Capodanno con John Dillinger

| Il 31 dicembre prossimo sarà riesumata la salma del “nemico pubblico n. 1”, ucciso dall’FBI 85 anni fa. A richiederlo i suoi nipoti, convinti che quello lì sotto non sia il loro parente

+ Miei preferiti
La data è fissata per il 31 dicembre prossimo: quel giorno, a 85 anni dalla morte, sarà riesumata la salma di John Dillinger, il famigerato “Public Enemy no. 1” d’America.

È la conclusione di un’istanza presentata allo State Department of Healts dell’Indiana da Carol e Michael Thompson, i due nipoti del gangster simbolo dell’epoca del proibizionismo, per risolvere una leggenda che circola dal giorno del suo funerale: secondo qualcuno, sotto la lapide del “Crown Hill Cemetery” di Indianapolis non ci sarebbe Dillinger, ma qualcuno ucciso per sbaglio o per comodo dall’FBI durante l’agguato del 22 luglio 1934 di Chicago.

Ufficialmente, a tradirlo era stato Ana Cumpanas, una prostituta rumena che con l’FBI aveva promesso di far arrestare Dillinger in cambio di un permesso di soggiorno, che per la cronaca non avrà mai. Secondo la versione ufficiale, cinque colpi di pistola freddano il gangster all’esterno del “Biograph Theater”, dove in compagnia di due prostitute, fra cui la Cumpanas, Dillinger aveva appena assistito alla proiezione del poliziesco “Manhattan Melodrama”, con Clark Gable. Quattro giorni dopo, il 26 luglio, John Dillinger viene sepolto nel cimitero della sua città natale.

Per motivare la richiesta di riesumazione, i nipoti affermano di avere in mano numerose prove, comprese delle impronte digitali, che confermerebbero la leggenda: quello sepolto lì sotto non è il corpo di Dillinger. “È nostra convinzione e opinione che, se l’FBI ha ucciso l’uomo sbagliato davanti al Biograph Theater di Chicago, è anche importante identificare l’uomo sepolto nel Crown Hill Cemetery”, scrivono i nipoti del gangster. Dopo la riesumazione, i resti di Dillinger saranno analizzati da un team di medici legali che hanno preparato un programma preciso di misurazioni e valutazioni dello scheletro.

La riesumazione era stata inizialmente fissata per il 16 settembre, anche per via di un accordo con il canale “History Channel”, che avrebbe filmato le operazioni per realizzare un documentario. Ma tutto si è interrotto per una controversia tra la famiglia e il cimitero di Crown Hill Cemetery, che si era opposto alla riesumazione per non “turbare la tranquillità di un luogo di pace”.

Nato nel giugno del 1903, a soli 21 anni John Dillinger mette a segno la sua prima rapina in una drogheria vicino a casa. Rimedia anche il primo arresto ma non ha alcuna intenzione di smettere, alzando ogni volta l’asticella delle sue rapine in luoghi sempre più difficili, spesso considerati inespugnabili. Diventa un eroe nell’America popolare della grande depressione, una sorta di Robin Hood che non regala denaro, ma distrugge i registri contabili dove si annotano debiti e ipoteche dei clienti. Le cronache lo dipingono come un uomo estremamente elegante e curato, con abiti di alta sartoria e per nulla votato alla violenza. A dargli la caccia senza sosta sono i detective dell’FBI di J. Edgar Hoover, che Dillinger spera di ingannare cancellandosi le impronte digitali con dell’acido.

Il passo falso arriva nel 1934, quando Dillinger evade dal penitenziario di Crown Point prendendo in ostaggio alcuni agenti con cui varca i confini dell’Indiana. Era il reato federale che l’FBI aspettava con impazienza: quattro mesi dopo John Dillinger viene freddato a Chicago. O forse no.

Galleria fotografica
Capodanno con John Dillinger - immagine 1
Capodanno con John Dillinger - immagine 2
Stati Uniti
Una vittoria di Trump:
Amy Coney Barrett alla Corte Suprema
Una vittoria di Trump:<br>Amy Coney Barrett alla Corte Suprema
Tante le questioni che attendono la giovane giudice nella sua prima settimana al massimo organo americano: a questione delle tasse del presidente, pasticci elettorali e un caso di aborto
Social in allarme per le elezioni americane
Social in allarme per le elezioni americane
I colossi della Silicon Valley annunciano contromisure per combattere fake news e informazioni fuorvianti, ma secondo gli americani la scelta migliore sarebbe un black out totale
«Non abbiamo alcuna intenzione di controllare la pandemia»
«Non abbiamo alcuna intenzione di controllare la pandemia»
È la pensatissima e pericolosa ammissione di Mark Meadows, capo di gabinetto della Casa Bianca. Nel frattempo, Trump e Pence continuano a battere gli Stati ancora in bilico, affermando che “L’America sta svoltando”
NFAC, le milizie nere
che spaventano l’America
NFAC, le milizie nere<br>che spaventano l’America
Per qualcuno sono gli eredi delle “Black Panther” degli anni ’60: sfilano armati e organizzati, non temono la sfida con i gruppi di suprematisti bianchi e finora hanno mantenuto la calma. Ma c’è chi teme che il peggio sia in arrivo
Biden corre nei sondaggi, Trump in allarme
Biden corre nei sondaggi, Trump in allarme
La strenua battaglia finale del presidente, che batte gli Stati chiave sperando in un colpo di coda. Ma i sondaggi lo danno ovunque dietro, e la massiccia partecipazione degli americani è un segnale sempre più chiaro
Trump VS Biden, l’ultimo duello
Trump VS Biden, l’ultimo duello
Da entrambe le parti il consiglio era di evitare la rissa, ad ogni costo: il risultato è stato un dibattito decisamente più pacato, che si è acceso a tratti quando i due hanno affondato sugli argomenti più caldi
I 545 bambini separati dalle famiglie alla frontiera USA
I 545 bambini separati dalle famiglie alla frontiera USA
Di loro, vittime della campagna di “Tolleranza Zero” del 2017, non si sa più nulla. Gli unici ad occuparsene sono un gruppo avvocati e associazioni umanitarie, che tentano di riportare i piccoli alle loro famiglie di origine
FBI: rischio di interferenze straniere nelle elezioni
FBI: rischio di interferenze straniere nelle elezioni
Memori dell'intenso lavoro di depistaggio messo in campo dal Cremlino quattro anni attraverso decine di hacker, i federali svelano che Iran e Russia sarebbero in possesso dei database sugli elettori americani
Chi pensa già al dopo Trump
Chi pensa già al dopo Trump
Temendo la sconfitta, i repubblicani prendono le distanze da Trump e cominciano a riflettere sul futuro del partito, totalmente da riformare dopo uno tsunami lungo 4 anni
Trump chiude la campagna tra polemiche e accuse
Trump chiude la campagna tra polemiche e accuse
Il presidente ne ha per tutti, a cominciare da Anthony Fauci, definito “un idiota”, mentre il suo staff protesta per la decisione di microfoni chiusi a turno durante il prossimo dibattito