Addio a Franco Zeffirelli

| Il grande maestro si è spento a Roma a 96 anni, portato via da una lunga malattia. Una carriera straordinaria riconosciuta soprattutto all’estero, cesellata con capolavori mai semplici e scontati

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“Si è spento serenamente pochi minuti fa Franco Zeffirelli. Era nato a Firenze 96 anni fa. La scomparsa è avvenuta alla fine di una lunga malattia. Il maestro riposerà nel cimitero delle Porte Sante di Firenze”. Poche parole, sul sito della Fondazione che porta il suo nome, dove sulla home page campeggia una foto e la scritta “Ciao Maestro”, per comunicare la scomparsa di uno dei più grandi, geniali e visionari fra i registi italiani. Zeffirelli è morto a Roma, nella sua casa sua casa sulla Appia Antica, e sempre a Roma, in Campidoglio, sarà allestita la camera ardente: così hanno reso noto Pippo e Luciano, i suoi figli adottivi.

Instancabile, aveva sempre dichiarato di non voler cedere neanche un istante della sua esistenza a vecchiaia e malattia. È andata esattamente così: la “Traviata”, un sogno teatrale coltivato e curato in ogni dettaglio per oltre un decennio, farà il suo debutto il prossimo 21 giugno all’Arena di Verona, come spettacolo inaugurale della nuova stagione del Festival Lirico. Il 17 settembre del prossimo anno aveva in programma la rivisitazione de “Il Rigoletto”, con un nuovo debutto alla “Royal Opera House” di Muscat, in Oman.

Fiorentino di nascita, classe 1923, cresce senza conoscere il padre, e la madre scompare quando ha solo sei anni. Trova una famiglia in quella del cugino del padre, e a seguirne l’educazione come istitutore è Giorgio La Pira, uno dei padri della Costituente e futuro sindaco di Firenze. Zeffirelli ha amato e odiato con la stessa intensità la propria città, dimostrandole affetto ma anche avversione: dopo la disastrosa alluvione del 1966 convince Richard Burton a girare un documentario che raccoglie 20 milioni di dollari, interamente donati per la ricostruzione. Ma anni dopo rifiuterà la consegna del “Fiorino” perché lo stesso premio l’avrebbe meritato Oriana Fallaci. Rimarrà sempre un toscanaccio verace, dal carattere non facile e facile all’accensione, un vero dandy dello spettacolo.

Debutta nel teatro, ma va a “scuola di cinema” sui set di Luchino Visconti, alternandosi come aiuto regista insieme a Francesco Rosi. Il suo nome esplode sulla scena internazionale con due coraggiose pellicole tratte dalle commedie di Shakespere: nel 1968 “La bisbetica domata”, con Liz Taylor e Richard Burton, l’anno successivo “Romeo e Giulietta”. Negli anni Settanta Zeffirelli entra in quella che sarà definita la fase spirituale della sua carriera, sottolineata dal film “Fratello Sole, Sorella Luna” (1971), dedicato alle figure di San Francesco e Santa Chiara, seguito nel 1977 dal kolossal tv “Gesù di Nazareth”, destinato a fare epoca.

Negli anni Novanta torna a farsi viva la passione per le opere shakespeariane con il suo “Amleto”, affidato a Mel Gibson. Nel 2001 l’ultimo film da regista: “Callas Forever”, l’omaggio ad un’artista che Zeffirelli amò molto, con Fanny Ardant nel difficile ruolo della grande diva.

Un oltre sessant’anni di carriera, Zeffirelli ha attraverso la storia dello spettacolo di questo paese nel cinema, nel teatro e nell’opera. Aveva iniziato come attore di belle speranze, ma l’incontro con Luchino Visconti l’avrebbe portato ad occuparsi di costumi e scenografie, per poi arrivare alla direzione. È stato l’unico italiano ad essere insignito del titolo di “Sir”, ricevendo l’onorificenza direttamente dalle mani della regina Elisabetta per aver saputo portare sul grande schermo alcune delle più celebri opere di William Shakespeare. Non è caso: pur essendo amato in patria, Zeffirelli aveva un grande seguito all’estero, e le sue opere sono state rappresentate ovunque.

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