Biden corre nei sondaggi, Trump in allarme

| La strenua battaglia finale del presidente, che batte gli Stati chiave sperando in un colpo di coda. Ma i sondaggi lo danno ovunque dietro, e la massiccia partecipazione degli americani è un segnale sempre più chiaro

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Ai 56 milioni di americani che hanno già votato, circa il 21% degli aventi diritto, si aggiunge anche Donald Trump, che ha espresso il proprio voto di persona in un seggio di West Palm Beach, in Florida, dove ha spostato la propria residenza. Secondo le previsioni, l’affluenza finale del 2020 potrebbe toccare il 65%, record assoluto per gli Stati Uniti. È un dato che continua a dirla lunga su quanto gli americani avvertano l’importanza di un voto che non è come tutti gli altri, ma si porta dietro la scelta fra due visioni opposte dell’America per i prossimi quattro anni.

Se i sondaggi fossero Bibbia, per Trump non ci sarebbe più storia: Michael McDonald, professore all’Università della Florida, ha elaborato i dati degli elenchi elettorali di 19 stati, che spesso indicano anche l’eventuale affiliazione politica. Su 25,7 milioni di votanti, il 49,6% (12,7 milioni), sono dichiaratamente Dem, mentre 7 milioni (il 27,5%), si dichiarano Repubblicani. In bilico il 22,3% che ha preferito non dichiarare nessuna simpatia.

Dalla cerchia di Trump filtra inquietudine, e il presidente non molla e vola senza sosta da uno Stato all’altro sperando nel colpo di coda che quattro anni fa gli aveva messo le ali. Ma la situazione è ben diversa da allora: nel 2016 il mondo era relativamente tranquillo, mentre oggi c’è di mezzo una pandemia che uccide e flagella l’economia come nemmeno il terrorismo era riuscito a fare.

Nella volata finale, al fianco di Biden è sceso in campo Obama, il suo ex capufficio, che ancora gode di un ampio consenso e che – essendo fuori dai giochi – si toglie lo sfizio di lasciare a casa il fioretto per darci dentro con la mannaia: quella di trump è una presidenza da “reality show”, tuona dai palchi su cui sale, poi picchia duro sul Covid, sull’economia, la Russia, la Cina e il commercio di un’America che secondo Trump avrebbe dovuto spezzare le reni al mondo, e invece è come un pugile coperto di lividi che non vede l’ora suoni la fine del round. Non scherza neanche Kamala Harris, una che non ha bisogno di micce per accendersi: “Trump è un razzista: lo credo, lo penso e lo confermo”.

Resta la certezza che Trump si giocherà il tutto per tutto: d’altra parte, come continuano a sottolineare i media americani, non ha scelta. Dal giorno successivo alla sua uscita con le valigie dalla Casa Bianca, la giustizia americana lo aspetta per regolare un paio di conti in sospeso.

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