An american comedy

| Trump esclude di ammettere la vittoria di Biden, ma più che altro la sua sconfitta, e continua a promettere battaglie legali che hanno sempre meno sostanza. Ma come terminerà la sua presidenza è ancora un mistero, e una preoccupazione

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I social sono scatenati: Trump è ormai diventato il protagonista assoluto di migliaia di meme, compreso l’ultimo, quello in cui insieme a Melania è nascosto sotto il tavolo di casa Biden, come nella locandina del film premio Oscar “Parasite”.

E magari non la statuetta, ma un premio Donald lo meriterebbe davvero per la commedia tragicomica che dal 4 novembre va in scena tutti i giorni nei corridoi della Casa Bianca, dove nessuno del cast sembra in grado di calmare il “one man show”. Trump ce l’ha col mondo intero, per buona parte ricambiato, e considera un tradimento anche l’annuncio del vaccino “Pfizer”, secondo lui dato subito dopo la tornata elettorale per favorire ancora una volta l’odiato Biden. Anche in questo caso, come pare per tutte le accuse di brogli elettorali, prove non ce ne sono.

L’unico cedimento al muro di gomma dell’uomo che non vuole lasciare la Casa Bianca pare siano una certezza e una mezza ammissione: la prima, che non concederà mai la vittoria a Biden, secondo, che se proprio fosse costretto potrebbe arrivare al massimo ad annunciare di non “credere ai risultati, ma di non contestarli”. 

Biden, da vecchio volpone della politica, non commenta quasi mai, lascia che Trump si rosoli da solo a fuoco lento. In realtà è tutt’altro che tranquillo, tanto da mettere in moto una squadra di legali che potrebbero denunciare l’amministrazione Trump per intralcio alla transizione.

Anche Melania, dal canto suo, non ha ancora preso il telefono per congratularsi con Jill, la moglie di Biden, ma anche questo era ampiamente previsto, e sarebbe stato strano il contrario.

Ma galanteria a parte, la questione Trump comincia realmente a impensierire le alte sfere americane: secondo il Washington Post, “Trump è troppo incompetente per pensare ad un colpo di Stato”, mentre per il New York Times “È l’ultimo atto di quattro anni zeppi di atteggiamenti da dittatore puro”.

Sul fronte delle cause legali, quelle realmente presentate finora sono state definite “scalcinate” e comunque, ancora una volta, anche se fossero fondate riguarderebbero un numero di voti insufficienti per pensare di ribaltare la situazione. In Pennsylvania Biden ha ormai un vantaggio consolidato di 45mila voti, 36mila in Nevada, 20mila in Wisconsin, 14mila in Georgia e 13mila in Arizona. Recuperarli tutti è impensabile: in genere i riconteggi finiscono per spostare poche centinaia di voti: basti pensare al caso della Pennsylvania, dove i voti arrivati per posta il giorno successivo alle elezioni vanno tenuti separati dal resto. Ma si parla di 10mila schede.

L’unica speranza di Trump è che le proteste, le cause e ricorsi gli aprono le porte della Corte Suprema, ma anche questa è un’eventualità assai remota, perché quasi mai i tribunali che precedono il massimo organo statunitense lasciano proseguire la corsa delle cause, specie quelle più inutili.

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