"Se non mi sparano prima il complotto sarà chiaro a tutti"

| Caso Schwazer, il tecnico Donati, uno dei precursori della lotta al doping attacca la Wada per le provette che hanno distrutto l'ex maratoneta azzurro. E il Ris ha seri dubbi sui risultati delle analisi. Ma il mistero resta

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Di Alberto C.Ferro

La guerra tra la Wada (World antidoping agency) e l’ex maratoneta sospeso per due volte per doping, continua in un clima di feroce ostilità nelle aule dei tribunali italiani. E’  vero, le analisi dell'urina di Alex Schwazer tratta dai professionisti dell’Anti-doping mostrano degli strani valori. Sono state manipolate per distruggere l’atleta e soprattutto la sua immagine? Potrebbe essere. Ma non ci sono prove. L’udienza durata cinque ore davanti al Giudice per le indagini preliminari di Bolzano non ha risolto il mistero, se ci fu una congiura o no.

 Il duro e aspro confronto tra il comandante del Ris di Parma, Giampietro Lago che nella sua perizia aveva evidenziato livelli di concentrazione di dna nelle provette “non compatibili fisiologicamente” (trattate nei laboratori WADA) con l'organismo dell'ex vincitore olimpico, e il perito dell’Anti-doping Emiliano Giardina, s’è chiuso senza un verdetto chiaro.

L’uomo WADA  ha tentato di ridimensionare l conclusioni dei Ris, e di allontanare così lesperanze di redenzione di Schwazer, che era pronto a partecipare alle Olimpiadi di Rios, con buone prestazioni, se non fosse stato fermato per l’uso di sostanze proibite. Con lui, nel baratro, anche il preparatore Sanro Donati, uno degli alfieri internazionali dello q”sport pulito” e snep-convinto del complotto ai danni dell’atleta azzurro.

I legali WADA, non proprio a sorpresa - c’erano sta indiscrezioni sulla stampa tedesca, definita “ostile” nei confronti del marciatore, hanno presentato un nuovo documento su un prelievo di urina di Schwazer del 27 giugno 2016, analizzato a Losanna nel 2017. Il valore della concentrazione di dna riscontrata in quell'occasione – sostiene la Wada – è di 14.000 picogrammi a microlitro, oltre cento volte quello considerato normale per una persona dell'età di Alex. Un dato che ha lasciato assai perplessi sia il giudice che il colonnello del Ris (“è fuori scala”) e che invece, nelle intenzioni dell'Agenzia antidoping, serve per dimostrare che l'italiano “ha sempre avuto valori altissimi di dna nelle urine, dunque non ci sarebbe alcuna stranezza nel valore (1.200 picogrammi a microlitro) riportato nella perizia di Lago”.

L'avvocato difensore di Schwazer, Gherard Brandstaetter, ha chiesto al gip Walter Pellino un supplemento di perizia, per avere maggiori dati statistici “sul comportamento della concentrazione di dna nelle urine durante il congelamento, e una rogatoria estera per accertare la autenticità di un carteggio interno alla Iaaf, svelato grazie a degli hacker russi, nel quale si fa riferimento a un presunto complotto ai danni di Schwazer”. Il gip si è riservato di decidere.

Schwazer è furibondo ma deciso a resistere ad oltranza. Semmai la sua tesi, quella del complotto ordito ai suoi danni, i profilo risarcito sarebbero da capogiro. Così ha detto a Repubblica: “A livello scientifico noi vogliamo avere la certezza totale. Ci arriveremo. Non so se oggi o se ci vorranno altri mesi. Io ho la coscienza a posto altrimenti non sarei qui dopo tre anni. La mia vita va avanti a prescindere da questo processo, non sono qui per cambiare la mia vita, sono qui per dimostrare la mia innocenza”. E il roccioso Donati: “Questa vicenda sarà un punto di riferimento dal quale inizierà una nuova discussione ed il sistema antidoping dovrà cambiare profondamente. Si tratta di un sistema medievale che non garantisce gli atleti. Se si arriva alla fine io chiederò il risarcimento. Io dirò tutto, se qualcuno non mi mette una pistola in bocca prima, spiegherò tutto”.

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