El Chapo nell’inferno dell’ADX Florence

| Il giudice aveva accordato altri 60 giorni nel carcere di Brooklyn per permettere al legale di preparare l’appello, ma le autorità carcerarie hanno voluto trasferirlo nell’Alcatraz on the Rocks, prigione da cui non è mai evaso nessuno

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Nessuno è mai riuscito a fuggire dall’ADX Florence, penitenziario maschile di massica sicurezza, di livello “Supermax” nella contea di Fremont, in Colorado. È la nuova “casa di Joaquín “El Chapo” Guzmán, uno dei più famosi trafficanti di droga del pianeta, che da venerdì è rinchiuso fino alla fine dei suoi giorni nell’Alcatraz ton the Rockies, com’è conosciuto. L’ADX Florence può contenere 490 detenuti, i peggiori criminali della storia recente d’America, tutti detenuti in regime di totale isolamento, che passano 22 ore e mezza al giorno in una cella di cemento e acciaio di 2,1 per 3,6 metri, dalla quale possono uscire solo con manette ai piedi e alle mani.



Per spiegare il senso di questa fortezza inviolabile basta aggiungere che l’obiettivo non è il recupero sociale dei detenuti, ma “la protezione della società dalla loro presenza.

El Chapo, che possiede ranch in ogni stato messicano, compresi uno zoo con pantere e leoni, un treno personale e uno yacht chiamato “Chapito”, deve aver capito che è letteralmente impossibile fuggire da questa struttura circondata da torri di guardia e uomini pesantemente armati. Un’impresa impossibile anche per lui, per due volte fuggito dalle prigioni messicane, nel 2001 e nel 2015. 

Tra i suoi compagni di prigionia “Unabomber” Ted Kaczynski, Terry Nichols, uno degli attentatori di Oklahoma City, il britannico Richard Reid, che voleva far saltare un aereo con dell’esplosivo nascosto in una scarpa, e Dzhokhar Tsarnaev, l’attentatore della maratona di Boston, in attesa di essere giustiziato.

Secondo Robert Hood, ex guardia di Florence, la prigione è “una versione dell’inferno, solo un po’ più pulita, ma molto peggio della morte”.

Dopo un processo mediatico di tre mesi nel tribunale federale di Brooklyn, El Chapo è stato giudicato colpevole di 10 capi d'accusa tra cui traffico di droga, riciclaggio di denaro e possesso e uso di armi da fuoco.

Il governo degli Stati Uniti sostiene che nei 25 anni della sua carriera criminale, El Chapo sia riuscito  riuscito a introdurre 1.213 tonnellate di droga, 1,44 tonnellate di cocaina di base, 222 kg di eroina, quasi 50 tonnellate di marijuana e una quantità imprecisata di metamfetamine.

È stato estradato negli Stati Uniti nel gennaio 2017, e da allora è stato imprigionato in un isolamento quasi totale nella prigione di MCC, senza luce naturale o aria fresca e senza alcuna possibilità di fare esercizi all’aperto.

“L’ADX sarà come una passeggiata nel parco” per El Chapo, dopo quello che ha vissuto nella prigione di New York”, ha detto il suo avvocato, Jeffrey Lichtman, ai giornalisti. Tuttavia, Lichtman aveva chiesto al giudice Brian Cogan di non trasferire El Chapo per poter preparare l’appello alla sua sentenza: il giudice ha concesso 60 giorni in più a New York, ma le autorità carcerarie hanno deciso di trasferirlo immediatamente in Colorado.

Essere rinchiuso al MCC per 30 mesi “è stata una tortura continua emotiva, psicologica e mentale”, ha detto El Chapo al giudice Cogan poco prima della sentenza. “È la cosa più disumana che abbia mai sperimentato in vita mia”, ha aggiunto, lamentando di dover bere acqua sporca e di essersi costruito con carta igienica dei tappi per le orecchie per attenuare il rumore dei condotti di ventilazione. Ha fatto anche presente che non gli è stato permesso di abbracciare le figlie e che ad Emma, la giovane moglie, non è mai stato concesso di fargli visita.

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