Tutti (o quasi…) al mare!

| Tra chi piange per il calo dei bagnanti sulle spiagge e chi è moderatamente contento per le spese sempre elevate di chi sceglie ristoranti e pizzerie per le proprie cene. Uno spaccato dei – pochi – turisti che vanno in vacanza

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Di Marco Belletti
In un motivo dei primi anni Ottanta, Edoardo Bennato cantava “Io me ne andrò in Giamaica, l’8 di agosto…” Stava per arrivare l’era degli yuppies e dei cine-panettoni – ambientati in esotiche località di vacanza – che a modo loro avrebbero favorito il turismo nazionale verso quelle mete. La tipica vacanza fino ad allora costosa, come per esempio la crociera, conobbe un vero e proprio boom grazie a pacchetti “all inclusive” e a forti sconti per i figli che resero nazional-popolari anche le mete fino ad allora più esclusive. Ora i tempi sono decisamente cambiati e nell’era della decrescita felice gli italiani non vanno più in ferie.

A rilevarlo è un’indagine dell’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, secondo cui il 43,7 per cento degli italiani non può permettersi neppure una settimana di vacanza all’anno: i dati si riferiscono al 2018 e mettono in evidenza una media nazionale sensibilmente maggiore a quella europea, ferma al 28,3 per cento.

Peggio di noi nell’Europa dei 28 soltanto Romania (58,9 per cento), Croazia (51,3 per cento), Grecia e Cipro, entrambe al 51 per cento. Chi invece può permettersele eccome, le vacanze, sono i cittadini di Svezia (solo il 9,7 per cento non può), Lussemburgo (10,9 per cento), Danimarca (12,2 per cento), Austria (12,4 per cento), Finlandia (13,3 per cento), Olanda (14,2 per cento) e Germania (14,5 per cento).

E come se non bastasse, il dato italiano del 2018 è peggiorato rispetto a quello registrato nel 2017, quando a non poter andare in vacanza era stato il 43 per cento dei nostri concittadini.

Passando al 2019, sono in arrivo altre cattive notizie sul fronte ferie: infatti, il Sindacato italiano balneari (SIB) mette in evidenza che il bilancio di questa estate potrebbe essere decisamente negativo. Dopo un maggio che parrebbe disastroso, anche in giugno e luglio le presenze in spiaggia hanno registrato forti cali, in certi casi fino al 25 per cento rispetto all’anno scorso. 

Secondo il SIB, le principali cause di questa crisi sono le precarie situazioni economiche delle famiglie italiane e il maltempo di fine primavera e inizio estate che ha fortemente condizionato l’avvio della stagione balneare: infatti, sempre secondo il SIB, sarebbero numerosi gli stabilimenti che hanno subìto danni rilevanti a strutture e attrezzature.

Poche le eccezioni ai cali di presenza: a giugno turisti in spiaggia in aumento solo in Friuli Venezia Giulia (+20 per cento), Marche (+15 per cento), Puglia, Sardegna e Sicilia (+10 per cento). Peggiore la situazione di luglio quando si sono registrate crescite nelle presenze solo in Campania (+15 per cento) e Sicilia (+5 per cento), mentre l’Abruzzo ha subito un forte calo: meno 25 per cento.

In pratica, ombrelloni aperti solo nei weekend e spiagge deserte nei giorni feriali: sicuramente le condizioni meteo hanno influito negativamente, ma forse il SIB potrebbe prendere in considerazione il fatto di valutare che i prezzi per un lettino e una sdraio spesso equivalgono e talvolta superano quelli per una notte in pensione…

Meno negativi i dati in arrivo dalla Federazione dei pubblici esercizi italiani (FIPE), secondo cui i 24 milioni di italiani che vanno vacanza – 11 milioni solo in agosto – dovrebbero spendere 6,5 miliardi di euro per mangiare: pranzi e cene in locali e ristoranti sono la prima voce di spesa nel budget dei turisti.

In ogni caso anche il FIPE accusa le sempre più ricorrenti condizioni meteorologiche sfavorevoli per il calo generalizzato di persone che vanno in vacanza, ma afferma anche che il clima di incertezza economica è la vera zavorra che impedisce ai consumi turistici di crescere. Dopo un giugno in linea con il 2018, a luglio è stato registrato un saldo negativo del 21 per cento e le previsioni di calo per agosto sono del 16 per cento circa.

Una buona fetta di turisti, poi, va in vacanza utilizzando l’automobile e oltre alle solite raccomandazioni – niente ciabatte, bere molto, pensare alla sicurezza… – non mancano anche in questo caso alcune indagini.

Un sondaggio online di Bridgestone mette in evidenza che il 70 per cento degli italiani preferisce viaggiare in auto con il partner, mentre è confermato a livello europeo la scarsa sintonia con le suocere, scelte come compagne di viaggio solo dall’1 per cento dei vacanzieri in auto.

Restando in Europa, sempre l’indagine Bridgestone elegge “Beautiful Day” degli U2 la canzone preferita da ascoltare durante il viaggio, ma la musica non è il principale compagno di viaggio, se il 75 per cento dei tedeschi spegne volentieri l’autoradio per chiacchierare con i compagni di viaggio e oltre il 50 per cento di italiani, francesi, polacchi e spagnoli ama dedicare le ore trascorse in auto al pettegolezzo.

In ogni caso, emerge anche che gli automobilisti europei sono viaggiatori attenti, in quanto prestano molta attenzione al loro veicolo, mettendo tra le priorità il controllo della pressione dei pneumatici, del livello dell’olio e del carburante. L’oggetto più importante da avere sempre con sé è – manco a dirlo – il telefono cellulare.

Altro punto d’attenzione emerso dall’indagine è il fatto che la quasi totalità degli europei alla guida considera un pericolo chi viaggia senza rispettare le regole e i limiti. E circa il 60 per cento degli intervistati in Gran Bretagna, Italia e Polonia esprime preoccupazione per le lunghe code e il traffico che dovranno affrontare. Probabilmente sono quelli che almeno una volta nella vita hanno guidato in Italia nei giorni di “bollino nero” per le partenze…

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