAFTA cioè North American Free Trade Agreement). Nel caso dell’Unione Europea, le istituzioni regionali forniscono anche la libera circolazione delle persone, un’unione monetaria e un insieme comune di norme e regolamenti fiscali. Infine, a livello nazionale, l’ordine è garantito dai partiti politici che si impegnano a difenderlo e a mantenerlo.

In pratica, per Studebaker l’ordine liberale è una grande integrazione economica, che tuttavia dipende ancora dall’impegno e dalla partecipazione degli Stati nazionali in quanto le istituzioni a livello globale e regionale non hanno collegamenti diretti con gli elettori, ma contano sulla capacità dei partiti nazionali di rimanere politicamente competitivi sul territorio. Se si indeboliscono i partiti liberali, altrettanto capita all’ordine.

Dal 2008 a oggi, i partiti socialdemocratici tradizionali sono stati indeboliti e battuti da nuove formazioni più radicali. Bernie Sanders ha disturbato l’equilibrio del partito democratico statunitense, lo stesso ha fatto Jeremy Corbyn nel Regno Unito con il partito laburista, mentre in Italia è evidente quanto è successo con la rapida ascesa del movimento 5 stelle. A destra, negli Stati Uniti Donald Trump ha inscenato una presa di potere ostile del partito repubblicano, nel Regno Unito il partito conservatore ha spinto la nazione fuori dall’Unione Europea e i repubblicani francesi sono stati sfidati dal partito di Marine Le Pen. Questi movimenti in forte crescita cercano di eliminare o almeno di ignorare l’ordine liberale.

In ogni caso, afferma Studebaker, l’ordine non è indifeso in quanto le istituzioni (globali e regionali) hanno gli strumenti per ostacolare i partiti e creare difficoltà economiche alle popolazioni che li votano. L’Unione Europea, il FMI e la Banca Mondiale possono negare alle nazioni l’accesso ai fondi necessari, minacciando una crisi economica qualora non riuscissero a rispettare le regole, e i governi sono consci del fatto che potrebbero non sopravvivere se le organizzazioni applicassero quanto minacciato. Nel 2015, per esempio, la Grecia ha cercato di resistere alle richieste di austerità dell’Unione Europea, minacciando di abbandonare l’eurozona se la UE si fosse rifiutata di offrire un maggiore sostegno finanziario. Ma l’uscita dall’euro avrebbe danneggiato gravemente l’economia greca nel breve termine, e Bruxelles lo sapeva, pertanto ha “visto” il bluff della Grecia, che ha fatto un passo indietro. E SYRIZA è stato in seguito sconfitto da Nuova Democrazia, il tradizionale partito greco di centro-destra.

Sempre dopo il 2008 le istituzioni globali e regionali hanno spinto molti Stati a tagliare la spesa pubblica, eliminando programmi sociali e indebolendo servizi pubblici e infrastrutture. In molti Paesi il tenore di vita degli elettori è peggiorato, mentre la mobilità dei capitali ha reso più facile per i miliardari e le imprese spostare rapidamente i loro beni in tutto il mondo: ciò significa detenere un enorme potere sui governi nazionali.

Per Studebaker, se un governo aumenta le imposte per sostenere i servizi pubblici, le persone e le imprese tassate potrebbero abbandonare il Paese, privandolo sia del gettito fiscale sia di lavoro e investimenti. La recessione che ne conseguirebbe potrebbe costare al governo la sconfitta nelle successive elezioni. Per attirare gli investimenti, i governi sono costretti a contendersi il favore di oligarchi e multinazionali, con tasse ridotte e salari bassi: questo comportamento potrebbe non essere accettato dagli elettori e – di nuovo – potrebbe costare al governo la sconfitta nelle successive elezioni.

La scelta prospettata dal docente di Cambridge è di difficile soluzione per un governo, che può continuare a seguire una strategia nazionalista e mantenere vivo l’ordine liberale, creando così le condizioni per una cocente sconfitta che porterà allo scioglimento dell’ordine, con il crollo della crescita economica, un aumento consistente dei costi di beni e servizi. Il tenore di vita dei cittadini si ridurrebbe drasticamente. In questo modo tornerebbe in auge lo Stato-nazione, a discapito della prosperità che l’Occidente ha mantenuto e cercato di incrementare negli ultimi 70 anni.

L’altra possibilità è affrontare riforme democratiche radicali, con la convinzione che possano dare potere al governo che le attua, o almeno la sensazione di potere. Così facendo i cittadini crederanno di decidere ma le risoluzioni critiche saranno prese lontano dagli elettori: una nazione di illusioni, dove le istituzioni a cui partecipiamo non sono quelle che formano la nostra vita.

Infine, conclude Studebaker, sarebbe possibile cercare di salvare l’ordine costruendo istituzioni che permettano ai governi di gestirlo in modo adeguato ma per farlo sarebbe necessaria la presenza di politici ben diversi da quelli attuali, e questo molto probabilmente non sarà possibile ottenerlo. Ciò significa che gli Stati nazionali uccideranno l’ordine liberale o troveranno il modo di presentarlo agli elettori come sogni democratici. Questa situazione potrebbe non durare a lungo…

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