La violenza genera violenza

| Un convegno ospitato dal Circolo dei Lettori di Torino, si è soffermato sul “Codice Rosso”, la corsia preferenziale per i casi di violenza domestica

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Di Germana Zuffanti
La violenza genera violenza. Punto. Le violenze nei confronti delle donne sono sempre spregevoli, causano sofferenze e dolori non solo alla persona direttamente ma anche agli eventuali figli, alla famiglia ed hanno effetti secondari e collaterali sulla società, che si sta trasformando e mostra sempre più spesso il suo lato peggiore, quello più vulnerabile, il più istintivo e primordiale.

Due sere fa, nella cornice della Sala Grande del “Circolo dei Lettori” di Torino, è “andato in scena” un convegno dal titolo “Il Codice Rosso”: protagonisti il professor Lino G. Grandi, direttore dell’Adler Institute di Torino e l’avvocato Maurizio Cardona, matrimonialista di fama e presidente di “Di-action”, nonché l’attrice Viren Beltramo che, con il suo monologo “Clitemnestra o Del crimine” di Marguerite Yourcenar, ha interpretato magistralmente una moderna Clitemnestra. Fra i presenti anche il rappresentante del sindacato italiano militare dell’Arma dei Carabinieri, il dottor Pier Luigi Capra, che ha portato la sua esperienza in tema di violenze e sollecitato la formazione per le forze dell’ordine, coinvolte sempre in prima linea nei casi di violenze domestiche.

Il prossimo 25 novembre sarà la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: la giornata è stata istituita partendo dall’assunto che si tratti di una palese violazione dei diritti umani, una conseguenza della discriminazione contro le donne dal punto di vista legale e pratico, generata dall’atavica convinzione che il loro ruolo fosse relegato alla custodia della casa e dei figli. 

La natura del genere femminile è stata la causa della sua stessa condanna oppure la società si è evoluta e la donna ha assurto a nuovi ruoli tutelata dalla legge?

L’avvocato Cardona fa una profonda ed a tratti amara riflessione sulla sua ricca esperienza quotidiana ventennale di legale come parte nelle vicende che spesso rappresentano quadri di violenze inenarrabili. Violenze a cui anche l’apparato burocratico della giustizia italiana fa fatica a star dietro e che, soprattutto, stenta a risolvere.

Il Codice rosso ne è la soluzione? Forse lo sarà, rappresenta un passo importante della macchina della giustizia, che si è resa conto delle falle del sistema e cerca di mettere uno “stop” alle violenze oramai all’ordine del giorno, dando una corsia preferenziale alle donne che denuncino e possono ottenere misure cauterali più oculate.  Ma cosa fare in questa società così “fluida”, in continuo cambiamento? La figura di Clitemnestra è davvero così attuale? Può un mito essere ripreso per parlare della violenza al mondo d’oggi? Clitemnestra subì, nel mito, una delle più atroci sofferenze da parte di un uomo, cioè l’uccisione violenta del proprio figlio… e poi ancora di un’altra: la vendetta della donna è stata il frutto dell’amore smodato prima nei confronti del suo uomo, poi il desiderio di essere considerata. Un amore frustrato e maltrattato. E durante la serata, come ha ricordato il professor Grandi, la figura mitologica riassume il concetto di violenza, di dolore e di disperazione, e assurge a rappresentare non la donna che ha ucciso il proprio marito con la coscienza e volontà di farlo, ma la spiegazione di come, a volte, un amore può deviare e tramutarsi in morte. Di una donna purtroppo, ma anche di un uomo.

Ciò che bisognerebbe fare è sensibilizzare le nuove generazioni e ogni essere umano sulle violenze fisiche e psicologiche che milioni di donne, in ogni parte del mondo, soffrono dentro e fuori le mura domestiche. Per questo sarebbe utile si ripartisse dall’arcaico, dall’entità più piccola eppure più forte che racchiude, in nuce, tutto il resto: la famiglia.

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