Prevedere il suicidio,
una sfida impossibile

| Con l’intelligenza artificiale si potrà aumentare la possibilità di capire chi ha mente di togliersi la vita, ma debellare definitivamente una delle principali cause di morte sarà difficile. Lo ha ammesso un’analisi psichiatrica australiana

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Ogni 40 secondi, una persona si toglie la vita: un milione di morti ogni anno in tutto il mondo, molti di più di quanti facciano guerre e omicidi messi insieme. Sono dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che trattano il suicidio come la dodicesima causa di morte, ma con un indice di crescita che entro il prossimo anno potrebbe toccare la cifra di 1,5 milioni.

Le cause sono diverse: dalla depressione, una delle più comuni, agli effetti delle dipendenze da alcol e droghe, dall’identità sessuale all’emulazione dei più giovani verso gli artisti che si tolgono la vita. Cifre, dati e statistiche che tolgono il sonno alla psichiatria, che proprio davanti al suicidio dimostra spesso l’impossibilità di prevederli e anticiparli. Non è davvero compito facile: nulla è più complesso del cervello umano, imprevedibile e capace di percorsi improvvisi che si scatenano senza alcuna avvisaglia.

È un po’ la conclusione a cui è giunta un’analisi scientifica, pubblicata su “BjPsych Open”, una prestigiosa rivista psichiatrica, che ha ammesso i limiti di una scienza che al momento non è in grado di prevedere con sufficiente certezza se i sintomi di un paziente si avvicinano al punto del non ritorno.

Lo studio, realizzato dalla “School of Psychiatry” della University of South Wales, in Australia, ha analizzato attentamente oltre 70 report precedenti dedicati all’argomento, allargando le braccia di fronte ai numeri: l’1,7% di chi aveva mostrato idee suicide si è realmente tolto la vita, mentre il 60% di chi si è ucciso continuava a rassicurare medici, amici e parenti, dicendo che non l’avrebbe mai fatto.

Secondo Matthew Large, uno degli autori dello studio, “L’idea del suicidio è piuttosto comune, ma l’atto in sé è decisamente più raro, anche fra pazienti con disturbi psichici. Tuttavia, i medici considerano l’intenzione conclamata il solo e unico campanello di allarme, ma lo studio dimostra che non è sufficiente”.

Ci sono, in realtà, analisi epidemiologiche che permettono di capire la predisposizione e valutano anche i fattori esterni di rischio, ma un aiuto concreto potrebbe arrivate dall’intelligenza artificiale e dalla capacità di incrociare dati che potrebbero sfuggire anche al più esperto dei medici. Secondo gli esperti, attraverso il “machine learning”, l’apprendimento automatico, si potrà arrivare a prevedere con un’accuratezza del 90% chi ha intenzione di togliersi la vita. Ma resterà sempre una minima percentuale del tutto irraggiungibile: il suicidio continuerà comunque ad essere un gesto d’impulso e per questo spesso imprevedibile. E non basterà un algoritmo per debellarlo.

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