Addio a Ruth Bader Ginsburg, giudice icona delle donne

| Si è spenta a Washington dopo una lunga malattia la seconda donna ad essere ammessa alla Corte Suprema. Paladina delle minoranze silenziose, incorruttibile e schietta, ha chiesto di essere sostituita dal nuovo presidente

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L’ultima stoccata a Donald Trump, la giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg l’ha lasciato scritto nel suo testamento politico: “Chiedo che a sostituirmi sia il nuovo presidente”. Non c’è scritto, ma è chiaro: se non sarà Trump, tanto meglio.

È un passaggio che fa piombare la morte dell’amatissimo giudice “RGB”, come la chiamavano tutti, considerata un’icona liberal per i diritti delle donne e dei disabili per cui si è spesa e battuta fin dagli anni Settanta, nel pieno della battaglia elettorale. Aveva 87, e da anni lottava contro un male incurabile: a dare notizia della morte la Corte Suprema, dove aveva fatto il suo ingresso nel 1993, su nomina dell’allora presidente Clinton, seconda donna nella storia a entrare nel massimo organismo giudiziario americano dopo Sandra Day O’Connor.

Ma secondo un’indiscrezione della “ABC”, Trump potrebbe non accontentarla, pensando già ad una nomina per rafforzare ulteriormente la presenza Repubblicana. Informato della morte, il presidente ha twittato un ricordo, definendola “Una donna incredibile: l’America perde un titano della legge”. Messaggi di cordoglio anche da Joe Biden, dalla speaker della Camera Nancy Pelosi, dagli ex presidenti Barack Obama e George Bush, da Hillary Clinton, Mario Cuomo, e da stelle di Hollywood come Barbra Streisand, Mariah Carey e Michael Moore.

Nata a New York in una famiglia di immigrati ebrei, laureata ad Harvard nel 1955, riservatissima, minuta e combattiva, femminista, progressista, abortista e pro-gay, vedova del marito Martin e madre di due figli, Ruth Ginsburg era nota per essere una delle menti più brillanti e una spina nel fianco per i colleghi della Corte Suprema, a cui non ne faceva passare una.

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