Condannata ad essere il «paziente zero»

| L’incredibile storia di Maatje Benassi, riservista dell’esercito americano accusata da un teorico della cospirazione di aver infettato l’America. La sua colpa, aver partecipato alle Olimpiadi americani di Wuhan lo scorso ottobre

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La vicenda che sta travolgendo Maatje Benassi, 49 anni, riservista dell’esercito americano, ha dell’incredibile, e deve far riflettere sulla pericolosità dei social quando sono usati come doppia arma: la prima per colpire qualcuno rovinandogli l’esistenza, la seconda come mezzo di persuasione di massa.

A mettere gli occhi su di lei è stato un uomo che neanche conosce: George Webb, 59 anni, un tizio che si definisce giornalista ma soprattutto un cacciatore di complotti il cui curriculum, pubblicato online, pare sia stato più e più volte smentito, dalla prima all’ultima voce. L’ultima sua invenzione un canale YouTube attraverso cui diffonde fake news a mazzi da cinque che 100mila follower sono pronti a bere d’un fiato. Ma tanto gli basta per campare.

La sua impresa più celebre, al momento, restava una fake news che nel 2017 aveva annunciato l’arrivo segreto di materiale radioattivo nel porto di Charleston, South Carolina, destinato ad un laboratorio dove si stava allestendo una bombetta atomica. Riuscì a scatenare il panico, costringendo i servizi segreti a fargli una visita di cortesia.

Ma non gli è bastato. Lo scorso marzo, per aggiungersi all’elenco di chi è convinto di aver scovato la verità sulla pandemia, le attenzioni di Webb si sono concentrane sulla squadra atletica americana che lo scorso ottobre ha partecipato alle Olimpiadi militari in scena a Wuhan, in Cina, la città epicentro del virus che ha messo in ginocchio il mondo intero. Fra gli oltre 100 atleti della squadra statunitense, Webb individua il nome di Maatje Benassi, in forza alla squadra ciclistica femminile che proprio durante il soggiorno a Wuhan era finita in ospedale. In realtà, la donna è semplicemente caduta dalla bici per una frattura ad una costola e con una lieve commozione cerebrale, per poi tornare in patria serenamente, senza mai aver accusato alcun sintomo del coronavirus.

Ma nella sua lucida follia, George Webb si convince di aver individuato il famigerato “paziente zero” dando il via ad una campagna infarcita di teorie fantasiose, che più sono strampalate, più sembrano trovare qualcuno disposto a crederci. Una fra tutte, il collegamento fra Maatje e Benny Benassi, DJ italiano indicato come “paziente zero” in Olanda.

Ma il gioco è tutt’altro che innocente, perché da quel momento, la vita di Maatje Benassi non è più la stessa. La donna, che insieme al marito Matt e due figli vive e lavora nella caserma di Fort Belvoir, in Virginia, è diventata la vittima di migliaia di persone che dopo aver subito perfino la pubblicazione online del loro indirizzo privato, la chiamano, le scrivono e soprattutto la minacciano di morte per aver infettato il popolo americano. Con la velocità dei social, la sua vicenda sta facendo il giro del mondo finendo perfino sui social cinesi, dove alla povera Maatje sono stati riservati gli stessi commenti e le medesime minacce. 

La coppia, sull’orlo della disperazione, ha prima chiuso ogni account, poi ha tentato di rimuovere i video da YouTube per bloccarne la diffusione. Nel frattempo ha preso contatti con un avvocato, che ha allargato le braccia dicendo c’è poco da fare, e più o meno è stata la stessa risposta ricevuta dalla polizia. Alla fine, Maatje e Matt si sono rivolti ai media, costretti a fare il gioco di Webb raccontando la vicenda e la teoria del complotto.

“È come svegliarsi ogni mattina da un brutto sogno che diventa un incubo sempre più scuro. Vogliamo solo che tutto questo finisca, perché si tratta di cyberbullismo”.

Le teorie cospirative non sono molto diverse dai virus: per diffondersi e sopravvivere evolvono e mutano. Prima che Maatje Benassi diventasse la principale protagonista di questa cospirazione, varianti di ogni tipo hanno circolato online per mesi. Nelle prime settimane in molti erano convinti che si trattasse di un’arma biologica statunitense.

Intervistato telefonicamente dalla CNN, George Webb non è stato in grado di presentare alcuna prova sostanziale a sostegno delle sue affermazioni, affermando di considerarsi un “reporter investigativo” e non un teorico della cospirazione. Anche il canale YouTube è sceso in campo, bloccandogli le pubblicità attraverso cui guadagnava qualche centinaio di dollari al mese. Un portavoce del canale ha dichiarato di aver rimosso alcuni video che contenevano commenti minacciosi rivolti alla donna.

Matt Benassi ha detto di temere che questa vicenda possa “trasformarsi in un altro Pizzagate”, riferendosi a un’altra teoria cospirativa infondata che sosteneva che in un giro di pedofilia che ruotava intorno ad una pizzeria di Washington fosse coinvolta Hillary Clinton. Una teoria che non ha ricevuto molta attenzione fino alla fine del 2016, quando un uomo non si è presentato all’ingresso della pizzeria armato di fucile mitragliatore, dicendo che voleva fare chiarezza sul “Pizzagate”.

L’esperienza di Maatje Benassi purtroppo non è l’unica, ha commentato Danielle Citron, professore di diritto alla Boston University School of Law: “Di fronte alle “cyber-mafie”, le forze dell’ordine spesso non possono o non vogliono indagare. A dover cambiare sono i canali come YouTube: in questo momento sono totalmente immuni da responsabilità legali”.

“Qualsiasi cosa accadrà, so che la nostra vita non sarà mai più la stessa – conclude Maatje Benassi con le lacrime agli occhi - ogni volta che qualcuno digiterà il mio nome su Google, da qualche apparirò come il paziente zero”.

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