Esecuzione capitale in Alabama

| Il detenuto Nathaniel Woods è stato giustiziato per l’omicidio di tre agenti di polizia nel 2004. In tanti, compreso il complice, hanno insistito fino alla fine sull’innocenza dell’uomo

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Alle 21:01 ora locale, nella notte in Italia, il medico legale ha dichiarato la morte di Nathaniel Woods, giustiziato in un penitenziario dell’Alabama. A nulla sono valsi gli appelli, le petizioni e le raccolte firme: poche ore prima, il governatore Kay Ivey si è rifiutato di rimandare ancora una volta il rinvio dell’esecuzione, così come ha fatto la Corte Suprema degli Stati Uniti respingendo la richiesta degli avvocati, che in extremis avevano espresso preoccupazioni sull’iniezione letale. Diversi attivisti per i diritti civili, tra cui Martin Luther King III e Bart Starr Jr. hanno chiesto al governatore di commutare la sentenza, ma il procuratore generale Steve Marshall ha definito giusta la condanna alla pena capitale.

Woods, 42 anni, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. Era stato condannato a morte nel 2005 per omicidio, al termine di un processo assai controverso in cui perfino il co-imputato, Kerry Spencer, anche lui condannato a morte, aveva dichiarato che Woods era innocente. Spencer ha ammesso di aver sparato a tre agenti nel 2004, mentre tentavano di fare irruzione nell’appartamento in cui dormiva. Un quarto agente è rimasto gravemente ferito, ma è sopravvissuto.

Nathaniel Woods con quelle morti non c’entrava nulla: è scappato quando sono scoppiati gli spari: “Non sapeva che avrei sparato”. Parlando al telefono dal braccio della morte nella prigione di Holman, Kerry Spencer ha raccontato che la notte degli omicidi lui e Woods avevano già avuto uno scontro con due agenti di polizia. Avevano in mente di tornare a casa una volta che gli agenti avessero finito il turno perché non volevano incontrarli di nuovo. “Quando mi sono svegliato c’era un elicottero che volava sopra il tetto della casa: mi sono alzato e ho afferrato un fucile. Siamo spacciatori, vendiamo droga, e devi sempre avere un fucile con te, notte e giorno”.

Spencer sente dei rumori provenire da un’altra stanza: guarda fuori dalla finestra e vede le auto della polizia. “Di colpo a poca distanza da me ho visto le figure di due poliziotti con le armi spianate: avevo il fucile in mano, ho pensato che mi avrebbero sparato, e ho aperto il fuoco. Quando hai un’arma puntata addosso, non importa se sono poliziotti o meno, pensi solo a sparare per primo, perché sai che qualcuno resterà a terra. Quando ho aperto il fuoco, Nate è ha fatto un balzo come se lo avessero colpito, poi è scappato dalla finestra. È un bravo ragazzo, non è un assassino: la ragione per cui Nate era laggiù è perché aveva bisogno di soldi”.

La notte del 17 giugno 2004, gli agenti della polizia di Birmingham Charles Bennett, Harley Chisholm III, Carlos Owen e Michael Collins hanno fatto irruzione nell’appartamento di Kerry Spencer per arrestarlo: qualcuno li aveva avvisati che Woods e Spencer erano armati e spacciavano crack ad almeno 100 clienti al giorno.

Quando sono arrivati i soccorsi, Bennett è stato trovato fuori dalla porta d’ingresso, con una vasta ferita alla testa, mentre Chisholm e Owen erano all’interno, entrambi colpiti alla schiena. Tutti e tre erano morti. Gli investigatori hanno rintracciato Spencer nella proprietà di un vicino, mentre Woods era seduto sotto un portico, con due proiettili calibro 22 in tasca.

“Sebbene Woods non fosse l’assassino, non era certo un passante innocente”. Basandosi in parte sulla testimonianza di 39 persone, Woods è stato condannato per quattro capi d’accusa di omicidio: tre per aver ucciso intenzionalmente un agente di polizia in servizio e uno per l’omicidio di due o più persone. La giuria ha votato 10-2 in favore della pena di morte.

I parenti e i sostenitori di Woods si sono radunati all’esterno del Campidoglio, a Montgomery, per chiedere la grazia. “Siamo affranti per quello che è successo quel giorno, e non auguriamo a nessuna famiglia di vivere quel che stiamo vivendo noi, ma il punto fondamentale è che Nathaniel non ha avuto alcuna parte nelle azioni di Kerry Spencer”. In una lettera, Martin Luther King III, il figlio dell’icona dei diritti civili, ha supplicato Ivey di usare il suo potere per fermare l’esecuzione di “un uomo molto probabilmente innocente. Uccidere quest’uomo afroamericano, il cui caso sembra essere stato fortemente mal gestito dai tribunali, potrebbe produrre un precedente di ingiustizia irreversibile”. Ma non c’è stato niente da fare.

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