I 50 anni di Gesù Cristo

| L’album da cui sono stati tratti uno spettacolo teatrale tra i più celebri al mondo e un film cult della controcultura compie quest’anno mezzo secolo. Fu scritto e composto da due giovani inglesi che sarebbero diventati i re dei musical

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Di Marco Belletti
Era il 1970 e Tim Rice aveva 26 anni quando insieme al 22enne Andrew Lloyd Webber (entrambi anni dopo sarebbero stati nominati baronetti) incisero il disco dell’opera rock più famosa al mondo. Già da alcuni anni lavoravano insieme e fu durante una vacanza nella villa vicino a Ventimiglia di una zia di Rice che venne loro l’idea di trasformare in opera la vita di Gesù.

Rice scrisse i testi e Lloyd Webber compose la musica del doppio album che fu in vendita a partire dal settembre 1970: s’intitolava “Jesus Christ Superstar – Rock” e raccontava la passione di Gesù rovesciando il punto di vista tradizionale, partendo cioè dalle riflessioni del discepolo traditore Giuda. A cantare nel ruolo di Cristo era il front-man dei Deep Purple, il 25enne Ian Gillan, all’epoca in testa alle classifiche con “Child in Time” e l’album “Deep Purple in Rock” (quello con in copertina il monte Rushmore e i volti dei componenti della band), unanimemente considerato dalla critica uno dei primi esempi di hard rock, insieme con “Led Zeppelin II” dei Led Zeppelin e “Paranoid” dei Black Sabbath. Murray Head interpretava Giuda, Maria Maddalena aveva la voce della 19enne hawaiana Yvonne Elliman e Barry Dennen cantava come Pilato. Solo questi ultimi due sarebbero comparsi anche nel successivo film.

Il disco fu giudicato da molti scandaloso, addirittura la BBC lo considerò blasfemo e cercò di impedirne la diffusione, ma in piena epoca hippy la storia così umana cantata nell’opera di Rice e Lloyd Webber piacque al pubblico tanto che scalò le classifiche musicali di quasi tutto il mondo con oltre 7 milioni di copie vendute.

“Al di là dello show – ebbe modo di raccontare molti anni più tardi Rice – la storia di Gesù è un pilastro della cultura europea e occidentale. Certo, tutti hanno una propria opinione, chi è credente e chi no, ma noi mezzo secolo fa abbiamo raccontato quella storia in modo originale”.

I due ragazzi sarebbero diventati i re del musical, autori di successi mondiali come “Cats”, “Evita” e “Il fantasma dell’Opera”, ma allora non avevano capitali a disposizione per realizzare l’opera teatrale né tantomeno il film: fu il produttore australiano Robert Stigwood a farlo. Fra gli anni Sessanta e Settanta Stigwood fu uno dei più importanti protagonisti nel mondo dello spettacolo: era il produttore dei Cream e dei Bee Gees (fu lui a convincere la band a buttarsi sulla disco music, facendola diventare uno dei gruppi più celebrati del genere) e portò nei teatri “Hair” e nei cinema “La febbre del sabato sera”.

Il 15 maggio 1971 il musical debuttò con la prima assoluta a Kansas City (nel Missouri) e arrivò a Broadway il 12 ottobre  successivo, dove rimase in cartellone per 18 mesi. Stigwood organizzò anche spettacoli itineranti nel Nord America, mentre a Londra l’opera arrivò nel 1972 e fu replicata quasi 3.400 volte in otto anni, diventando il musical rappresentato continuativamente più a lungo nella capitale inglese.

Sempre nel 1972 debuttò a Göteborg con Agnetha Fältskog, non ancora componente degli ABBA, nel ruolo di Maria Maddalena, quindi a Sydney e Melbourne, nel 1973 a Parigi e via via in tutti i teatri del mondo dove ancora oggi è replicato, con milioni di spettatori che lo hanno visto.

A Robert Stigwood tuttavia i teatri non bastavano, e mentre la sua produzione cominciava a riscuotere un grande successo, decise di investire anche nella realizzazione di un film e a dirigerlo chiamò Norman Jewison, che all’epoca aveva alle spalle il successo de “La calda notte dell’ispettore Tibbs” e pochi altri film.

Il cast si trasferì in Israele dove – soprattutto vicino alle rovine di Avdat, nel deserto del Negev – furono girate tutte le scene: Ted Neeley interpretò Gesù, Giuda (di pelle nera) ebbe il volto di Carl Anderson e Yvonne Elliman fu Maria Maddalena. La storia narrava l’ultima settimana della vita di Cristo prima della crocifissione e divenne rapidamente un film cult, un’opera simbolo della controcultura, criticata negli ambienti più tradizionalisti perché quel Gesù molto umano e affascinato dalla Maddalena fu giudicato “scandaloso”.

In Italia Jesus Christ Superstar arrivò nel 1974, promosso dalla commissione nazionale valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana che lodò “la figura umana e fortemente contrastata di Cristo” e affermò che “non vuole essere, e non è, né la figura della storia, né quella dei Vangeli”. La CEI definì lo spettacolo “esaltante e stimolante, anche per la ricchezza artistica del lavoro, meritando l’invito a vederlo ma con un accostamento avveduto e cosciente”.

“Abbiamo trattato Cristo – spiegò Rice in un’intervista di qualche anno fa – più come uomo che come Dio. Come autori non prendemmo posizioni ma il primo spunto ce lo offrì un religioso che ci disse di prendere Gesù e portarlo via dalle vetrate istoriate”. Come base per la storia i due autori scelsero il Vangelo secondo Giovanni e presero spunti da testi del vescovo cattolico statunitense Fulton Sheen e del biblista italiano Marcello Craveri.

Tra le curiosità del film, quella secondo cui Jewison girò le scene nello stesso ordine cronologico degli eventi e impiegò esattamente una settimana: gli attori arrivarono sul set il lunedì e il tramonto dell’ultima scena fu ripreso durante il crepuscolo della domenica successiva.

I jet che sfrecciano in cielo subito dopo che Giuda accetta di tradire Gesù erano dell’aeronautica militare israeliana. Jewison chiese un permesso al governo israeliano e ottenne che due piccoli caccia da addestramento volassero sopra la zona delle riprese, ma si trattò di un passaggio veloce e il regista ebbe a disposizione un solo ciak.

L’esercito israeliano fornì anche cinque carrarmati impiegati per una scena interpretata da Giuda: normalmente erano utilizzati per controllare i confini, in quel periodo sotto i costanti attacchi dalla coalizione araba composta da Egitto e Siria, che avrebbero poi provocato la guerra del Kippur.

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