Donald Trump, il signore del kitsch

| Un’artista americano ha raccolto più di 1000 oggetti che riguardano l’attività imprenditoriale e la carriera del presidente

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Andres Serrano ha conquistato la popolarità per immagini e installazioni artistiche inquietanti e irriverenti: foto di cadaveri, uso dei fluidi corporei nei suoi scatti e opere blasfeme, come un crocifisso immerso nella sua urina. Ma da più di un anno, Serrano ha concentrato tutte le sue forze ed energie verso un’installazione multimediale in stile museale, “The Game: All Things Trump”. Una mostra, ancora una volta ironica e tagliente, dedicata all’immagine di un abile, attento e spietato businessman finito alla Casa Bianca.

Il ritratto del 45esimo Presidente degli Stati Uniti attraverso più di 1.000 oggetti acquistati principalmente su “eBay”, per una spesa complessiva di quasi 200.000 dollari. Fra i pezzi più curiosi un’insegna rotante con la parola “Ego”, decisamente appropriata a Trump, che dal “Taj Mahal’s Ego Lounge”, dov’era esposta, è finita al primo piano di un ex nightclub nel Meatpacking District di Manhattan, dove è ospitata la mostra.

Serrano ha incontrato Trump solo una volta quando lo ha fotografato nel 2004 per un progetto intitolato “America” che comprendeva più di 100 ritratti di celebrità e comuni cittadini.

“Ho sempre detto che il mio lavoro è molto semplice: si tratta di mostrare vita, morte, religione, sesso e razza, ovvero tutto ciò a cui la gente pensa. Allora, cos’è che da tre anni a questa parte occupa i pensieri di tutti gli americani? Semplice, Donald Trump”.

“Ci sono molte cose che mi preoccupano di questa amministrazione - ha confidato Serrano - in un certo senso, posso capire cosa è successo: Donald Trump ha avuto molte carte a suo favore, e la sua elezione è stata un contraccolpo alla presidenza di Barack Obama”.

Alcuni degli oggetti più affascinanti che Serrano ha raccolto sono copertine di riviste e tabloid degli ultimi tre decenni che hanno Trump in copertina, comprese alcune autografate. Ne spicca una, che fa pensare: una copia di “Esquire”, con un titolo che recita: “Hater-in-Chief” (più o meno l’odiatore capo), che potrebbe far sorridere, ma essendo stata autografata, significa che Trump si riconosce nella definizione. Fra i cimeli esposti anche un diploma della “Trump University” che un tempo alimentava i sogni capitalistici degli aspiranti imprenditori, quindi oggetti provenienti dalle sue infinite iniziative commerciali fra cui “Trump Shuttle”, “Trump Steaks”, “Trump Casinò”, “Trump Colognes”, una collezione di cravatte e cappelli “Make America Great Again” e un bambolotto parlante ispirato al programma “The Apprentice”. C’è anche un’edizione trumpiana del “Monopoli”, accompagnata da una frase sulla scatola che la dice lunga: “Non è importante che tu vinca o perda... è fondamentale che tu vinca”. 

“In realtà – assicura Serrano – non ho alcuna intenzione di inserirmi nelle dispute politiche: dopo tre anni di presidenza, la maggior parte degli americani si è ormai fatta un’opinione a favore o contro Trump. Quindi la mostra non è una celebrazione del presidente e neanche una critica nei suoi confronti: ognuno ci veda quel che vuole”.

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