Dorian colpisce anche Trump

| L’uragano che sta flagellando la costa est degli Stati Uniti è stato protagonista di una serie di tweet del presidente pieni di errori e leggerezze

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L’uragano Dorian prosegue la corsa seminando morte e distruzione, ma anche magre figure. Queste ultime sono quelle che inanellato Donald Trump, così colpito dalla violenza del “mostro” Dorian da dedicargli ben 122 tweet nel solo weekend, intercalati da altri destinati alla battaglia con la Cina per i dazi commerciali, all’indirizzo dell’ormai ex direttore dell’FBI James Comey e ad una fresca polemica con Debra Messing, l’attrice di “Will and Grace” che aveva stuzzicato il presidente chiedendogli di rendere pubblici i nomi di coloro che si dichiaravano pronti a sostenere finanziariamente la sua campagna elettorale del prossimo anno.

Tutto questo mentre calpestava i prati di un club di golf in Virginia, vista l’impossibilità di raggiungere il suo Mar-a-Lago, in Florida, causa appunto la minaccia di Dorian. Peccato però che nella foga qualche tweet fosse del tutto sbagliato, ma così tanto da costringere le autorità a rettificare prima che si scatenasse il panico. Per essere più precisi, alle 7:45 del mattino di domenica, dopo aver ricevuto gli aggiornamenti meteo, Trump scrive che “Oltre alla Florida, la Georgia, la Carolina del Nord e quella del Sud, anche l’Alabama sarà pesantemente colpita in modo molto più duro del previsto”.



Inevitabile: fra i cittadini dell’Alabama, che nessuno aveva chiamato in causa fino a quel momento, si scatena il panico. A prendere provvedimenti è stato il “National Weather Service”, costretto a rettificare il contenuto del tweet ripetendo più e più volte che l’Alabama non è sul percorso distruttivo di Dorian.



La correzione ha stizzito Trump, che ha bacchettato un giornalista della “ABC” che il giorno dopo ha osato ironizzare sull’errore. Neanche il tempo di assorbire il colpo, e il ditino veloce di Trump è tornato all’attacco con un nuovo tweet che questa volta ha lasciato gli americani ancora più perplessi: “Sembra che Mar-a-Lago si trovi in un punto sicuro. Ma quello è un posto che sa gestirsi da solo”. In tanti gli hanno fatto notare che la sua amata tenuta era forse il problema minore, visto quello che stava succedendo in altre parti del paese.

Per finire in bellezza con un tweet di autoignoranza: “Una categoria 5 è qualcosa di cui so a malapena l’esistenza”. Questa volta, contro la twittata si è schierata compatta la “Capital Weather Gang”, il gruppo di metereologi del Washington Post, che al di là della facile ironia ha fatto notare quanto l’ignoranza del presidente “potrebbe rallentare la risposta del governo di fronte ai disastri o contribuire a creare confusione e caos ai massimi livelli”.

La vicenda è stata riportata in queste ore dal New York Times, che ha chiuso l’ampio servizio sui tweet di Trump con un articolo dello storico Julian E. Zelizer, che ha ricordato la reazione di alcuni predecessori dell’attuale presidente di fronte alle catastrofi naturali. Nel 1965, Lyndon B. Johnson reagì all’uragano “Betsy” supervisionando di persona le operazioni di soccorso e salvataggio della popolazione di New Orleans. L’esatto contrario di George W. Bush, la cui risposta lentissima alla violenza dell’uragano Katrina costò la vita a quasi 2mila persone. “Trump non ricorda nessuno dei suoi due predecessori: fa così tanta confusione da aver inaugurato una terza categoria”.

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