La truffa dei vecchietti centenari

| Un ricercatore avrebbe sfatato il mito delle “zone blu”, dove le persone raggiungono più agevolmente il secolo di vita. Alla base di questo record non ci sono particolari condizioni ambientali, ma errori nella registrazione delle nascite

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Di Marco Belletti
Come per quasi tutte le indagini, anche per quanto riguarda la lunghezza media della vita umana i dati sono discordanti. Secondo lo “United Nations World Population Prospects” a livello mondiale il valore medio è di 71 anni e sei mesi (68 anni e 4 mesi per i maschi e 72 anni e 8 mesi per le femmine), mentre a sentire il “World Factbook” è di 69 anni: 67 anni per i maschi e poco più di 71 per le femmine. I dati della “World Health Organization”, che risalgono al 2015, affermano che le donne vivono mediamente più degli uomini in tutti i Paesi del mondo, tranne che in Mali e Swaziland.

Ai primi posti della classifica si piazzano il Giappone (con un’aspettativa di vita alla nascita di quasi 84 anni) seguito da Svizzera (83 anni e mezzo) e Singapore (poco più di 83 anni). Al fondo tre stati africani: la repubblica Centrafricana (53 anni e mezzo), l’Angola (meno di 52 anni e mezzo) e la Sierra Leone, con poco più di 51 anni.

Si tratta di valori ancora ben lontani dal secolo, eppure sempre più esseri umani raggiungono e superano questa soglia.

Secondo “Real Politics”, tra il 1980 e il 2010, tra i cittadini statunitensi (la cui aspettativa di vita non va oltre i 79 anni e 4 mesi, al 31esimo posto nel ranking mondiale) il numero di centenari è aumentato del 68% mentre secondo l’Istat in Italia – sesta assoluta con 82 anni e nove mesi – negli ultimi 10 anni i centenari sono passati da 11 mila a oltre 14 mila. Altro valore interessante diffuso dall’Istat è che gli italiani che hanno raggiunto i 105 anni sono più che raddoppiati nello stesso periodo: da 472 nel 2009 a 1.112 quest’anno, con un aumento pari al 136 per cento.

È difficile trovare una reale spiegazione scientifica al raggiungimento di questi risultati, in quanto i centenari sono nati in un periodo in cui l’igiene non era né troppo considerata né praticata e queste persone sono diventate adulte prima della massiva introduzione degli antibiotici nei protocolli medici e prima delle importanti evoluzioni scientifiche nella seconda metà del secolo scorso.

Inoltre, un altro aspetto che provoca numerosi dubbi nella comunità scientifica è il fatto che gli ultracentenari non sono equamente distribuiti in regioni e province delle diverse nazioni. I demografi definiscono “zone blu” le aree con una elevata concentrazione di iper-longevi, spesso periferiche e isolate. Le zone blu più conosciute e citate a esempio sono delle isole: Okinawa in Giappone, Icaria in Grecia e alcune aree della Sardegna.

È molto dibattuta la ricerca del motivo per cui si verificano queste concentrazioni anomale. Alcuni spiegano che si tratta di fattori dietetici come il consumo di verdure, altri assegnano il merito a una valida rete sociale di sostegno, altri ancora parlano di genetica ma in realtà una risposta che soddisfi gli scienziati ancora non è stata trovata.

Nell’isola di Icaria praticamente tutti gli uomini ultracentenari hanno il vizio del fumo, non si fanno scrupoli nel bere ouzo in abbondanza e molti sono analfabeti. La comunità scientifica ritiene che il loro stile di vita non consenta di vivere più a lungo che in altre aree, ma i fatti smentiscono queste opinioni, per cui è necessario cercare un approccio diverso al problema.

L’idea forse giusta è venuta a Saul Justin Newman – ricercatore del Biological Data Science Institute dell’Australian National University – che affascinato da questo enigma ha pensato di affrontare il problema da un diverso punto di vista, allargando l’indagine ad altri aspetti comuni tra le differenti zone blu. Da questo lavoro sono emersi alcuni fattori in comune, abbastanza sorprendenti: tutte le aree hanno bassi redditi, un alto tasso di analfabetismo e di criminalità e soprattutto un’aspettativa di vita inferiore alla media nazionale.

La conclusione cui giunge Newman è per certi versi davvero singolare: secondo il ricercatore è fortemente credibile l’ipotesi che si tratta di errori delle amministrazioni locali nella registrazione dei dati relativi alle nascite. Forse non si può parlare di frode, ma secondo lo scienziato sarebbero sicuramente falsi la maggioranza, se non tutti, dei notevoli record di longevità registrati in aree depresse del pianeta.

Newman ha analizzato a fondo i dati di due Paesi – Italia e Stati Uniti – mettendo in evidenza come in linea di principio la “certificazione” dei dati sulle registrazioni delle nascite siano in queste due nazioni quasi sempre molto affidabili. Tuttavia, limitandosi soltanto ai cosiddetti “super-centenari” – cioè le persone che hanno superato i 110 anni – ha scoperto che negli USA l’82 per cento delle nascite di questi recordman sono avvenute prima del 1900, quando fu introdotta la registrazione obbligatoria: in pratica la loro venuta al mondo non è regolarmente documentata. E prendendo in esame i dati posteriori all’introduzione della registrazione, il numero dei super-centenari crolla dell’80 per cento.

Analoga la situazione in Italia, anche se l’introduzione della registrazione su base nazionale è precedente a quella statunitense. Infatti, forti incongruenze nei dati avallerebbero la teoria di Newman che ci troviamo di fronte a un certo numero di errori nel registrare le date di nascita e le conseguenti età. A confermare questa idea il fatto che gli italiani più longevi sono concentrati nelle province più povere e con l’aspettativa media di vita più bassa del Paese.

A livello sociale si tratta di un problema di poco conto, in quanto le persone che superano i 110 anni di vita sono davvero poche e la loro longevità ha un peso minimo nell’economia pensionistica globale. Ma per gli scienziati si tratta di una sorta di piccolo oltraggio, un’onta da lavare con ulteriori serrate ricerche per comprendere quale sia davvero il segreto di una vita sempre più lunga.

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