Tutta la forza di Shaquem Griffin

| È cresciuto senza una mano, ma questo non gli ha impedito di diventare un professionista di football americano: ha debuttato nella NFL qualche giorno fa

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Domenica 9 settembre, “Broncos Stadium” di Denver, Colorado, campionato “NFL”, la massima divisione del football americano: i padroni di casa, i “Denver Broncos” ospitano i “Seattle Seahawks”. Per la cronaca, hanno vinto i padroni di casa per 27 a 24. Ma non è importante, almeno in questa storia, perché quel giorno lo sport ha dimostrato ancora una volta - se mai ce ne fosse stato bisogno - che i limiti non esistono e la sfiga è solo un’invenzione, la scusa buona per chi si è messo in testa di essere un perdente.

Nelle file dei “Seattle Seahawks”, quel giorno, ha debuttato il nuovo “linebaker”: Shaquem Griffin, 23 anni da St. Petersburg, Florida. Un ragazzone da 183 centimetri per 103 kg che il 9 settembre 2018 può dire di aver vinto la sua battaglia contro il destino.

Shaquem è nato affetto da “sindrome da banda amniotica”, una malformazione congenita che ha impedito alla sua mano destra di svilupparsi totalmente, causandogli dolori terribili. Aveva solo 4 anni quando i genitori lo fermano appena in tempo: stava tentando di tagliarsi le dita con un coltello da cucina sperando di alleviarsi il dolore. Una settimana dopo è in ospedale, dove per evitargli sofferenze i medici sono costretti a tagliare.

Da quel momento, l’elenco delle cose che Shaquem può fare si assottigliano vistosamente, almeno all’apparenza, perché lui non molla un istante. Insieme al fratello gemello Shaquill, che oggi milita come “cornerback” nella sua stessa squadra, Shaquem Griffin continua ad allenarsi in atletica, baseball e football. Nessuno, in famiglia, lo guarda come fosse un figlio sfortunato, quello per cui bisogna avere un occhio di riguardo: lui sogna il football professionistico? Bene, il padre Tangie ci crede e lo sottopone ad allenamenti massacranti, senza sconti e pietà.

Crescendo, Shaquem diventa il bestione che è oggi, capace di correre le 40 yards in 4”38 e di sollevare per venti volte un bilanciere da 102 kg: di lui si accorge la squadra della “University of Central Florida”, dove incontra George O’Leary, il coach che oltre ad affinarlo sportivamente diventa una guida e un amico vero.

Nel maggio scorso, il sogno di Shaquem Griffin si è avverato: arriva la chiamata dei “Seattle Seahawks”, formazione con nove titoli di division all’attivo e un Superbowl conquistato.

La storia di Shaquem Griffin rimbalza su tutti i giornali e telegiornali degli Stati Uniti, e lui ripete sempre lo stesso concetto: “Questo è un inizio, in tanti dubitavano di me, e ho dimostrato che si sbagliavano. E siccome ci sono ancora parecchi scettici, continuerò a farlo”.

Contro i Broncos, malgrado la sconfitta, è proprio Shaquem la stella che brilla di più: mette a segno tre tackle e tutti gridano al miracolo. Ma uno di quelli che valgono di più: i miracoli fatti in casa.

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