Che brutta avventura, mister Ventura

| Dopo la figuraccia degli Azzurri contro la Svezia è scomparso dalle scene, per riemergere nell’alessandrino, dove gli hanno consegnato un premio

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Per qualcuno la notizia vera è che sia stato chiamato per ricevere il premio di “Sarezzanese illustre”. Forse perché di imprese illustri, Giampiero Ventura, anche a sforzare la memoria non è che ne abbia poi così tante da vantare. Ma per Sarezzano, 1.205 abitanti nelle campagne tortonesi dell’alessandrino, paese natale del padre, quel che ha fatto basta e avanza.

E dal palco del premio, a un paio di mesi di distanza dalla clamorosa uscita di scena della sua Nazionale dai prossimi mondiali di calcio, si è lasciato andare a qualche confidenza. Le prime, dopo l’eclissi totale dalle ribalte mediatiche, per sottrarsi allo tsunami di critiche e insulti.

L’esordio, dal palco alessandrino, per quanto distillato dagli obblighi del contratto con la FIGCI, prometteva bene: “Trentacinque anni di emozioni in questo lavoro non si cancellano con tre mesi infausti”. Applauso. Quindi l’affondo: “Spero di trovare preso un incarico che mi permetta di ripartire in una dimensione a me più consona, quella dei club”. Altro applauso. Per finire con un’ammissione, condita da una sorta di velata minaccia: “L’ultima esperienza è stata qualcosa più grande di me, e ho pagato in maniera abbastanza violenta l’esclusione dai mondiali. Nel calcio non esiste una sola persona che vince e nemmeno una che perde: ci sono sempre tante verità, e quando usciranno sarà tutto molto più chiaro”.

Genovese, classe 1948, Giampiero Ventura si avvicina al calcio giocando nelle formazioni giovanili della Sampdoria, ma la carriera sui campi si limita a squadre di serie C e D. Resta nell’ambiente tornando alla Samp come allenatore delle giovanili, diventando poi allenatore dell’Entella Bacezza di Chiavari, che lascia - nell’ordine - per lo Spezia, la Centesa, la Pistoiese e il Giarre. La panchina del Venezia gli apre le porte della Serie B, ma dopo nove giornate la società lo esonera dall’incarico. La carriera prosegue con Lecce, Napoli, Messina, Verona e Pisa, quest’ultima trascinata ai playoff della serie B, salvo poi essere esonerato l’anno successivo.

Alla guida del Genoa, riesce nell’impresa di battere la Juve, impresa che si trasforma in una sorta di lasciapassare per nuove avventure: il 6 giugno 2011, Ventura arriva alla corte di Urbano Cairo, diventando il nuovo allenatore del Torino, ai tempi in serie B. È proprio con i granata, che vive una delle sue rare esperienze internazionali: vincere in casa dell’Athletic Bilbao, sedicesimi di Europa League.

Lasciato il Toro, il suo nome entra nella rosa dei papabili per la panchina della Nazionale, appena lasciata da Antonio Conte. Il resto, per lui, è qualcosa da dimenticare. E per una volta, sono d’accordo in tanti.

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