Covid-19: neri e ispanici muoiono più dei bianchi

| Secondo uno studio, l’aspettativa di vita dei neri e latino-americani in America si ridurrà a causa della pandemia. Non è solo una questione genetica, ma le conseguenze di una società in cui la disuguaglianza è pura normalità

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Theresa Andrasfay and Noreen Goldman, due ricercatori, la prima laureata in gerontologia della University of Southern California, il secondo professore di demografia della Princeton University, hanno scoperto che l’aspettativa media di vita negli Stati Uniti si ridurrà di oltre un anno a causa della pandemia. Ma non vale per tutti: per i neri, la durata media sarà ridotta di poco più di due anni, mentre per i latino-americani calerà di oltre tre. Va meglio ai bianchi, per cui la pandemia ridurrà di poco più di otto mesi la durata della vita.

Dal 1930, quando gli Stati Uniti hanno iniziato a calcolare l’aspettativa di vita, i bianchi si sono sempre assicurati una sopravvivenza più lunga di neri e ispanici. I primi dati mostravano una marcata differenza tra i gruppi di 13,3 anni. E, con poche eccezioni, negli ultimi 90 anni il divario di razza si è lentamente e costantemente ridotto al punto che, nel 2017, i bianchi hanno vissuto in media 3,6 anni in più dei neri.

Ma il coronavirus ha improvvisamente vanificato il progresso. Il calo complessivo dell’aspettativa di vita negli Stati Uniti - da 78,6 anni nel 2017 a 77,5 anni nel 2020 - sembra essere la maggiore riduzione rispetto alla pandemia del 1918, che secondo lo studio ha cancellato di oltre sette anni la vita media negli Stati Uniti.

Ma l’impatto maggiore del virus, che negli Stati Uniti ha già ucciso oltre 251.000 persone, è sulla gente di colore. Il tasso di mortalità di Covid-19 tra i neri (114,3 ogni 100.000 persone) è quasi il doppio del 61,7 ogni 100.000 morti dei bianchi. Secondo l’APM Research Lab, i cui dati sono aggiornati al 12 novembre, anche i “native americans” e i latino-americani hanno tassi di mortalità significativamente più elevati rispetto ai bianchi, e anche se i neri rappresentano il 18,7% dei decessi di Covid-19, essendo solo il 12,5% della popolazione, il numero diventa particolarmente significativo. Non va meglio ai latino-americani: nel 2017, la loro aspettativa di vita era di 81,8 anni, tre anni in più di quella dei bianchi, ma nel corso di quest’anno la pandemia cancellerà il vantaggio nella longevità, noto come “il paradosso latino”.

Lo storico divario razziale tra la vita dei bianchi e dei neri è dovuto alla disuguaglianza delle condizioni di vita e dell’assistenza sanitaria. Negli Stati Uniti i neri hanno maggiori probabilità di essere poveri e disoccupati e sono esposti in modo sproporzionato alla violenza, all’inquinamento e a condizioni di lavoro non sicure.  Le disuguaglianze hanno il loro peso fin dalle prime fasi della vita, con i neonati neri che hanno molte più probabilità di essere sottopeso al momento della nascita e di morire, e proseguono costanti nell’età adulta, con un’incidenza maggiore di malattie croniche come diabete, ictus, problemi cardiaci e tumori.

Secondo i dati analizzati dal CDC e dal National Center for Health Statistics, i bambini e gli adolescenti indiani nativi e dell’Alaska hanno 7,6 volte più probabilità di morire a causa di Covid-19 rispetto ai bambini e agli adolescenti bianchi, mentre per i neri la probabilità sale a 5,3, e scende leggermente a 4,7 per i giovani ispanici.

L’impatto sproporzionato della pandemia è dovuto alle conseguenze di una società che distribuisce privilegi e protezioni in modo diseguale. La maggiore probabilità di non poter lavorare da casa e di vivere inpiccoli ambienti affollati contribuisce alle maggiori possibilità dei neri di contrarre la Covid-19, a cui va aggiunta la difficoltà dell’accesso alle cure mediche, che moltiplica l’impatto delle infezioni.

Stati Uniti
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