Giappone, raccolta firme per bloccare i Giochi Olimpici

| La maggioranza dei cittadini è apertamente contraria all’appuntamento olimpico, mentre il governo tenta le ultime carte imponendo lockdown molto blandi

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Due mesi e mezzo all’inizio delle Olimpiadi, e in Giappone la situazione contagi non migliora. Il governo ha appena prorogato lo stato d’emergenza nella speranza, sempre più vana, di arrivare in tempo utile all’appuntamento senza rischiare di trasformare un evento sportivo in un’occasione di “super-spread” per il mondo intero, visto il previsto arrivo di oltre 10mila atleti e delegazioni da 200 Paesi. Eventualità che avrebbe conseguenze pesantissime sull’immagine e la credibilità del Paese.

“Il numero di nuovi casi è alto nelle grandi città e gli ospedali continuano ad essere travolti da pazienti positivi: il rischio è il collasso”, ha ammesso il premier Yoshihide Suga, snocciolando i dati più recenti: 5.300 nuovi casi ogni giorno e decessi che dall’inizio del 2020 hanno raggiunto quota 10mila. Per contro, la campagna di vaccinazione procede a rilento, con 4 milioni di somministrazioni su 126 milioni di abitanti.

Lo stato di emergenza, che sarebbe dovuto terminare l’11 maggio, prevede restrizioni meno severe rispetto ad altri Paesi, e si concentra su limitazioni ad attività fisiche e chiusure limitate di bar e ristoranti.

Una netta maggioranza nel Paese si è già detta contraria all’inizio dei Giochi, proponendo un nuovo rinvio o l’annullamento definitivo. Sarebbero già state raccolte più di 200mila firme dalla petizione “Stop Tokyo Olympics” per chiedere al presidente del CIO Thomas Bach e al premiere giapponese di bloccare l’evento.

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