El Chapo si era comprato il Messico

| Alex Cifuentes, ex braccio destro del boss del cartello di Sinaloa, accusa l’ex presidente messicano Enrique Peña Nieto di aver ricevuto una tangente da 100 milioni di dollari. Diversi i politici e funzionari pagati

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Alex Cifuentes, uno dei testimoni al processo in corso a New York contro Joaquín Guzmán, “El Chapo”, ha ammesso di essere stato per anni uno stretto collaboratore del boss del cartello di Sinaloa, raccontando di una tangente da 100 milioni di dollari pagata all’ex presidente messicano Enrique Peña Nieto, in carica dal 2012 al 2018.

Guzmán, 61 anni, è sotto processo a Brooklyn dallo scorso novembre dopo essere stato estradato dal Messico per affrontare l’accusa di traffico di droga come leader di quello che gli Stati Uniti hanno definito il più grande cartello della droga del mondo. Secondo quanto riportato dai media americani che assistono alle varie fasi del processo, Peña Nieto aveva chiesto 250 milioni di dollari prima di “accontentarsi” di 100. Cifuentes ha raccontato che la consegna del denaro è avvenuta a Città del Messico nell’ottobre del 2012 da un amico di El Chapo.

Cifuentes, che si è definito il “braccio destro” di El Chapo, ha lavorato come suo segretario passando due anni a nascondersi sulle montagne messicane. È stato arrestato in Messico nel 2013 e successivamente estradato negli Stati Uniti, dove si è dichiarato colpevole di traffico di droga. Peña Nieto ha respinto le accuse di corruzione emerse dall’inizio del processo.

Il processo presso il Tribunale distrettuale federale di Brooklyn è un mostruoso meccanismo di imponenti misure di sicurezza, con guardie armate ovunque e metal detector installati in diverse aree dell’edificio che conduce all’aula del tribunale, all’ottavo piano. All’esterno, parte della strada è totalmente bloccata. Il processo ha offerto macabri dettagli sugli omicidi perpetrati dai trafficanti di droga e accuse sorprendenti sulla rete di corruzione di funzionari statali.

L’avvocato di Guzmán, Jeffrey Lichtman, ha sostenuto che il vero leader del cartello di Sinaloa è Ismael “El Mayo” Zambada. Nella sua tesi, sostiene che Zambada è sopravvissuto all’azione penale corrompendo l’intero governo messicano, compresi Peña Nieto e l’ex presidente Felipe Calderón. Accuse che i due hanno immediatamente respinto, definendole “assolutamente false e sconsiderate”.

Lo scorso novembre un altro membro del cartello ha riferito che un collaboratore dell’attuale presidente messicano Andrés Manuel López Obrador sarebbe stato corrotto nel 2005. Secondo Cifuentes El Chapo aveva ordinato anche il pagamento di una tangente di 10 milioni di dollari a un generale, ma in seguito ha deciso di farlo uccidere.

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