Donald Trump, il re è sempre più solo

| I massimi esponenti del Partito Repubblicano si smarcano uno dopo l’altro, lasciando il presidente uscente solo di fronte allo tsunami della probabile sconfitta. Solo i figli di Donald alzano la voce

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Sono i “sons” Don Jr ed Eric, due dei figli di Trump, a puntare il dito contro i Repubblicani, accusati di inerzia mentre loro padre lotta con le ultime speranze di rimanere in carica altri quattro anni. “I vostri elettori non dimenticheranno mai quello che state facendo”, tuonano i due accentuando la frattura tra il presidente e il partito che dovrebbe appoggiarlo.

Non hanno tutti i torti: finora, pochissimi esponenti del GOP (Grand Old Party) o stelle della destra hanno appoggiato le affermazioni di Trump sui voti illegittimi, e molti di più l’hanno ripudiata. Il presidente, da parte sua, non fa nulla per diventare più digeribile: da tre giorni ripete incessantemente “abbiamo vinto e per dimostrarlo andremo fino alla Corte Suprema”, continuando ad accusare i Dem di “rubare le elezioni”.

Ma più passano le ore, più la capacità di Trump assicurarsi il sostegno del Partito Repubblicano - fondamentale per qualsiasi tentativo di intraprendere battaglie legali - appare sempre più fragile. Mentre Joe Biden prendeva il comando della gara, pochissimi leader del GOP hanno appoggiato le accuse di Trump, mentre la maggior parte di loro le ha ignorate o addirittura ripudiate.

Data l’imprevedibilità della politica statunitense, è probabile che i repubblicani invertano la rotta se e quando riterranno che sia politicamente opportuno farlo, e Trump dal canto suo potrebbe anche avere il potere di generare abbastanza caos nelle strade.

Ma a parte queste eventualità, il leader della maggioranza del Senato Mitch McConnell, fresco di rielezione, è apparso disinteressato a schierarsi al fianco di Trump: “Non è insolito che un candidato affermi di aver vinto le elezioni. Ma affermarlo è diverso dal permettere che il conteggio finisca”.

Molto esitante anche John Thune,  che ha evitato qualsiasi commento sulle elezioni, mentre in risposta alle domande dei giornalisti, il leader della minoranza Kevin McCarthy, ha tentato una timida difesa – “ciò che il Presidente vuole è assicurarsi che ogni voto legale sia contato”- ma ha evitato con grande cura di appoggiare le affermazioni di Trump.

Il senatore Ted Cruz è apparso insolitamente tranquillo, ribadendo di non avere nulla da dire a proposito delle elezioni. Un altro avversario di Trump nel 2016, l’ex governatore del New Jersey Chris Christie, si è lasciato andare: “Non c’è nessuna base per appoggiare le affermazioni di Trump, arriva un momento in cui bisogna lasciare che il processo arrivi al termine prima di giudicarlo difettoso”. L’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum si è spinto oltre: “Sono molto dispiaciuto per quello che ho sentito dire dal presidente”.

Nel pantano di incertezze dell’America, una cosa è certa: tutto è possibile. Ma se il margine di Biden continua a solidificarsi e il sostegno del GOP alle posizioni di Trump diventa via via più debole o inesistente, probabilmente arriverà il giorno in cui nessuno degli strali di Trump avrà più importanza. Non ci sono precedenti, ma nessuno dei presidenti che l’ha preceduto è mai riuscito ad aggrapparsi alla Casa Bianca senza il sostegno del loro partito.

Stati Uniti
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