La depressione di Pelè

| A quasi 80 anni, O’Rey ha grossi problemi di salute e non riesce più a camminare senza il deambulatore. Il figlio Edinho ha raccontato che è sempre più triste e depresso

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Pronunciare il suo celebre soprannome, “Pelè”, significa parlare di una leggenda assoluta del calcio: inizia nelle favelas brasiliane tirando calci ad un calzino pieno di stracci, perché soldi per un pallone non ce ne sono, e chiude la carriera vent’anni dopo, il 1° ottobre 1977, come “O’Rey”, il re, con il mondo ai piedi. Osannato come un dio in terra, è ancora oggi l’unico calciatore ad aver vinto tre Mondiali, e una delle sue reti, nella finale con la Svezia al campionato del mondo 1958, è considerato uno dei più grandi gesti calcistici di ogni tempo.

Oggi, a 79 anni, Pelè vive ancora nel cuore degli appassionati e dei cultori del gioco più amato del mondo, ma la velocità con cui si nutre il calcio lo ha reso una sorta di vestigia classica di tempi che non torneranno più.

È suo figlio Edinho, ad aver confessato in un’intervista al “Globo Esporte” che suo padre è diventato un uomo depresso e solitario. Vive chiuso in casa, anche per via della salute sempre più precaria, e perché ormai non riesce a camminare da solo: un uomo d’altri tempi, convinto che leggende piegate dal tempo non sono un bello spettacolo.

“È piuttosto fragile. Si è sottoposto ad un intervento all’anca e non ha avuto una riabilitazione adeguata. Gli è rimasto un problema di mobilità che è sfociato in una sorta di depressione. Immaginate: lui è “il re”, una figura imponente che oggi non può più camminare. Preferisce non uscire e non essere visto”. Nelle recenti apparizioni pubbliche, Pelè ha usato una sedia a rotelle e un deambulatore, di cui Edinho dice che non più più fare a meno.

Quest’anno ricorre il 50° anniversario della vittoria del Brasile della finale di Coppa del Mondo del 1970, con la squadra brasiliana considerata la migliore di sempre, e il 23 ottobre prossimo, Pelè compirà 80 anni.

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