Turismo sessuale: l’Italia ai primi posti

| Lo denuncia l’Ecpat, che da 30 anni si batte per sconfiggere la piaga ma assiste ad un aumento vertiginoso dei viaggi di uomini e donne, sempre più a caccia di giovanissimi

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C’è una classifica in cui svettano gli italiani, ma è difficile esserne orgogliosi: è quella del turismo sessuale, in cui l’Italia resta saldamente in testa al primato. Lo dice un rapporto della “Ecpat” (End Child Prostitution and Trafficking), una onlus che da anni si batte contro lo sfruttamento sessuale delle popolazioni più povere del pianeta.

Ma l’Italia, il record non sembra aver alcuna intenzione di mollarlo: a tenere alta la bandiera sono per lo più uomini benestanti fra i 20 e 45 anni, con titolo di studio medio-alto e particolarmente attratti dai giovanissimi, maschi o femmine che siano. Ad alzare la media non sono solo i “sex-offenders”, ma anche insospettabili uomini d’affari che durante viaggi di lavoro si concedono qualche scappatella facile e senza conseguenze sulla propria esistenza. Ed è in forte crescita il turismo sessuale femminile, che predilige la Giamaica, i Caraibi in genere e il Kenya.

Fa storia il caso del Brasile, che nel 2014 ha ospitato i mondiali di calcio: mesi prima dell’inizio del campionati del mondo, i corsi di lingua italiana e inglese hanno moltiplicato le iscrizioni di giovanissimi che volevano rendersi pronti all’arrivo dei turisti pieni di desideri e denaro.

Per andare a colpo sicuro basta acquistare un biglietto per la Thailandia, o ancora il Brasile, il Kenya, la Moldavia e l’est europeo: lì trovano a disposizione adolescenti e bambini addestrati di tutto punto da organizzazioni che nella prostituzione trovano un modo velocissimo di fare soldi, e anche tanti. Per quel genere di turisti poi non c’è neanche il fastidio di mettersi a cercare: basta frequentare i posti giusti per vedersi consegnare veri cataloghi con foto, specialità, costi e contatti.

A dare manforte al fenomeno ci sono anche siti specializzati che offrono recensioni su centri massaggi, strip club e perfino su ragazze e ragazzi che si prostituiscono. I più esperti si rivolgono al “dark web”, dove la criminalità organizzata ha letteralmente moltiplicato le possibilità di trovare materiale pedopornografico per accontentare qualsiasi tipo di perversione. Pensare che sia un fenomeno circoscritto alle zone più povere del mondo è sbagliato: le cronache insegnano che il web si è sostituito all’educazione alla sessualità di un tempo, rendendo del tutto normale il peggio del peggio.

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