Chi pensa già al dopo Trump

| Temendo la sconfitta, i repubblicani prendono le distanze da Trump e cominciano a riflettere sul futuro del partito, totalmente da riformare dopo uno tsunami lungo 4 anni

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Per quattro anni, i repubblicani hanno fatto spallucce all’infinita serie di polemiche e scandali che ruotavano intorno a Trump. Hanno ignorato i suoi scoppi d’ira e le sue lamentele, ed evitato di affrontarlo votando per lo più in blocco i suoi programmi e proteggendolo durante il processo di impeachment.

Ma a due settimane dalle elezioni, i senatori del GOP (Grand Old Party), cominciano a temere che l’interregno di Trump si stia avviando alla fine.

Pubblicamente e privatamente, i repubblicani cominciano a prendere le distanze dal presidente, e il dibattito sul post-Trump sta già prendendo forma, con alcuni intenzionati di emulare il suo stile populista del "Make America Great Again", e altri che spingono a tornare a un messaggio più moderato, per corteggiare i giovani e le donne scoraggiati da Trump.

Ma mentre i repubblicani si preparano alla resa dei conti interna, diversi senatori supplicano Trump di cambiare tattica almeno nelle ultime due settimane di corsa, puntando su un messaggio economico più rassicurante e smettendola di minimizzare la pandemia e di lanciare attacchi contro gli esperti di salute pubblica come il dottor Fauci, amatissimo in tutta l'America. “Vorrei che nei giorni conclusivi della campagna elettorale Trump sottolineasse la sostanziale differenza politica che ci separa dai Dem - commenta John Thune, senatore del South Dakota e capogruppo repubblicano – dovrebbe stare lontano dagli attacchi personali e smetterla di prendersela con i media e i medici, concentrandosi sui problemi”.

I leader del GOP si sono fortemente opposti alle richieste di Trump di approvare un piano di stimolo del valore di oltre 2.000 miliardi di dollari. Alcuni repubblicani, come il senatore del Texas John Cornyn, hanno chiarito di non essere sempre stati sulla stessa lunghezza d’onda del Presidente su questioni come il debito nazionale. E un senatore del Nebraska, Ben Sasse, ha lanciato un feroce attacco sull’atteggiamento di Trump nei confronti delle donne e sui poco chiari flirt con le pericolse fazioni della supremazia bianca. “Credo che il nostro partito sia in difficoltà con i giovani, con gli anziani e le minoranze”.

I repubblicani, che speravano di portare il Presidente alla vittoria, hanno ormai poca voglia di allinearsi agli attacchi più violenti di Trump, anche se dopo i risultati a sorpresa del 2016, molti si dicono convinti che potrebbe farcela di nuovo. Ma tutti sono ben consapevoli del margine molto stretto che porta alla vittoria, come di quanto tristi siano i sondaggi per Trump, in svantaggio in nove dei dieci stati che ne hanno decretato la vittoria quattro anni fa. Se Trump perde, il partito è pronto ad un dibattito interno furioso sulla direzione da prendere, dopo quattro anni in cui il Presidente ha riscritto le regole della politica e rimodellato a sua immagine e somiglianza la base conservatrice.

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