Campioni sull’orlo di una crisi di nervi

| Una ricerca della federazione che riunisce i calciatori professionisti, ha calcolato che i più grandi campioni sono sottoposti a stagioni al limite della sopportazione fisica e mentale

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Cristiano Ronaldo non scende in campo nell’incontro fra la Juve e il team K-League, e lega calcistica coreana fa partire una causa, richiedendo 696 sterline a tifoso a titolo di risarcimento. Con un curioso tempismo, diventa pubblico “At the limit”, un rapporto della “FIFPRO” (Fédération Internationale des Associations de Footballeurs Professionnels), secondo cui le più fulgide stelle del calcio mondiale giocano troppo. La ricerca dell’organizzazione, che rappresenta i giocatori professionisti di tutto il mondo, afferma che alcuni dei più grandi campioni sono così sfruttati da passare intere stagioni sfiorando di continuo il punto di rottura. Un superlavoro che spesso raggiunge quasi le 80 partite in un anno, a cui aggiungere viaggi di migliaia di chilometri per indossare le maglie delle rispettive Nazionali. Negli ultimi 12 mesi, la star del Tottenham Heung-Min Son ha giocato 78 partite viaggiando per quasi 100mila km per rappresentare la Corea del Sud alla Coppa del mondo FIFA, ai giochi asiatici e nella Coppa asiatica.

“Per soddisfare le richieste del calendario, ai giocatori viene ripetutamente chiesto di scendere in campo oltre ai loro limiti, senza concedere sufficiente riposo e recupero - ha commentato Theo van Seggelen, segretario generale della FIFPRO - questo significa che non possono dare il meglio e, peggio ancora, che alcuni lottano con periodi di tensione fisica e mentale. Una ricerca scientifica conferma che la salute dei migliori giocatori del mondo è a rischio a causa dei calendari congestionati di oggi”.

La ricerca ha stabilito che la maggior parte dei giocatori d’élite ha, in media, meno dei cinque giorni per riprendere fiato fra una partita e l’altra, e la mancanza di recupero è associata ad un calo delle prestazioni e ad un aumento esponenziale delle probabilità di infortunio.

“Dobbiamo imparare a gestire bene il carico di lavoro di tutti i giocatori e bilanciare le esigenze di tutti: giocatore, club e Nazionale - ha aggiunto Giorgio Chiellini – ma per poter giocare continuamente al meglio e migliorare le prestazioni, dobbiamo essere protetti dai calendari eccessivi”.

Secondo lo scienziato dello sport Simon Brundish, la congestione degli impegni significa che lo sport sta “raggiungendo la soglia della tolleranza umana per il carico imposto su questi giocatori”. Nel corso degli ultimi sette anni, la distanza totale percorsa dai giocatori durante una partita è aumentata e il numero di scatti effettuati è salito del 38%. La scorsa stagione, gente del calibro di Antoine Griezmann, Luis Suarez e Mohamed Salah ha coperto più metri e giocato più minuti rispetto all’anno precedente: “Lo scatto e la corsa hanno un costo metabolico più alto e richiedono un maggiore tempo di recupero. Quando non succede, i giocatori iniziano ad accusare infortuni: credo che la prossima potrebbe essere una stagione piuttosto catastrofica per alcuni club eccellenti”.

Come esempio viene citato Jurgen Klopp, allenatore del Liverpool che nella prossima stagione sarà obbligato a gestire il tempo di gioco di ogni suo giocatore, dato che la sua squadra potrebbe finire per giocare un totale di 67 partite, se riuscisse ad accedere alle fasi finali di ogni campionato o torneo a cui prenderà parte. Il Liverpool sarà impegnato anche nella FIFA Club World Cup di dicembre in Qatar, con un viaggio di 12mila km in aggiunta ad un ricco programma sportivo. Come risultato, la squadra di Klopp potrebbe dover giocare 15 partite in 43 giorni. Alisson Becker, il portiere dei Red Devils, la scorsa stagione ha calcolato di aver percorso quasi 80mila km, mentre l’attaccante Saido Mané è arrivato a 96mila, avendo preso parte anche alla Coppa d’Africa con la nazionale del Senegal, mentre il Liverpool aveva già iniziato la preparazione pre-stagionale.

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