Biden ad un passo dalla Casa Bianca

| L’ira funesta di Donald Trump: chiede, pretende e minaccia, ma inizia ad essere abbandonato anche dai suoi: L’Europa osservatore molto interessato sceglie l’aplomb, ma sotto sotto sogna l’arrivo di Joe

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Al momento, a Joe Biden mancano solo 6 “grandi elettori” per poter dire di essere il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America. Dopo una partenza in parità e addirittura un momento in cui Trump sembrava dover replicare il clamoroso successo di quattro anni fa, il placido candidato Dem ha preso il volo continuando ad aumentare il distacco fino a rendersi quasi irraggiungibile.

Ma che la questione sarà finita quando (e se), Biden raggiungerà quota 270, possiamo togliercelo dalla testa. Trump sputa veleno e rabbia da ogni poro ripetendo di essere vittima di una rapina a mano disarmata: chiede il riconteggio dei voti, tenta di bloccare lo spoglio in alcuni Stati, minaccia di portare tutto davanti all’Alta Corte, dove 6 dei 9 giudici sono di parte Repubblicana. Ma non è così semplice come sembra: pretendere un riconteggio esporrebbe il partito ad una magra figura verso il Paese, bloccato per ulteriori giorni in più rispetto ai tempi già lunghi dello spoglio, così come rifiutare la vittoria altrui, che non è nello stile del “fair play” che fino all’anno di grazia 2020 era normalità fra galantuomini. E non sono pochi, i repubblicani che iniziano a smarcarsi, scendendo dal carro del vincitore di quattro anni fa.

A scardinare le accuse di Trump si è aggiunta anche l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), che attraverso i propri osservatori elettorali ha definito “infondate” le accuse lanciate da Trump.

Il resto dell’America, che aveva iniziato la giornata dello spoglio apparendo calma e serafica, si è agitata poco dopo: a Portland la polizia ha arrestato una decina di persone e sequestrato qualche arma, a New York in manette sono finiti in 50, mentre ad Atlanta, Detroit e Oackland non si segnalano tafferugli. Il peggio si è temuto all’esterno del seggio di Maricopa, in Arizona, dove qualche centinaio di sostenitori di Trump armati di tutto punto si sono radunati all’esterno mostrando cartelli di protesta per presunti brogli.

Biden, che senza ancora averlo ammesso respira già l’aria da presidente, assicura che “fra 77 giorni l’America tornerà negli accordi Parigi sui cambiamenti climatici”, replicando l’ultimo strappo di Trump, consumato mentre il Paese era alle prese con spogli ed exit poll. Ma il suo compito non sarà affatto semplice, perché al momento il voto mostra una profonda spaccatura del Congresso: i Dem dovrebbero riuscire a mantenere il controllo della Camera ma senza lo sperato ampliamento, mentre al netto della situazione attuale i Repubblicani mantengono il Senato.

L’Europa, spettatore non pagante, tenta di mantenere l’aplomb del distacco diplomatico dalla confusione elettorale americana, e stringe i denti senza poter ammettere di sperare nell’incoronazione di Biden, che ha già annunciato di voler riportare pace e prosperità fra le due sponde dell’oceano, cosa che sarebbe molto utile in vista della ripresa economica della UE: “Attendiamo gli sviluppi nutrendo piena fiducia nella democrazia americana”, è la posizione ufficiale.

Stati Uniti
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