Fbi, la geniale cyber-guerra dei russi

| Rete di finti cittadini americani in grado di interagire nell'elezione di Trump sul web con post e condivisioni di siti online di destra. Come creare tensioni tra le minoranze per favorire il conflitto razziale. Così anche in Italia?

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Bisogna leggere attentamente questo servizio del Guardian su come i troll russi hanno condizionato, utilizzando in modo geniale i social media, la politica americana. E’ necessario per capire se, in questi anni, è successo qualcosa di molto simile anche in Italia. Anzi, sicuramente è successo. Nella foto, la "fabbrica" delle fake news.

OPERAZIONE LAKHTA

L’Fbi ha ricostruito, passo dopo passo, l’azione degli agenti russi. Elena Khusaynova, una russa esperta di social, è stata messa sotto accusa perché sospettata di aver svolto un ruolo di primo piano nella campagna online per appoggiare la politica di Trump, alimentare il conflitto tra gli americani e screditare l'indagine sui legami tra Russia e Casa Bianca guidata dal commissario speciale Robert Mueller. I pubblici ministeri federali in Virginia hanno detto che il lavoro della Khusaynova faceva parte di una campagna di "guerra d'informazione" da 35 milioni di dollari, orchestrata da Yevgeniy Prigozhin, un oligarca noto come "lo chef di Putin" che è già stato accusato di aver interferito nelle elezioni del 2016.

COME COSTRUIRE UNA CAMPAGNA

Già nel luglio 2017, erano stati diffusi messaggi online su Trump vittima di una "caccia alle streghe" e che Mueller era una "marionetta dell’estabilishment”, teleguidato dai democratici in un’indagine "dannosa per il paese".

Lo staff del presidente ha inoltre ripetutamente attaccato l'inchiesta di Mueller in termini identici ai post lanciati in rete. Christopher Wray, il direttore dell'FBI, ritiene l’azione della Khusaynova una "minaccia alla nostra democrazia. Il caso serve da forte richiamo a tutti gli americani: i nostri avversari stranieri continuano i loro sforzi per interferire nella nostra democrazia creando divisioni sociali e politiche, diffondendo la sfiducia nel nostro sistema politico e sostenendo il sostegno o la sconfitta di particolari candidati".

TENSIONE SOCIAL SUI TEMI POLITICI

In un dossier venerdì affidato venerdì al tribunale, l’Fbi ha spiegato che la Khusaynova, 44 anni, era il capo contabile del "Progetto Lakhta", un'operazione che lavorava per “creare correnti di pensiero" su argomenti di attualità controversi. Gli agenti russi erano i primi a condividere gli articoli pro-Trump del sito di cospirazione di destra "InfoWars", insieme a messaggi "a suo favore”. Nel mirino degli investigatori federali è finito anche “Judicial Watch”, un media conservatore online. I russi avevano tra l’altro condiviso un articolo che attaccava Mueller pubblicato dal sito web di destra "World Net Daily". Poi un lavoro in team con "True Pundit", "Breitbart" e "Fox News" che attaccavano il defunto senatore John McCain, Paul Ryan, leader di maggioranza del Senato, Mitch McConnell e il senatore Marco Rubio per la loro contrarietà alla politica del presidente.

FALSI PROFILI CON NOMI E FOTO

I profili “americani” degli hacker russi erano costruiti con cura, con foto e nomi falsi tipo "Helen Christopherson", "Bertha Malone" e "Rachell Edison".  All’interno immagini familiari, di città e località americane, scene di vita quotidiana. Con questi account hanno poi contattato americani (veri) per promuovere eventi politici, condividere contenuti razzisti o mostrare sostegno a gruppi come la National Rifle Association (NRA). I russi hanno anche usato l'account Twitter @CovfefeNationUS (il nome si riferisce a un noto errore di battitura in un tweet di Donald Trump) per inviare o postare più di 2300 messaggi. Avevano infine creato altri account pro-Trump, tra cui @UsaUsaUsaforTrump, @TrumpWithUSA e @swampdrainer659. 

Scopo, creare una "tensione emotiva sui temi politici" sostenendo "gruppi radicali" e "utenti insoddisfatti della situazione sociale ed economica" negli Stati Uniti, secondo i pubblici ministeri. Una spia russa che oggi collabora con l’Fbi  ha rivelato che uno dei loro obiettivi era quello di "aggravare il conflitto tra le minoranze e il resto della popolazione”.

CREARE RABBIA NELLE MINORANZE

Un lavoro complesso e per certi versi geniale. Gli agenti di Mosca fabbricavano anche falsi profili di social media in apparenza di afro-americani, pronti a schierarsi contro l'amministrazione Trump, denunciando i limiti dei diritti di voto dei neri e intevenendo nel modo più polemico e settoriale possibile sull'acceso dibattito sui giocatori della NFL in ginocchio durante l'inno nazionale. L'obiettivo, sollevare una profonda ostilità nelle comunità bianche o latino-americane. Dopo le critiche a Mueller, i russi avrebbero poi usato gli account Twitter per divulgare i messaggi che approvavano invece la sua indagine e per alimentare la rabbia tra i suoi sostenitori, esortando la gente a "scendere in piazza per protestare" se Trump fosse stato attaccato. L'idea, creare una frattura violenta nell’opinione pubblica Usa. L'accusa a Elena Khusaynova è partita dall'ufficio del procuratore della Virginia.

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