Donald Trump: operazione coccodrilli

| Il NYT rivela che il presidente aveva lanciato l’idea di costruire fossati da riempire di rettili per fermare i migranti dal Messico. In alternativa, suggeriva di sparargli alle gambe o di elettrificare il muro al confine

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C’è un’America, soprattutto quella rurale, che vede in Donald Trump un difensore dei diritti e del sacro suolo americano. E un’altra che invece si è messa in testa di buttarlo giù da cavallo, dopo quasi quattro anni di pasticci, epurazioni, scandali, cattiverie e sospetti. Oltre alle nuvole nere dell’impeachment, che si addensano con forza sopra il tetto della White House, non passa giorno senza che il presidente si svegli e, come il leone, sappia che dovrà spararle più grosse del giorno prima.

La primizia fresca di giornata, appena sfornata dalle pagine del “New York Times”, dipinge un Trump furioso, alla ricerca di modi spicci per chiudere la partita con i migranti che dal Messico ogni giorno bussano alle porte degli Stati Uniti. Secondo alcune fonti vicine allo staff presidenziale, Donald avrebbe proposto di sparare alle gambe a coloro che osano lanciare pietre contro le pattuglie della “Border Patrol”. Discorsi privati, ovviamente, che fanno il paio con l’idea di costruire fossati pieni d’acqua per poi riempirli di serpenti e coccodrilli, pur di fermare la massa umana che arriva dal Sudamerica. Pare fosse arrivato a chiedere di preparargli un preventivo, per capire quanto poteva costare al netto l’intera operazione. Qualcuno, per fortuna, gli aveva fatto notare che non si trattava di una mossa per nulla geniale, anzi. Di qualcosa così impopolare e illegale che avrebbe trascinato l’America verso un calo di immagine e popolarità difficilmente recuperabile. In alternativa, Trump pretendeva almeno di elettrificare il muro per intero, ma ancora una volta qualcuno ha dovuto aggiungere che folgorare il prossimo è vietato dalla legge americana.

Sul fronte dell’impeachment, che al momento gli occupa per intero le sinapsi, Trump è passato al contrattacco parlando senza mezzi termini di “un colpo di stato”. A fargli eco il segretario di Stato Mike Pompeo, in queste ore in trasferta a Roma, che ha negato l’autorizzazione ai funzionari del dipartimento di testimoniare a Capitol Hill, rifiutando lui stesso di fornire ai deputati la documentazione con cui valutare la messa in stato di accusa. La replica delle commissioni della Camera non si è fatta attendere: “Ogni sforzo di intimidire i testimoni o impedire loro di deporre è da considerarsi illegale e costituirà prova di ostruzione della giustizia”.

Stati Uniti
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