A Warning, gli ultimi segreti di Trump

| Il misterioso alto funzionario che un anno fa aveva scritto un articolo sul New York Times, ha raccolto in un libro esplosivo fatti e misfatti dei suoi anni alla Casa Bianca

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Con una mossa che sembra strategica, ma che in realtà era programmata da tempo, l’uscita di “A Warning” (pubblicato da “Twelve”, editrice di Hachette Book Group), arriva nel bel mezzo dell’inchiesta chiamata a valutare l’impeachment di Donald Trump. Un case-study che promette di fare molti più danni di altri volumi dedicati allo stesso argomento usciti in questi anni, anche perché l’autore non c’è. Il libro è firmato da “Anonymous”, che non è la sigla dietro cui si nasconde un celebre gruppo di hacker, ma lo stesso alto funzionario della Casa Bianca che un anno fa aveva pubblicato sulle colonne del New York Times “I am part of the resistence inside the Trump administration”, un lungo articolo che aveva gettato lo scompiglio.

Ad anticipare l’uscita di “A Warning” diversi estratti, forniti di volta in volta ai maggiori media americani, che lasciano capire quanto le 272 pagine metteranno a nudo ciò che resta dell’interregno alla Casa Bianca di Donald Trump. Per Phillip Rucker, giornalista del “Washington Post” che ha avuto modo di leggerlo in anteprima, per molti dei collaboratori di Trump, arrivare ogni mattina alla Casa Bianca “È come presentarsi alla casa di cura all’alba per scoprire che tuo zio anziano corre senza pantaloni attraverso il cortile e impreca a gran voce contro il cibo, mentre gli assistenti preoccupati cercano di prenderlo. Solo che tuo zio probabilmente non lo fa ogni singolo giorno, le sue parole non sono trasmesse in tutto il mondo e non dovrà guidare il governo degli Stati Uniti una volta che si è rimesso i pantaloni”.

Tante le rivelazioni, a cominciare dall’ammutinamento di alcuni “senior member” dello staff presidenziale, che hanno studiato come sabotare il presidente per costringerlo a rassegnare le dimissioni, o ancora le preoccupazioni di altri, sempre più convinti che Trump fosse finanziato e manovrato da Putin. Due scuole di pensiero che spesso hanno finito per confrontarsi e che in comune avevano un dettaglio: la lettera di dimissioni, chiusa nel cassetto della scrivania, pronta da quando avevano stabilito una “linea rossa” per se stessi, ovvero il limite massimo di ciò che rifiuterebbero di fare se mai gli fosse chiesto. In un passaggio, si leggono i dialoghi raccolti dentro la Casa Bianca, in cui in tanti erano sempre più convinti che lasciare agire Trump come meglio credeva sarebbe stato il modo migliore per fermarlo.

Una volta insediatosi alla Casa Bianca, sostiene l’autore, Trump ha continuato ad appoggiare Putin di fronte all’intelligence statunitense, respingendo le informazioni ricevute dai suoi servizi segreti sulla capacità missilistica di un altro paese, come suggerito dallo stesso presidente russo: “Non mi interessa, io credo a Putin”, aveva commentato Trump restituendo l’informativa nelle mani di un attonito funzionario dell’FBI. Non è andata molto diversamente con l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, dimenticato ad arte per non irritare il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Ai suoi consiglieri, Trump aveva raccontato che il caso di Khashoggi era “il peggior tentativo di insabbiamento di un omicidio della storia”, ma i sauditi hanno il petrolio, che oggi costa 50 dollari al barile, ma se fossero andati avrebbe potuto arrivare a 150”.

Il Presidente, definito disinformato, irresponsabile, irascibile, crudele, inetto e smemorato, è raffigurato come frustrato dalle istituzioni di governo che non si piegano alla sua volontà: tra i suoi desideri c’era come trovare il modo di scavalcare il sistema giudiziario, che spesso bloccava i suoi ordini esecutivi: “Come possiamo sbarazzarci dei giudici? Non dovrebbero esistere”, ripeteva al suo team legale, chiedendo loro di studiare un progetto di legge da inviare al Congresso per ridurre il numero di giudici federali. Invito che i suoi assistenti hanno volutamente ignorato.

Neanche a dirlo, attraverso la portavoce Stephanie Grisham, la Casa Bianca ha smentito categoricamente gli episodi riportati nel libro, aggiungendo: “Presenta un ritratto che è l’esatto opposto di quello che è effettivamente il Presidente”.

Il misterioso autore di “A Warning” ci tiene a precisare che non ha pattuito alcun compenso con la casa editrice, e che buona parte dei diritti saranno devoluti a organizzazioni no-profit.

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