Un mondo fatto di diseguaglianze

| L’1% dei più ricchi al mondo possiede più del doppio della ricchezza di 6,9 miliardi di persone, ma non fa nulla per restituire la propria fortuna alla società in cui vive. L’Oxfam lancia l’allarme: è un mondo ingiusto

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Ogni giorno un povero si sveglia e sa che potrà correre quanto gli pare, ma non cambierà nulla. Lo dice, usando altre parole, un report della “Oxfam”, l’organizzazione internazionale che si occupa di combattere la povertà globale. I numeri lasciano ben poco spazio alla fantasia: 22 uomini possiedono più ricchezze di 326 milioni di donne africane, un sproporzione abissale che sottolinea una diseguaglianza ormai “fuori controllo”, figlia di sistemi economici concentrici che da un lato escludono e dall’altro permettono a chi ha le spalle coperte di accumulare enormi fortune. Ma che a loro volta fanno ben poco per dare sollievo alla società in cui vivono.

La Oxfam, forse consapevole di imbattersi in una battaglia persa in partenza, ci prova, chiedendo ai governi di attuare politiche che alleggeriscano l’onere per le donne che si occupano di bambini e anziani, spesso a fronte di una paga scarsa o nulla. L’organizzazione suggerisce una soluzione populista, da sogno ad occhi aperti: aumentare le tasse sui ricchi e la spesa dei vari Paesi per l’assistenza all’infanzia e la salute.

Il rapporto annuale Oxfam sulle disuguaglianze è stato divulgato in vista del Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera, che ogni anno riunisce molte delle persone più ricche e influenti del mondo. I risultati principali del rapporto non fanno che confermare l’enorme divario che fa da spartiacque in questo mondo: 2.153 miliardari possiedono più di 4,6 miliardi di persone, e l’1% fra i più ricchi al mondo ha più del doppio della ricchezza di 6,9 miliardi di persone, mentre il valore del lavoro di assistenza non retribuito delle donne dai 15 anni in su è pari a 10,8 trilioni di dollari all’anno.

Nelle 63 pagine, il rapporto accusa i leader mondiali di non fare abbastanza per affrontare il crescente divario tra poveri e ricchi: quest’anno il report si concentra sulle politiche che permettono agli uomini di dominare le prime file del business e del potere. La disuguaglianza economica, sostiene il rapporto, è costruita sulla disuguaglianza di genere.

“Le donne sostengono l’economia di mercato con manodopera a basso costo e gratuita, e reggono lo Stato fornendo un’assistenza che dovrebbe essere a carico del settore pubblico. Il lavoro non retribuito sta alimentando un sistema economico sessista che prende da molti e mette denaro nelle tasche di pochi”.

Oxfam avverte che l'invecchiamento della popolazione e i tagli ai servizi pubblici minacciano di aumentare le disuguaglianze: “Sia il drammatico livello di disuguaglianza economica che l’incombente crisi dell’assistenza possono essere affrontati, ma richiedono sforzi concertati e decisioni politiche coraggiose per riparare i danni fatti e costruire sistemi economici che si prendano cura di tutti i cittadini”. Il gruppo raccomanda ai governi di lavorare per costruire sistemi di assistenza nazionale, fornire servizi pubblici gratuiti e aumentare le tasse sui ricchi.

Il rapporto si inserisce in un dibattito crescente, anche negli Stati Uniti, sul fatto che i miliardari siano un bene o un male per la società. Alcuni sostengono che i super ricchi sono il sottoprodotto di un sistema capitalistico di successo che ha creato la classe media. Altri dicono che tassare i miliardari in modo molto più pesante porterebbe ad un mondo più giusto ed equo. La questione ha diviso i candidati presidenziali democratici, due dei quali, Tom Steyer e Michael Bloomberg, sono miliardari.

“Esaminando le origini della ricchezza dei super ricchi, e il modo in cui tale ricchezza viene dispiegata, il rapporto mette seriamente in dubbio il loro valore concreto per l’economia e la società”.

In Italia, l’1% più ricco ha in mano quanto il 70% della popolazione, e le cifre diventano un allarme per le donne e i giovani: i più fortunati fra loro guadagnano meno di 800 euro lordi al mese, ma la stragrande maggioranza versa in povertà assoluta e rischia addirittura di saltare l’esperienza del mondo del lavoro. Peggio del nostro Paese, in Europa fanno solo Spagna, Malta e Romania.

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