Le emozioni degli italiani durante il lockdown

| Oltre un migliaio di nostri connazionali hanno risposto alle domande dell’Osservatorio Violenza e Suicidio: se ne parla venerdì 12 in una diretta Facebook

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Di Germana Zuffanti
Come hanno vissuto gli italiani la fase più complicata della pandemia? E come si affronteranno nuovamente la vita e la quotidianità nuovamente? Fra una decina d’anni, il periodo che abbiamo appena vissuto sarà ricordato sui libri come forse l’influenza spagnola o la peste dei Promessi Sposi: vissuto in isolamento totale o meno, il lockdown ha cambiato le nostre abitudini ed il nostro modo di vedere le cose.

Oggi lavorare da casa sembra normale e più “smart”, quando fino ad una manciata di settimane fa ottenere dal datore di lavoro il permesso di lavorare lontani dall’ufficio era visto come un’eccezione o, ancor di più, una concessione. Abbiamo ridotto le richieste personali e sociali, abbiamo vissuto in famiglia e non ci sono state interferenze con l’esterno se non per ciò che era strettamente vitale e necessario.

ll dottor Stefano Callipo, Presidente dell’Osservatorio Violenza e Suicidio, psicologo e psicoterapeuta, ospite nelle più note trasmissioni televisive, illustra i risultati di un’indagine condotta su tutto il territorio nazionale, su un campione di 1.431 soggetti. Il campione in esame è costituito dal 73% di donne ed il 26% uomini: il 28,5% dei soggetti coinvolti ha un’età compresa tra i 36-45 anni, il 22% tra i 46-55 anni, il 21,8% tra 26 e 35, l’11,9% tra 56 e 65 anni, l’11,2% tra i 18 e i 25 anni, e il 4% tra 66 e 75 anni.

“Come abbiamo reagito a questo cambiamento?” è la domanda regina: si parla di stress post-traumatico per le tante situazioni in cui questo lockdown ha lasciato strascichi negativi. Lo stesso stress di chi è stato in guerra ed è tornato. Spesso i media, a torto o a ragione, hanno utilizzato termini bellici per descrivere questo periodo: non siamo tutti reduci di guerra, ma di un isolamento forzato si.

Il campione coinvolto vive con i propri familiari nel 51,33% dei casi, con il proprio partner per il 34,76% o vive da solo (13,92%) e provengono da diverse regioni italiane.

Ciò che emerge è che non tutti hanno preso bene il periodo di chiusura, con sentimenti che vanno dalla preoccupazione (33,8%), all’impotenza (13,5%), alla serenità (12,2%), alla noia (9,9%), alla tristezza (7,6%), all’ ansia (7,2%), al senso di oppressione (6,3%), alla solitudine (4,6%), alla rabbia (2,3%), all’indifferenza (1,7%), fino ad arrivare ad un senso di colpa (0,38%), con paure che vanno dal timore del contagio a quello di non potersi cura della propria persona.

La gran parte delle persone ha lavorato da casa, ma c’è anche chi ha chattato per la gran parte del tempo e chi ha attraversato momenti di vuoto e smarrimento.

Tra gli altri dati che emergono, importanti, vi è un senso di mancanza di tutela da parte delle istituzioni (ben 39,5%) ed un 3% di pensieri negativi che potrebbero portare al suicidio: inoltre un 33,3% degli intervistati non si è sentito sufficientemente informato sulla normativa che tutela le vittime di violenza in tutte le sue forme (violenza di genere, bullismo, cyberbullismo), forse perché l’informazione dei media è stata focalizzata sul virus e su tutto ciò che girava attorno alla pandemia.

Quanto di fatto abbiano influito i mezzi di informazione nella percezione degli stati emotivi non è dato saperlo, ma il quadro che emerge è, tutto sommato, una buona reazione degli italiani ad una fase che ha messo a dura prova il proprio equilibrio psicologico e la stabilità personale in generale. Ciò che è altresì emerso è un aumento delle tensioni e delle violenze intrafamiliari, che hanno portato a rotture e divorzi, ma anche a violenze di genere e nei confronti dei bambini, questi ultimi coinvolti indirettamente nel cambiamento dei rapporti con gli educatori e con gli amici.

Sono anche aumentati i casi di suicidio per motivi economici e secondo gli esperti il picco deve ancora arrivare, poiché non si sono ancora dispiegati del tutto gli effetti della crisi economica che ha colpito la popolazione.

Gli italiani sembra che abbiano reagito al lockdown con forza e resilienza: la frase simbolo, “andrà tutto bene”, è stata dimostrata nelle maggior parte delle risposte degli intervistati nel sondaggio.

L’Osservatorio ha supportato chi ha chiesto aiuto attraverso diversi esperti messi a disposizione, e ora, cogliendo i campanelli d’allarme lanciati nelle risposte di alcuni soggetti, sta svolgendo una campagna di sensibilizzazione su temi importanti attraverso interviste, articoli o dirette Facebook, proprio per arrivare alla gente con i mezzi che più hanno aiutato ad affrontare l’isolamento ed il distanziamento fisico in questi mesi. 

Sono stati organizzati diversi convegni in diretta social e si è parlato di violenze nei confronti delle donne (con un’attenzione particolare al ruolo che alla donna è stato attribuito, o meglio restituito, con il lockdown), di violenze nei confronti dei minori, di povertà educativa ed economica, di famiglia, di bullismo e cyberbullismo e si è cercato di offrire un servizio sociale gratuito e diffuso, utile in questa fase di “rinascita” emozionale. Venerdì 12 giugno (alle ore 19:30) una diretta Facebook dalla pagina istituzionale dell’Osservatorio, dal titolo “Emozioni in Lockdown”, commenterà i risultati analizzati dagli esperti.

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